La California continua a bruciare: il danno ambientale è ormai enorme e gli alberi andati persi non si contano più. Ma quali sono i pericoli per la salute degli abitanti?
In principio
In principio furono le alte temperature. Temperature insolitamente elevate, se si pensa che siamo ormai in autunno inoltrato. Poi arrivò il vento: fortissimo, con una velocità che sfiora i 110 chilometri orari. Infine, purtroppo, ci furono i roghi. Focolai sparsi nell’immenso territorio che divide Los Angeles da San Diego e che, nel giro di tre giorni, hanno causato danni enormi. Non è la prima volta e, probabilmente, non sarà l’ultima occasione in cui le fiamme lambiranno i boschi californiani. Nel 1991 un incendio scoppiato nella contea di Alameda, in un solo giorno, causò 25 morti e la distruzione di 3280 strutture. Più recentemente, nel 2017, l’incendio Tubbs ha causato la morte di 43 persone, aggiudicandosi il triste primato di incendio più distruttivo della storia californiana. E molti altri incendi negli ultimi cent’anni hanno attanagliato lo stato della California, seminando morte e distruzione. I danni economici, poi, incalcolabili.
La situazione attuale
Ad oggi il bilancio degli incendi ancora non domati è di 31 morti e 228 dispersi. Senza contare gli sfollati: ben 300 mila persone, infatti, sono state obbligate a lasciare le proprie case. I vigili del fuoco sono costantemente al lavoro, ma, nonostante questo, solo il 25% delle fiamme sono, ad ora, state contenute. Per le restanti non si può prevedere una veloce risoluzione.

Le immagini che giungono dalla California sono spettrali. Non solo la vastissima vegetazione è praticamente stata rasa al suolo, ma anche case, automobili e, addirittura, intere città sono scomparse. Ne è un triste esempio la cittadina di Paradise, che un tempo contava 27 mila abitanti e che oggi non esiste più. Come se il fuoco avesse sciolto le sue membra, lasciando solamente macabri scheletri di metallo.
I rischi per la salute
I rischi per la salute derivano principalmente da due fattori: il contatto diretto con il fuoco e i fumi emanati. Quando un corpo viene a contatto con il fuoco, infatti, si possono andare a creare lesioni di varia entità. Si parte da ustioni di primo grado, con il coinvolgimento della sola cute, fino a ustioni di quarto grado, caso in cui i tessuti compromessi sono molto più vasti. Ma cosa succede quando una persona rimane intrappolata in una casa in fiamme? Il fenomeno che si verifica è quello della carbogenesi: il corpo perde ossigeno, idrogeno e azoto, di fatto, seccandosi. La parte liquida del sangue (il plasma) evapora, causando un brusco calo di pressione che in breve tempo risulta fatale.

Mentre ceneri e fumo sono ben visibili, inoltre, le polveri sottili non lo sono. Oltre a possibili ustioni, quindi, gli incendi possono causare diversi problemi a livello respiratorio. Le conseguenze possono essere di tre tipi: immediate, dopo 24-48 dall’esposizione e tardive. I sottoprodotti della combustione di diverse sostanze, infatti, sono spesso agenti chimici altamente irritanti per le mucose respiratorie, che possono causare irritazioni, ostruzioni ed embolie. Tra questi agenti si possono trovare il monossido di carbonio e le diossine. Il primo è la principale causa di avvelenamenti accidentali: infatti ha altissima affinità per l’emoglobina (più alta rispetto all’ossigeno) e la può legare in maniera irreversibile. Una volta avvenuto il legame, l’ossigeno che arriva ai tessuti inizia a diminuire fino ad essere insufficiente: la morte (senza un rapido intervento) sopraggiunge veloce. Le diossine, invece, sono importanti inquinanti organici, nonché ormai ampiamente riconosciuti agenti cancerogeni.
Beatrice Mazzoleni