Il videogioco Dante’s Inferno e la riflessione dantesca sulla guerra santa

In Dante’s Inferno, videogioco del 2010 per Play Station e Xbox, il sommo poeta è in realtà un crociato. In questa versione dell’Inferno dantesco, tra combattimenti con demoni e dannati, si apre così una riflessione sul destino di chi, per fede, uccide. Tema presente, del resto, anche nell’opera del Dante reale.

Dante's Inferno
La città di Dite in una delle tavole illustrative per il videogioco Dante’s Inferno

Dante’s Inferno, un videogioco sulla Divina Commedia

Dante’s Inferno, sviluppato da Visceral Games ed uscito per Play Station 3 e Xbox 360 nel 2010, è un videogioco ispirato alla prima cantica della Divina Commedia. A differenza di quanto narrato nel poema dantesco, nel videogioco Dante Alighieri non è un poeta, ma un veterano della Terza Crociata. Durante il tempo trascorso in Terra Santa, si sarebbe macchiato di orribili peccati: crimini di guerra, tradimento e infedeltà. Ucciso da un guerriero ottomano, sarebbe però riuscito a sconfiggere la Morte in combattimento, rubandole la falce e ripromettendosi di ritornare a Firenze per espiare i propri peccati, vivendo in pace con Beatrice. Tornato a casa, il crociato scopre che sia Beatrice che il padre Alighiero sono però stati uccisi. Lucifero in persona appare a Dante assieme all’anima di Beatrice e accusa il guerriero cristiano per la morte dell’amata: sottraendosi alla morte, Dante avrebbe fatto ricadere su Beatrice i propri peccati. Parte così l’inseguimento del Dante guerriero attraverso l’Inferno, nel tentativo di recuperare l’anima dell’amata.

Dante's Inferno

La struttura dell’Ade attraversato dal crociato è in tutto e per tutto uguale a quello descritto nella Commedia. Uguali sono anche i personaggi con cui si può interagire durante il gioco, ovvero i vari dannati presenti nei diversi cerchi infernali. Ogni livello è poi aperto dalle parole dello spirito di Virgilio, che ci introduce il cerchio infernale con i versi originali tratti dalla Divina Commedia. Al di là della biografia del protagonista, il videogioco potrebbe risultare quindi persino educativo. Uno dei temi più importanti trattati nel gioco è però quello del destino di coloro che uccidono in nome di Dio. Il Dante crociato scopre infatti dalla Morte che quanto dettogli dal vescovo di Firenze sarebbe stata una menzogna: uccidere in nome di Dio non salva dai propri peccati. Questo è uno dei fondi psicologici principali del protagonista di Dante’s Inferno. La questione non è però estranea neanche al vero Dante, il poeta, che nei canti del Paradiso riflette sul tema della guerra santa.

Dante's Inferno

Dante e la guerra santa

Per Dante, non c’è dubbio: uccidere gli infedeli è cosa grata a Dio. I cosiddetti ‘spiriti combattenti’, ossia coloro che in vita si distinsero per aver combattuto in nome della fede, occupano infatti il quinto cielo del Paradiso. Sotto l’influsso del pianeta Marte, che ora presiedono, questi spiriti si dedicarono all’arte della spada, impiegata contro l’eretico o l’infedele. Sono diversi i passi dell’Antico Testamento in cui la violenza in nome di Dio è esaltata. Giusto per citarne uno, in Deuteronomio, 7:2 Dio, parlando agli israeliti, riguardo i nemici, proclama: “Tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia.” Per quanto il concetto di guerra santa sia ad oggi associato prevalentemente agli estremisti islamici, esso è di fatto un cardine di tutte e tre le religioni abramitiche: ebraismo, cristianesimo e islam.

L’esperienza delle crociate, ma anche tutte le persecuzioni messe in atto contro pagani, eretici e presunte streghe, non sono un’eccezione buia nella storia della Chiesa. I crociati erano convinti di agire in nome di Dio, così come gli era stato detto dal Papa. Gli esempi nei testi biblici di fatti non mancano: Giosuè, successore di Mosè, conquista e rade al suolo città in nome di Dio ed è ricordato come un santo. Del resto i crociati avevano pure esempi storici di paladini della fede, quali Carlo Magno e i suoi paladini. Questi personaggi sono tutti accolti nel Paradiso dantesco, dove sfolgorano nel cielo di Marte, formando una croce luminosa. Tra gli altri, troviamo anche Cacciaguida, uno dei personaggi più importanti della Commedia. Egli è colui che rivela a Dante la provvidenzialità del suo viaggio per i tre regni, volto alla redenzione dell’umanità. Di fatto Cacciaguida è un antico progenitore di Dante, ma soprattutto è un crociato. Partecipa infatti alla seconda crociata, al fianco dell’Imperatore Corrado e verrà insignito cavaliere in virtù della propria abilità in battaglia. Quale crociato, egli si trova in paradiso. L’omicidio commesso in nome della fede, se è davvero tale il movente, è del tutto giustificato, per Dante. Questa idea, come abbiamo già visto, è di fatto stata parte integrante del cristianesimo per più di un millennio e solo ad oggi la guerra santa è condannata dal mondo cristiano.

Ma la morale del cristiano può cambiare nel tempo? Sono più cristiani i fedeli di oggi, che condannano la violenza religiosa in ogni forma, o lo erano di più i crociati, che si attenevano a quel comandamento dell’Antico Testamento e uccidevano i nemici di Dio? La risposta va cercata dentro il significato che ognuno dà al cristianesimo, un significato che dai tempi di Dante è sicuramente cambiato, fortunatamente per chi, come me, è ateo.

Alessandro Porto 

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