La battaglia delle Termopili, 19-21 agosto 480 a.C.

Parliamo di Storia.

 

Lo stretto e irto passo delle Termopili, incanalato fra il monte Eta e il litorale del golfo Maliaco, è un celebre punto di grande interesse storiografico situato nell’antica regione dell’Etolia in Grecia, poco sopra Atene. Un secolare nodo geografico di grande importanza strategica, in grado di consentire a chi ne avesse il controllo la totale padronanza dello stretto ingresso per la penisola del Peloponneso. Fu oggetto di contesa in numerosissime guerre e teatro di molte battaglie – la più recente delle quali ebbe luogo nel secondo conflitto mondiale -, tuttavia il nome di questo aspro stretto inevitabilmente evoca il ricordo del re spartano Leonida I e l’eroica resistenza che nel 480 a.C. ivi oppose al comando di trecento opliti durante la Seconda Guerra Persiana.

 

 

Il passo delle Termopili

 

Lo scenario geopolitico dalle Guerre Persiane mette in risalto il confronto tra due civiltà socialmente, economicamente e militarmente agli antipodi. Da una parte, la sconfinata e colossale superpotenza dell’Impero Achemenide (altresì noto come Primo Impero Persiano, per estensione il dominio più grande della Storia Antica) caratterizzata dall’eccellente efficienza delle istituzioni interne -nonostante l’enorme estensione territoriale- grazie da un sistema federativo fondato sulla figura del satrapo (una sorta di funzionario pubblico ante litteram) e da un esercito ammantato della fama dell’imbattibilità; dall’altra, la frammentata realtà della Grecia antica: un mosaico di poleis indipendenti e spesso in conflitto d’interessi fra di loro nonostante l’essere accomunate dalla stessa cultura (a differenza dell’eterogeneità persiana). Questo particolare, a dispetto dell’enorme progresso nelle scienze e nelle arti, rendeva la civiltà ellenica economicamente e bellicamente vulnerabile.

 

Serse I

 

Il contenzioso che portò all’apertura dei conflitti fu la predominanza delle rotte commerciali che facevano capo agli snodi collocati sul Mar Nero. Per assicurarsi l’esclusività dei profitti, il Gran Re persiano Dario I sottomise le poleis greche dell’Eolide, Doride e Ionia nell’Asia Minore tramite l’istituzione di governi fantoccio. Il carattere tirannico dei suddetti governi provocò l’insurrezione delle città greche scatenando il conflitto conosciuto come Rivolta Ionica (499 – 493 a.C.) , in cui Atene e Cipro si schierarono attivamente dalla parte dei rivoltosi. L’insubordinazione degli Ioni (facilmente repressa) e la deriva indipendentista dei piccoli domini ellenici spinsero Dario ad attaccare in forze il cuore della Grecia nella Prima Guerra Persiana, venendo tuttavia disastrosamente sconfitto nella battaglia di Maratona ( ?? agosto 490 a.C. ) contro le città di Atene e Platea guidate dallo stratega Milziade.

 

 

Il fallimento della spedizione tuttavia non minò la determinazione di Dario nel punire i Greci, affidando al figlio Serse I il compito di portare a termine la rappresaglia. Quest’ultimo, nei dieci anni del periodo interbellico, organizzò un esercito che per gli standard dell’antichità risultava titanico: gli storici dell’epoca -tra cui Erodoto– stimano tra i duecentomila e i due milioni e mezzo soldati, accompagnati da più di mille triremi. Contemporaneamente all’arruolamento, Serse, ben consapevole delle rivalità intestine alle poleis, nel 481 a.C. tentò di corrompere le città stato greche chiedendo ad ognuna di loro tramite gli ambasciatori terra ed acqua in segno di sottomissione alla Persia. Molte di loro accettarono, con l’eccezione di Sparta e Atene e dei loro alleati (che prontamente trucidarono gli ambasciatori). Quest’ ultime lanciarono un appello a tutte le città stato della Grecia invitandole a riunirsi in un’alleanza in previsione dell’imminente invasione: solo settanta poleis su settecento risposero all’appello, partecipando al congresso che formò la Lega Panellenica.

L’attacco iniziale di Serse dilagò nell’Ellesponto nell’aprile del 480 a.C., sottomettendo le poleis della regione e costringendo le forze della lega a ritirarsi presso i punti d’accesso per il Peloponneso. Fu l’ammiraglio ateniese Temistocle a suggerire di concentrare le difese presso il passo delle Termopili, difendibile anche in condizioni di inferiorità numerica grazie alla peculiare conformazione territoriale. Venne dunque organizzato un esercito confederato forte di settemila uomini, inviato al passo per contrastare la minaccia persiana nonostante le festività olimpiche e delle Carnee (durante i periodi di festività nell’antichità la guerra era considerata sacrilega) e guidato dal re spartano Leonida, accompagnato dalla sua guardia personale composta da trecento spartiati.

 

 

Ricostruito l’antico muro eretto dai Focesi –il quale ostruiva il passaggio costiero delle Termopili- l’esercito greco, costituito da 300 Spartani, 700 Tespiesi e qualche migliaio di alleati delle settanta poleis si dispose nella gola, e grazie alla disciplina e alla sopraffina tattica di Leonida dal 19 al 21 agosto 480 a.C. resistettero allo sconfinato esercito delle quaranta nazioni guidate da Serse (che secondo Erodoto contava quasi due milioni di persiani) respingendo persino i reparti d’élite imperiali soprannominati Immortali per la loro perizia militare. Il successo greco si interruppe a causa del tradimento di un pastore locale, Efialte di Trachis, che indicò agli esploratori persiani una mulattiera nascosta sulle alture che conduceva oltre la valle, e che prontamente venne intrapresa per aggirare i difensori greci. Leonida, accortasi dell’aggiramento, fece disimpegnare la maggior parte della forza rimanendo a difesa del passaggio con i suoi trecento  accompagnati da un pugno di alleati rimasti.

 

Alla richiesta persiana di deporre le armi, Leonida rispose con un perentorio “MOLON LABE” letteralmente, “venite a prendervele”).

 

Il minuto gruppo venne sterminato dal soverchiante impeto persiano, con Leonida decapitato e crocifisso come monito ai superstiti, ma il loro sacrificio non fu vano: grazie al tempo prezioso guadagnato dalla missione suicida le forze distaccate avvertirono la Lega dell’imminente invasione e consentirono la coordinazione militare necessaria che nelle battaglie di Platea e di Salamina lo stesso anno portarono le città greche alla vittoria decisiva contro l’invasore persiano e all’interruzione definitiva delle ambizioni persiane sulla tanto voluta, per quanto atipica, indipendenza delle città stato greche.

 

Leonida I di Sparta

 

Il sacrificio di Leonida e dei suoi trecento spartiati nella battaglia delle Termopili nell’ agosto del 480 a.C.viene ancora oggi  -giustamente- osannato come esempio di amor di patria e di popolo nonostante condizioni assolutamente avverse, e come pietra miliare della tattica militare, dimostrando come un piccolo schieramento di soldati possa tener testa ad un esercito cento volte più grande se sfruttato in maniera corretta.

 

 

« O straniero, annuncia
agli Spartani che qui
noi giacciamo in ossequio
alle loro leggi »

-Epigramma di Simonide alle Termopili

 

 

Andrea Vigorito