Da dove proviene la nostra sensibilità al dolore?

Geni che provengono dai Neanderthal conferiscono alle persone che li hanno ereditati una maggiore sensibilità al dolore a causa di una alterazione dei nervi.
Lo studio
Uno studio genomico pubblicato su Current Biology il 23 luglio sostiene che i Neandertal erano predisposti ad una maggiore sensibilità al dolore nonostante le loro giornate passassero tra una caccia ai mammut e il rischiare la vita. I genetisti hanno sempre avuto a disposizione poco materiale sui genomi dei Neanderthal e la maggior parte di questi sono stati sequenziali a bassa risoluzione non permettendo quindi di identificare con fiducia le mutazioni che erano presenti nel loro genoma. Negli ultimi anni però i ricercatori sono riusciti a ricostruire con alta qualità 3 genomi provenienti dai Neanderthal ritrovati nelle grotte in Croazia e Russia, grazie ai quali si è potuto identificare alcune mutazioni presenti nel loro genoma. La mutazione in un gene chiamato SCN94, ad esempio, codifica per la proteina Nav 1.7, una proteina coinvolta nel controllo dei segnali dolorosi che dal midollo spinale arrivano al cervello. La sua alta concentrazione abbassa la soglia necessaria alla trasmissione del dolore provocando di conseguenza una maggiore sensibilità a quest’ultimo. Da qui è iniziata una ricerca verso le persone che oggi presentano questa mutazione. Circa lo 0.4% di un database di genomi che racchiude mezzo milione di persone britanniche aveva una copia del gene mutato, a differenza invece dei Neanderthal che ne presentavano due. Questo non significa che i Neandertal percepivano necessariamente più dolore degli esseri umani moderni perché le sensazioni trasmesse da Nav 1.7 vengono poi modificate ed elaborate nel midollo spianale e nel cervello, provocando una esperienza comunque soggettiva del dolore. Non è ancora chiaro perché le mutazioni si siano evoluto perché benefiche e quindi perché dal punto di vista evolutivo la maggior sensibilità al dolore sarebbe stato un punto a favore di chi la presentava.
Cosa ci permette di provare dolore?
Percepiamo il mondo esterno grazie a meccanismi neurali che elaborano informazioni da cellule specializzate chiamate recettori sensoriali. Uno stimolo provoca una variazione del potenziale di membrana del recettore che a sua volta si trasforma in una scarica di potenziali di azione che costituisce un codice attraverso il quale vengono trasmesse le informazioni al sistema nervoso centrale. Gli stimoli possono essere di vario tipo: pressione, onde sonore, luce, calore che inducono l’apertura o la chiusura di alcuni canali ionici delle cellule recettoriali provocando il meccanismo della trasmissione dell’informazione. I recettori che ci permettono di percepire il dolore sono chiamati nocicettori e rispondono a stimoli meccanici, termici o chimici. In particolari i nocicettori meccanici rispondono appunto a stimoli meccanici o a stimoli termici molto intensi, i nocicettori polimodali inveci rispondono oltre che a stimoli meccanici anche a quelli termici e chimici. La loro sensibilità termica inizia a temperature superiori a circa 45 gradi centigradi quando cioè il calore è sufficientemente intenso da provocare danno ai tessuti, a queste temperature i recettori termici (non nocicettivi) smettono di segnalare. I nocicettori chimici invece presentano recettori in grado di legarsi a sostanze chimiche mediatori dell’infiammazione come istamina, bradichinina, prostaglandine, serotonina ecc. o sostanze rilasciate a seguito di un danno tissutale come metaboliti dell’acido arachidonico, adenosina ecc. A loro volta questi nocicettori, attivati, producono peptidi che rafforzano il processo dell’infiammazione. Solitamente il dolore inizia con il cosiddetto primo dolore che provoca una sensazione dolorosa pungente di breve durata, superficiale e localizzato, mentre in un secondo momento sorge una sensazione dolorosa poco localizzata e più persistente.

Alcuni non provano dolore, altri, troppo
Seppur un’esperienza spiacevole quello del dolore è un evento necessario alla nostra sopravvivenza e quindi letteralmente di vitale importanza. Il riconoscimento di una zona dolorante ci permette di evitare traumi gravi e di allontanarci da quello che sta facendo del male al nostro organismo oppure di combatterlo. Una malattia congenita rara del sistema nervoso chiamata CIPA (Congenital Insensitivity ti Pain with Anhidrosis) provoca l’impossibilità nel soggetto che ne soffre di avvertire dolore e di discriminare il caldo e il freddo, nonché l’assenza di sudorazione. Questa malattia è causata da una mutazione genetica che impedisce la formazione delle cellule nervose deputate alla percezione del dolore, ma le restanti funzioni cerebrali restano intatte. Alcune persone invece presentano la condizione opposta, quella di provare fin troppo dolore. La malattia in questione è chiamata Iperalgesia, causata da lesioni ai nocicettori o al sistema nervoso periferico. La malattia può essere localizzata o generalizzata. Le cause della malattia possono essere di tipo traumatico o indotta da oppioidi usati nel trattamento del dolore cronico.