La fallacità delle menzogne: Paul Ekman e Carl Lightman

Mentire è un arte, che tuttavia non è infallibile. E’ possibile dunque riuscire a scoprire una menzogna attraverso la comunicazione non verbale?

Nonostante sia normalmente condannato e stigmatizzato, il mentire è un fenomeno trasversale a ogni tempo e cultura. Tutti mentono a tutti, sia a persone care o estranei o addirittura a se stessi. Esso può essere definito come “un crimine morale che commettono tutti e regolarmente”. Possiamo però differire la menzogna dalla bugia innocente, poiché nella prima vi è la volontà e l’intenzionalità di ingannare. Per Agostino alla base della menzogna c’è la voluntas fallendi, la volontà deliberata di ingannare l’altro. Eppure le bugie posso essere smascherate, in quanto involontariamente, mandiamo dei segnali. L’argomento viene trattato nella serie tv Lie to me, dove il dott. Carl Lightman attraverso la comunicazione non verbale riesce a smascherare le menzogne. Questo succede perché ogni emozione determina una particolare reazione del volto e del corpo umani, le micro espressioni. Le micro espressioni facciali vengono definite come quei cambiamenti mimici, comuni a tutti gli uomini, che si presentato ogni qual volta si prova un’emozione, e vengono definite micro perché sono di brevissima durata. Tuttavia le menzogne non sono esclusivamente correlate alle micro espressione. Infatti la socia del dott. Lightman, Gillian Foster, adotta un’ altra via. Lei è una psichiatra, impegnata nell’analisi della scelta delle parole, del cambiamento del tono di voce e delle pause utilizzate. Quest’approccio utilizza indizi ricavabili dal linguaggio e dalla voce.
La fallacità delle menzogne
Alcune micro espressioni facciali
La serie tv fa però riferimento agli studi dello psicologo statunitense Paul Ekman, pioniere nel riconoscere le emozioni enfatizzando le espressioni facciali. Attraverso i suoi studi affermò che le espressioni facciali e le emozioni non sono determinate dalla cultura o dalle tradizioni, ma sono universali. Quest’interesse sulle micro espressioni facciali nasce in Ekman dopo la visione di un video-seduta psichiatrica di una paziente che aveva tentato il suicidio. Nel video la donna sorrideva e affermava di stare bene e voleva ritornare a casa. Il medico la crede guarita, ma alla fine la paziente dichiara di aver mentito e di avere ancora voglia di uccidersi. Ekman decise di visionare più e più volte il filmano, fino a rendersi conto che la paziente, pochi secondi prima di rispondere sui propri progetti futuri, mostrava per pochi decimi di secondo un’espressione di disperazione. Successivamente trascrive su carta i proprio studi nel libro I volti della menzogna.
La fallacità delle menzogne
Le sei emozioni primarie: felicità, paura, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa
Queste micro espressioni vengono espresse inconsciamente perché il mentire comporta l’attivazione di un processo più complesso, che richiede un elaborazione cognitiva che attiva i sistemi prefrontali esecutivi. Viene infatti richiesto un maggiore impegno cognitivo e presuppone anche un’attenta pianificazione mentale per rendere credibile la bugia. Troviamo anche un’attivazione al livello fisiologico. Essa si manifesta con una forte attivazione emotiva, l’aumento dei livelli di stress ed ansia, che portano all’attivazione del arousal.
Una menzogna a volte può risultare più dolce di una verità. Potremmo dire che in alcuni casi sia giusto dire una bugia, per non ferire un nostro caro, un amico, ma la nostra coscienza è sempre là, pronta a ricordarci chi siamo davvero, ed è sempre con noi. Senza contare che la verità, prima o poi, viene a galla e con una forza devastante.

                                                                                                               Julia Trifiletti

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