La crociera della discordia: il consumismo americano raccontato da un reportage

David Foster Wallace analizza, in salsa umoristica, l’americano medio in crociera e la sua disperata ricerca del relax.

Abbiamo sentito parlare moltissime volte di reportage. Esso è una testimonianza di un inviato speciale sul campo che racconta un fatto o, in questo caso, propone la sua disamina di un gruppo di persone in un determinato contesto sociale.

AMERICAN LUXURY

Prendiamo una crociera extralusso, un gruppo di borghesi statunitensi e un corrispondente della rivista Harper’s Magazine. Abbiamo i tre ingredienti perfetti per un reportage dal sapore quasi tragicomico, della durata di una settimana sulla sfarzosa nave Nadir, in partenza dalla Florida verso le cristalline acque caraibiche. Tutta questa esperienza verrà raccolta, nel 1997, nel libro ‘Una cosa divertente che non farò mai più’, il cui titolo riassume le sensazioni del reporter David Foster Wallace durante la permanenza sulla nave. Il suo compito è quello di analizzare, da un punto di vista sociologico, i comportamenti degli americani quando vengono catapultati nel lusso assoluto.

LE APPARENZE INGANNANO

In principio, ogni cosa pare rispondere alle esigenze più sfrenate che un individuo possa avere. Tra piscine, ristoranti stellati e discoteche, il relax e il divertimento sembrano farla da padrone e scacciare via l’alone di negatività che pervade la vita di tutti i giorni. In realtà, il reporter si rende presto conto che la ricerca dell’abbondanza e della fastosità assume un connotato quasi disperato. Ciò di cui si accorge, parlando anche con dei clienti presenti a bordo, è una sensazione permanente di insoddisfazione. Quella borghesia che sembrava scappare da una bolla di monotonia e grigiore della quotidianità, si ritrova rinchiusa in una nuova bolla di extralusso e sontuosità, presto destinata a scoppiare.

QUANDO TUTTO DIVENTA TROPPO

Tutto quanto, a partire dai dépliant pubblicitari del viaggio, è reso magico e paradisiaco, in modo da catturare l’attenzione dei ricchi acquirenti. Una volta salpati, questi ultimi sembrano trovare conferma di quanto hanno appreso prima di partire. Camerieri, guide e massaggiatori li circondano incessantemente… a tal punto che quella che poteva essere una vacanza rilassante diventa opprimente, soffocante. È questa la principale osservazione di Foster Wallace: la perfezione di una crociera di lusso che si trasforma in qualcosa di eccessivo, irreale. Anche avendo tutto a loro disposizione, i turisti non sono mai realmente soddisfatti e sanno bene che, prima o poi, dovranno svegliarsi dal sogno.

IL CONSUMISMO SFRENATO

Il giornalista, nonostante un occhio cinico sull’illusorio e sfarzoso mondo della crociera, non può fare altro che cercare di alleggerire questa esperienza raccontandola in chiave umoristica. Lo fa con delle critiche, neanche tanto velate, al consumismo americano, all’incontrollabile desiderio di volere e ottenere sempre qualcosa in più degli altri. Egli, in qualche modo, condanna l’ostentazione smodata di un qualcosa che rimane pur sempre temporaneo, proprio come una vacanza ultra-costosa. Ecco che dietro al senso di benessere e appagamento si celano ansie e insicurezze, perché non si è mai veramente contenti e non si ha mai la percezione di raggiungere la tanto agognata perfezione.

 

 

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