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Istruzioni per diventare fascisti: Michela Murgia ci spiega i neopopulismi e le nuove destre

Quante volte, al telegiornale e sui quotidiani ci imbattiamo nel termine ‘populismo’? E quante volte l’abbiamo utilizzato? Andiamo a scoprirne i risvolti più attuali grazie all’opera di Michela Murgia.

Neopopulismi e avanzata delle nuove destre: parole attualissime, che esprimono concetti politici e sociali ben presenti nell’immaginario di ognuno di noi. Leader carismatici e molto discussi, come lo statunitense Trump, il brasiliano Bolsonaro e l’italianissimo Salvini sono ormai venuti alla ribalta in ogni parte del mondo. Ma sappiamo veramente cosa significa populismo? E perché questo modo di fare politica si sta affermando sempre di più nelle nostre democrazie occidentali? A tutte queste domande cerca di rispondere la scrittrice e giornalista Michela Murgia che, nel suo libro Istruzioni per diventare fascisti, dà un’ottima rappresentazione di neopopulismi ed estrema destra. Andiamo a scoprire i meccanismi sottostanti a questi fenomeni.

Istruzioni per diventare fascisti: Michela Murgia docet

Cagliari, 2018. Michela Murgia, osservando la realtà italiana pre-elezioni politiche, decide di esprimere tutto il suo disappunto in un libro, Istruzioni per diventare fascisti. Utilizzando lo strumento letterario del paradosso, l’autrice critica i ‘nostalgici‘ di una politica ben strutturata, comandata dall’uomo forte, quella rappresentata dal fascismo italiano. La scrittrice prova a mettersi nei panni di queste persone, che deprecano la democrazia, definendola “una fatica immane” e propone la possibilità concreta di una “scorciatoia” autoritaria come panacea per tutti i mali dei nostri Stati. Un libro scomodo, che colpisce il lettore direttamente al cuore, presentando diffusissime idee “di pancia” dell’italiano medio frustrato e incerto. Attraverso la costante provocazione e la sottile ironia che pervadono tutto il testo, Istruzioni per diventare fascisti è un’opera leggera, da leggere tutta d’un fiato ma, allo stesso tempo, che non bisogna scordare troppo in fretta. Esso indaga proprio quei relitti del passato della nostra Nazione, che da alcuni anni stanno diventano sempre più ingombranti e attuali: alcuni se ne ricordano, altri non ne hanno memoria, oppure decidono di ignorare l’evidenza. Insomma, ci troviamo davanti ad un importante monito da parte di Murgia. Andiamo a scoprire i nemici di cui ci sta avvertendo.

Populismi e nazionalismi: di cosa stiamo parlando?

Populismo, nazionalismo: qual è la differenza? Ci viene in aiuto il politologo Michael Freeden che, in riferimento a questi due termini, parla di ideologie dal nucleo debole, ossia che, per la loro struttura carente, non hanno un significato proprio. Per avere senso, devono per forza essere associate ad altre ideologie, quelle dal nucleo forte, come, per esempio, il reazionarismo, il liberalismo, il comunismo, l’anarchismo, il socialismo o il conservatorismo. Non è difficile, no? Ora, studiamo queste due parole. Il populismo è un’ideologia debole che si basa sul forte richiamo del popolo come elemento legittimante, senza distinzioni fra destra e sinistra. Ciò si concretizza in un’avversione dichiarata verso l’élite, tutte corrotte e traditrici delle oneste persone comuni. Avete presente Beppe Grillo, quando nei comizi si scaglia contro tutte le istituzioni e contro la “casta”? Siamo proprio davanti a uno stile politico populista, anti-establishment, seguito in Italia dal Movimento 5 Stelle (così populista che, erroneamente, si autoqualifica movimento) o, in Spagna, da Podemos. Il nazionalismo esprime invece l’amore e la cieca fiducia nel proprio Stato e, storicamente, ha sempre assunto posizioni conservatrici. Come dimenticarsi del pangermanesimo tedesco o dell’irredentismo italiano? Stiamo parlando di risvolti esistenti da secoli nelle nostre società, ma perché non sono ancora stati eliminati?

I neopopulismi: meccanismi di attivazione

Sempre più spesso ci troviamo davanti a neopopulismi, al giorno d’oggi. Ma in che forme? Basti pensare a quante lamentele sentiamo quotidianamente sull’operato delle istituzioni. Quante volte, sui social, ci è capitato di leggere commenti come “branco di incapaci”, oppure “se ci fossi io al posto vostro…”, o “governo ladro”? Innumerevoli, non è vero? In era Covid-19 tutto ciò è esponenzialmente cresciuto: si sono instaurati i presupposti per un clima di sfiducia e di astio verso tutti i poteri della Nazione. Oltre a causare diversi problemi in termini di quiete e sicurezza pubblica (vedi le proteste non pacifiche contro il coprifuoco o le restrizioni), dilagano ormai i problemi sociali. Degli esempi possono essere la sempre maggiore disparità reddituale, la creazione di pochissimi nuovi ricchi e, allo stesso tempo, di innumerevoli nuovi poveri, la disaffezione verso i problemi della comunità intesa nella sua interezza. Davanti a questo malcontento galoppante, alla perdita di fiducia e di speranza nelle istituzioni legittime, perché non rifugiarsi nelle parole di quelli che la pensano come noi? Difatti, molti politici populisti stanno avendo un picco nei consensi proprio per la loro dichiarata vicinanza nei confronti del popolo maltrattato. La massa frustrata dalla sua condizione decide quindi di mettere da parte la propria rassegnazione e di unirsi alla causa del populista di turno, che promette di risolvere i problemi dei cittadini onesti. Il meccanismo psicologico di legittimazione di questa politica è proprio il contrasto onestà-disonestà: noi siamo onesti, gli altri no. Noi, ascoltatori del popolo, siamo puri, i poteri forti sono corrotti.

L’avanzata delle nuove destre: perché?

La domanda a cui ora dobbiamo rispondere è: ma perché oggi populismo e destra quasi coincidono? Possiamo spiegare tutto ciò in un’ottica storica: da circa una decina di anni, il mondo occidentale è governato, più o meno, da forze di sinistra. Se non di sinistra, da politici che hanno implementato politiche di integrazione e apertura. Peccato che l’economia mondiale abbia vissuto ben due recessioni nel frattempo e l’incertezza nei confronti del futuro è enorme. In una società senza più classi, senza più modelli, né visione metanarrativa, ecco che arrivano i problemi sociali. Tanti, innumerevoli: chi dà la colpa agli immigrati, chi la dà colpa alla politica, chi all’Europa. Il disagio è così grande che le persone continuano a lamentarsi e c’è chi pone questo scontento in programmi elettorali di destra. Ma perché proprio di destra? Perché, nella visione popolare, la sinistra ha fallito al governo. Tutte le diffuse problematiche attuali si sono originate nel suo periodo di potere, quindi, per molti, è colpa sua. E qui arrivano i leader della destra che provano a proporre, con stile populista, la loro politica sanatoria nei confronti degli errori dei “sinistroidi“. Ci sono stati diversi precedenti storici, insomma, nulla di nuovo. Tutto chiaro?

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