Il capolavoro di Chris Nolan immagina un mondo piegato dal collasso agricolo, un futuro che il cambiamento climatico potrebbe rendere reale.

Immaginate un pianeta morente, dove carestie e crisi ambientali spingono l’umanità al limite. Interstellar trasforma questa visione distopica in un monito: il cambiamento climatico potrebbe davvero condurre al collasso degli ecosistemi e alla fine della nostra sicurezza alimentare?
La crisi agricola in interstellar
Nel mondo immaginato da Christopher Nolan, l’agricoltura è ridotta al minimo. Matthew McConaugahey interpreta Cooper, padre di Murphy, nella parte di un ex pilota, costretto a lasciare la sua terra e la sua famiglia per trovare un’altra casa per l’umanità. Grano e riso infatti sono stati spazzati via da epidemie agricole e desertificazione. Rimane solo il mais, coltivato in un paesaggio arido e monotono, mentre tempeste di polvere soffocano i raccolti e la speranza. Questo scenario, apparentemente lontano, non è così inverosimile: la combinazione tra cambiamento climatico e perdita di biodiversità sta già mettendo a rischio la capacità del nostro pianeta di nutrire una popolazione in crescita.
Le piaghe agricole: una minaccia concreta
Una delle immagini più memorabili di Interstellar è quella delle piaghe che devastano le colture, rendendo il suolo sterile e le piante incapaci di resistere. Sebbene questo elemento sembri fantascientifico, trova un parallelo inquietante nella realtà. Il cambiamento climatico sta già favorendo la diffusione di parassiti e malattie agricole. Temperature più alte e cicli stagionali alterati infatti espandono l’habitat di insetti nocivi e funghi patogeni, mettendo a rischio intere coltivazioni.
Un esempio concreto è rappresentato dalla crescente diffusione della ruggine del grano, una malattia causata da un fungo del genere Puccinia, che può distruggere interi raccolti. A questo si aggiunge il problema della monocultura intensiva, che riduce la biodiversità agricola e aumenta la vulnerabilità delle colture. Ciò è principalmente causato da una perdita di nutrienti nel terreno nel tempo. Le piante di uno stesso tipo infatti richiedono tutte gli stessi nutrienti, mentre colture eterogenee permettono un riciclo di nutrienti in cui una pianta può utilizzare le sostanze di scarto dell’altra; una vera e propria forma di economia circolare!
L’influenza degli squilibri ecosistemici su ciò che mangiamo
Il cambiamento climatico non minaccia gravemente solo l’agricoltura, ma ogni livello della nostra piramide alimentare, strettamente interconnesso in un delicato equilibrio dinamico tra prede e predatori. Una maggiore disponibilità di prede consente la crescita della popolazione dei predatori, ma quando questi diventano troppi, le risorse alimentari si riducono, portando a un declino della popolazione predatrice. Se questo equilibrio viene alterato, l’intera piramide crolla, con ripercussioni inevitabili anche sulla nostra dieta e sul nostro sostentamento. Il cambiamento climatico influenza inoltre equilibri ecologici apparentemente distanti, ma che a effetto domino finiscono per condizionare la nostra quotidianità. Un esempio chiaro è l’acidificazione degli oceani e la trasformazione degli habitat marini. Anche la perdita di specie che sembrano irrilevanti per l’uomo, come un pesce qualsiasi di una remota regione marina dell’Australia, interrompe un equilibrio ecosistemico. Questo squilibrio, per quanto invisibile inizialmente, si riflette nel tempo su attività umane cruciali e, in ultima analisi, sul nostro benessere e magari sulla nostra dieta.

Prevenzione e consapevolezza come migliore cura per il pianeta
Ma quindi dobbiamo prepararci a lasciare i nostri posti di lavoro e a investire tutte le nostre risorse con l’obiettivo di non morire di fame? Forse. Il cambiamento è necessario ma senza una buona dose di propaganda e consapevolezza non può essere effettuato. Sicuramente dovremmo riordinare le nostre priorità come società; infatti oltre a qualcosa sulla fisica quantistica e lo scorrimento del tempo, ciò che interstellar ci insegna veramente è che il progresso e le comodità diventeranno superflue un domani in cui la nostra casa, il nostro pianeta, non sarà in grado di sostenerci a livello alimentare. Ad oggi ciò che limita molto la nostro visione del problema è la lontananza con cui lo percepiamo, il pensare che magari non ci saremo piu’ quando i problemi si faranno veramente seri. Ma se dentro di noi esiste anche solo una scintilla dell’amore che Cooper provava per sua figlia, allora dovremmo sentirci ispirati a cambiare. Non per noi stessi, ma per garantire ai nostri figli un futuro degno di essere vissuto.