Jeanne du Barry fra storia e cinema: ecco chi era la favorita di Luigi XV di Francia

Spudorata approfittatrice o amante sincera e dall’animo nobile? Le cronache settecentesche e la cinematografia contemporanea dipingono ritratti discordanti di Madame du Barry, ultima favorita di Luigi XV.

Sguardo ammaliante, colorito perlaceo, sorriso appena accennato. Possiamo capire perché Luigi XV si fosse perdutamente innamorato di questa fanciulla dal fascino irresistibile, riuscita a farsi largo nella corte di Francia non grazie a qualche nobile parentela o ad oscuri sotterfugi, come di frequente avveniva nei milieu regali; solo ed esclusivamente in virtù della sua fortissima intesa con il re, con il quale è scattato un vero e proprio colpo di fulmine fin dal primo incontro.

La vera storia di Jeanne du Barry

Marie-Jeanne Bécu, contessa du Barry. È questo il nome completo della favorita di Luigi XV, che prima di diventare una delle più famose cortigiane di Francia ha avuto un’esistenza tutt’altro che agiata. Nata dalla relazione clandestina fra Anne Bécu e un monaco francescano, sua madre era stata, come lei, una giovane donna dotata di una bellezza e intelligenza fuori dal comune, ma compromessa a causa della sua dubbia reputazione. Per madre e figlia l’ancora di salvezza fu il nobile Billard de Monceaux, un ricco finanziere che, conquistato dal fascino di Anne, ne è diventato protettore e le ha offerto un impiego come cuoca a Parigi.

Così, la madre di Jeanne è riuscita a procurarle un posto in collegio, dove la futura contessa du Barry ha appreso tutto ciò che poteva permetterle di entrare negli ambienti dell’alta società: dovette patire delle regole educative molto rigide e ferree, ma apprese nozioni di letteratura, matematica, storia, geografia, musica e tanto altro, che ingentilirono un carattere irrequieto ma dal grande potenziale. Poi, una volta uscita dal collegio, ebbe occasione di affinare le sue maniere come una vera nobildonna parigina: entrò infatti in servizio presso il castello della vedova Delay de Lagarde, dove, a contatto con l’aristocrazia, acquisì quel tocco di raffinata disinvoltura e avvenenza che completarono la sua formazione di cortigiana to be.

È tutto pronto per il primo incontro con il re. Esso avviene sotto l’egida del maresciallo di Richelieu, assiduo frequentatore della corte di Versailles e amante di Jeanne; la proposta fu accettata di buon grado dal protettore della fanciulla, il conte Jean-Baptiste du Barry, desideroso di entrare nelle grazie del sovrano.

L’unione felice con Luigi XV

Come vediamo, quindi, alla base della relazione fra Jeanne e Luigi XV c’è un movente politico: Richelieu, infatti, cercava un modo per avvantaggiarsi sul suo rivale, il ministro Choiseul, ed estendere la sua influenza a corte. Tuttavia, apparentemente, Jeanne è stata solo una pedina inconsapevole di questa catena di intrighi: certo, la sua posizione sociale e il suo stile di vita ne hanno giovato, ma non si può davvero mettere in dubbio che nutrisse sincero affetto per il re.

Dal canto suo, per Luigi XV fu amore a prima vista. Dopo un periodo di pesanti lutti familiari, fra cui l’amata regina consorte, per il re di Francia Jeanne rappresentò una vera e propria ventata di primavera. A questo punto, Jeanne ha tutte le carte in tavola per diventare la sua nuova favorita. C’è solo un dettaglio da sistemare: per essere ufficialmente presentata a corte – finora i due si sono incontrati “in segreto” – Jeanne doveva sposarsi. Furono quindi organizzate le nozze con Guillaume du Barry, fratello minore del conte Jean-Baptiste.

Jeanne e Luigi XV vissero insieme quattro anni felici, ritagliandosi la propria intimità fra le trame di palazzo. La guerra fra i funzionari di corte non accennava a placarsi, e le figlie del re non si curavano minimamente di nascondere la loro antipatia per la favorita e la disapprovazione per il comportamento del padre. La situazione peggiorò ulteriormente con l’arrivo di Maria Antonietta, novella sposa del Delfino: per molto tempo si rifiutò di rivolgere la parola a Madame du Barry e la trattò con disprezzo, e fu dissuasa solo dall’intervento della madre e dei suoi tutori onde evitare incidenti diplomatici con il re di Francia.

Dall’apice dello sfarzo alla ghigliottina

Non finisce qui. Quando Luigi XV morì di vaiolo, Maria Antonietta e le figlie del defunto re riuscirono a ottenere che la du Barry venisse cacciata da corte. Jeanne si rifugiò quindi nel castello di Louveciennes, donatole dal suo amante, dove visse fino ai giorni più bui della Rivoluzione.

Dopo lo scoppio dei disordini, in un primo momento Madame du Barry riuscì a proteggere sé stessa e ciò che restava dei suoi averi. A differenza di altri cortigiani più esposti, infatti, per lei, ormai caduta in disgrazia, era più facile restare a Parigi e sostenere in segreto la controrivoluzione. Dopo un po’, però, divenne anche lei bersaglio dei ribelli, che prima la depredarono di molti dei suoi gioielli, poi, durante il Terrore, la dichiararono nemica della rivoluzione.

Dopo Luigi XVI e Maria Antonietta, artefici della sua rovina, anche lei finì sotto il ferro della ghigliottina. Fu processata in Place de la Concorde nel dicembre 1793.

Jeanne du Barry nella pop culture

Esistono decine e decine di film incentrati sulla figura di Jeanne du Barry. L’ultimo in ordine cronologico è della regista Maïwell, che nella pellicola veste i panni della protagonista.

Nel film, strutturato come una vera e propria Bildung, la giovane Marie-Jeanne Bécu compie una rapida scalata sociale: da serva di un banchiere alla camera da letto di Luigi XV. Dalla trama, tuttavia, emerge un aspetto della vicenda che potrebbe passare inosservato se ci si attiene unicamente alle cronache degli storici: quello fra Jeanne du Barry e il re fu vero amore. La freschezza e la leggiadria della giovane donna portarono nuova luce nella vita del re cinquantottenne, ancora desideroso di avventure: Jeanne, infatti, fu l’unica in mezzo alla corte in grado di dare al re ciò di cui aveva bisogno per rinascere. E non si tratta solo di sesso, ma di una reale sintonia intellettuale fra un sovrano sempre più solo in mezzo a una massa di calcolatori e approfittatori, e una fanciulla che del re ama l’animo giocoso e pieno di vitalità.

C’è chi considera Jeanne du Barry una delle tante arrampicatrici sociali e chi invece ne sottolinea il carattere integro e generoso. In “Marie Antoniette” di Sofia Coppola, per esempio, la favorita di Luigi XV appare come una megera snob, esibizionista e assetata di potere, che semina scandalo e discordia; la regia di Maïwell, invece, la dipinge come una donna che dall’indole ribelle e indomita, grazie a cui è in grado di smascherare l’ipocrisia e la falsità dell’ambiente di corte.

L’epilogo, tuttavia, è sempre lo stesso. Figlia del popolo, Jeanne du Barry viene arrestata e processata dai ribelli, che non le perdonano il “tradimento” e la considerano, proprio come Luigi XVI e Maria Antonietta, simbolo degli eccessi della monarchia assoluta.

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