La battaglia di Azio, 2 settembre 31 a.C.

Parliamo di Storia.

 

La destabilizzazione politica causata dall’assassinio di Gaio Giulio Cesare il 15 marzo del 44 a.C. danneggiò in modo irreversibile i già traballanti sistemi istituzionali su cui poggiava la Repubblica Romana. La morte del leggendario dictator aveva lasciato un preoccupante vuoto di potere nella rete politica da lui stesso organizzata, con le cariche di maggior prestigio occupate sia dai fedelissimi di Cesare sia dai congiurati stessi: uno scenario che faceva presagire un’inevitabile seconda guerra civile alla quale la Repubblica difficilmente sarebbe sopravvissuta.

 

Cesare viene assassinato dai congiurati guidati da Bruto. Quadro di Vincenzo Camuccini

 

A prendere per primo il controllo della situazione -per cercare di evitare il collasso definitivo dello stato romano- fu il fedelissimo luogotenente di Cesare Marco Antonio, che grazie agli accordi stipulati col governatore Lepido e il console Dolabella, e alla temporanea amnistia concessa ai cesaricidi, riuscì a guadagnare tempo sufficiente per riportare un minimo di stabilità politica in Senato, ottenendo inoltre l’uscita ufficiale della Repubblica dallo stato di dittatura. A interferire con l’evidente tentativo di ascesa al potere di Marco Antonio fu il ritorno a Modena di Ottaviano (conosciuto successivamente come Cesare Augusto o più semplicemente Augusto), figlio adottivo di Cesare ed erede legittimo dei suoi lasciti testamentari. Ottaviano pretese la restituzione dell’eredità fino a quel momento dilapidata da Marco Antonio per coprire i costi delle sue mosse politiche, inimicandosi inevitabilmente quest’ultimo: ne conseguì una serie di conflitti politici e militari interni fra i due (il cui svolgimento ci viene fedelmente raccontato dettagliatamente nelle orazioni politiche intentate da Marco Tullio Cicerone contro Marco Antonio, conosciute come Filippiche) conclusasi con la predominanza politica di Ottaviano.

 

Grafica di Filippo Di Biasi; clicca per vedere

 

 

Il Senato era ormai rimasto l’ultimo baluardo statale nel contrastare l’ambizione personale dei potenti di Roma, ma i valori repubblicani che tanto i cesaricidi si erano prodigati nel difendere furono definitivamente distrutti dalla lex Titia il 27 novembre 43 a.C. , la quale oltre ad annullare l’amnistia dei congiurati (diventando ufficialmente nemici di Roma) sanciva la formazione del così detto Secondo Triumvirato: un’ alleanza tra i tre uomini più potenti di Roma (Marco Antonio, Ottaviano e Lepido) creata al fine di poter scavalcare l’autorità del Senato per poter perseguire i propri interessi senza ritardi. Gli effetti di questa drastica legge furono immediati e tremendamente efficaci: i cesaricidi vennero definitivamente sconfitti nelle due battaglie di Filippi nel 42 a.C., mentre a Roma dilagava la brutalità generata dalla promulgazione delle liste di proscrizione (tramite le quali i triumviri procedevano all’eliminazione fisica degli avversari politici, tra i quali lo stesso Cicerone per volontà di Marco Antonio) e alla conseguente confisca dei beni (necessaria per poter pagare i legionari ormai sull’orlo della rivolta).

 

 

 

 

Le province della Repubblica vennero spartite tra i tre Triumviri con la pace di Brindisi nel 40 a.C. (dopo un iniziale conflitto di interessi), ed Ottaviano diede in sposa a Marco Antonio la sorella Ottavia in un matrimonio combinato mirato a consolidare la loro alleanza. L’efficacia del Secondo Triumvirato perdurò fino allo scontro con le forze del governatore repubblicano Sesto Pompeo (congiunto del Pompeo del Primo Triumvirato), che venne sconfitto nella battaglia di Naulochus nel 36 a.C. dall’ ammiraglio Agrippa. Avendo riconquistato Sicilia, Corsica e Sardegna dalle province di Sesto, Ottaviano dovette affrontare le ambizioni del triumviro Lepido, il quale voleva tenere per sé le legioni stanziate nelle isole. Questo determinò, dopo un breve confronto armato fra i due, la fine politica di Lepido, lasciando di fatto il destino di Roma stessa nelle mani dei soli Ottaviano e Marco Antonio.

 

Marco Antonio e Cleopatra.

 

Lo stesso anno Marco Antonio, che nel frattempo aveva intrapreso una relazione amorosa con la regina dell’Egitto Tolemaico Cleopatra, decise di avviare la spedizione contro i Parti al tempo pianificata da Cesare e, visti i successi, anche la serie di manovre politiche mirate a contrastare il potere di Ottaviano ed a creare il proprio regno personale. Antonio ripudiò Ottavia, dichiarò Cesarione (figlio illegittimo che Cesare stesso ebbe con Cleopatra) il vero erede del dictator proclamandolo re dei re, e approvò una serie di leggi ad personam garantendo ai propri eredi la proprietà dei territori allora sotto la giurisdizione di Antonio, in aperta sfida con le leggi di Roma. La risposta non tardò ad arrivare: tutto il Senato, cavalcato da un’onda di indignazione per il modo in cui Antonio stava considerando i territori di proprietà dello stato romano, dichiarò -dietro sollecitazioni di Ottaviano, che considerava il rifiuto della sorella un affronto inaccettabile- Marco Antonio nemico del popolo di Roma, ed elesse Ottaviano console per porre fine alla sua sete di potere.

 

Lo schieramento di battaglia.

 

Nel 31 a.C. Ottaviano dichiarò guerra al regno di Cleopatra, e il 2 settembre dello stesso anno la flotta romana e la flotta tolemaica si affrontarono di fronte al promontorio di Azio, sul mare Ionio. I romani, guidati dal benvoluto ammiraglio Agrippa, godevano del vantaggio tattico garantitogli dall’arpagone, uno strumento bellico ideato da Agrippa stesso che consentiva di arpionare la nave avversaria e di trascinarla al proprio fianco, incanalando il confronto nell’abbordaggio e nullificando l’efficacia delle armi a gittata. L’arpagone e la straordinaria esperienza dei legionari imbarcati nel combattimento ravvicinato annullavano la leggera superiorità numerica di cui godeva Marco Antonio (400 navi contro 480), e presto fecero pendere le sorti della battaglia in favore di Agrippa. Cleopatra e Marco Antonio presto fuggirono dalla battaglia, lasciando i propri soldati alla morte certa per le mani dei legionari di Ottaviano.

 

La morte di Cleopatra.

 

Dopo la sconfitta ad Azio, i due fuggitivi implorarono (separatamente) pietà ad Ottaviano, ma senza successo: il futuro imperatore cinse d’assedio Alessandria d’Egitto costringendo i due amanti al suicidio (arcinoto quello di Cleopatra, che avvenne tramite il morso di un aspide). La battaglia di Azio non fu l’evento che causò de facto il crollo della Repubblica, ma sicuramente quello che definì de jure il passaggio dal regime repubblicano a quello imperiale, dato che poco tempo dopo la tragica fine di Marco Antonio l’Egitto verrà ridotto ad una semplice provincia romana e Ottaviano si autoproclamerà princeps (inteso successivamente come “imperatore”, la parola latina imperator indica in realtà qualsiasi funzionario pubblico investito di imperium, ossia potere esecutivo) e conseguentemente darà inizio alla gloriosa epopea dell’Impero Romano.

 

Andrea Vigorito