Il viaggio interiore di Violet Evergarden alla scoperta delle emozioni. Ma dove nascono?

“Ti amo” sono le ultime parole che Violet Evergarden si è sentita dire dal suo comandante Gilbert, prima di perdere i sensi e ritrovarsi in ospedale senza avere più notizie di lui. Ma è sempre e solo vissuta in un contesto di guerra e non ha idea di cosa significhino quelle due parole…

(fonte: moyatorium.wordpress.com)

Violet Evergarden è una serie di light novel giapponese, di cui è stato prodotto un adattamento anime, distribuito in tutto il mondo da Netflix nel 2018. Il fulcro della storia verte sulla scoperta, da parte della protagonista Violet, delle emozioni e dei sentimenti, che sono per lei una realtà ignota, o che meglio, lei stessa prova, ma non riesce a comprendere.

 

Due parole sulla trama

Violet è un’orfana che viene catturata e, distintasi subito per la sua destrezza nel combattimento, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “arma”, viene arruolata dal corpo dell’esercito del Leidenschaftlich, in guerra contro l’Impero Gardarik.

La storia inizia con la conclusione della guerra, con la vittoria dell’esercito per cui combatte Violet. Nonostante la vittoria, le ultime battaglie sono costate care a Violet, che viene ritrovata priva di sensi e senza mani, che gli vengono sostituite con delle protesi artificiali, in un ospedale in cui passa molti mesi.

Una volta dimessa dall’ospedale, se ne fa carico un ex-soldato, amico del comandante di cui non si conoscono (o almeno Violet non sa) le sorti, e al quale aveva promesso di prendersi cura della piccola. La assume così nella sua società di scrittura e spedizione di lettere, come “bambola di scrittura automatica”. Il suo ruolo è quello di scrivere lettere a nome di chi si rivolge alla ditta, che non sa scrivere o semplicemente si affida alle parole di persone più competenti, riponendo nelle loro mani i propri sentimenti e il compito di trascriverli nel miglior modo possibile per far arrivare al destinatario le proprie emozioni.

Tuttavia, la ragazzina ha sempre vissuto al servizio della guerra, e non conosce altro che ordini, addestramento, combattimenti, e tutto ciò che può concernere una guerra, e fa quindi fatica a interpretare i sentimenti dei clienti e tradurli in lettere. Nonostante la sua difficoltà, è affascinata e incuriosita da questa realtà, e inizia a lavorare in prima persona con il vastissimo mondo dei sentimenti in tutte le sue sfaccettature, affidandosi alle storie dei suoi clienti per cercare di scoprire la verità sulle parole che il suo comandate, da cui era sempre stata compresa e protetta e non vista solo come un’arma, le aveva detto nell’ultimo momento passato insieme.

 

Il sistema limbico

Prima di lasciarci sopraffare troppo dall’emozione (per restare in tema, appunto), ritorniamo sul pezzo e puntualizziamo innanzitutto un concetto fondamentale: cos’è un’ emozione?

Si può definire emozione uno stato psichico che nasce a seguito di stimoli esterni o interni che vengono elaborati a livello del sistema nervoso.

Il sentimento, invece, è la nostra esperienza soggettiva di quel determinato stato mentale sorto nel cervello: il modo in cui reagiamo, sul lungo periodo, a una determinata emozione.

Si può considerare la “culla” delle emozioni il sistema limbico presente nel cervello, e costituito da un insieme di strutture cerebrali interconnesse tra loro in modo molto complesso. Nominarle tutte sarebbe solo confusionario, per cui ci limiteremo a citarne alcune di quelle maggiormente coinvolte:

  • Talamo: smista le informazioni sensoriali che riceve dagli organi di senso.
  • Ipotalamo: produce ormoni a seconda dell’emozione provata, che vanno a stimolare il rilascio di altri ormoni nell’ipofisi, alla quale è connesso, e che vanno a indurre una risposta adeguata nei diversi organi.
  • Ippocampo: implicato nei meccanismi di memoria e apprendimento.
  • Amigdala: implicata nelle esperienze emotive.
  • Corteccia prefrontale: è la parte razionale del cervello umano. Il suo funzionamento in relazione al sistema limbico è quello di razionalizzare gli “impulsi” emotivi.
(fonte: news-medical.net)

 

Qual è il meccanismo di percezione di un’emozione?

Il fulcro del processo è svolto dall’amigdala. Questa, la “mandorla” (morfologicamente parlando) del nostro cervello, è situata nel lobo temporale (uno dei quattro lobi in cui è suddiviso il cervello). Fa parte del cosiddetto cervello profondo, quello dove primeggiano le emozioni di base e l’istinto di sopravvivenza.

Essa è formata da un insieme di nuclei nervosi (agglomerati di neuroni), classificabili in nuclei basolaterali e nuclei corticomediali.

I primi sono in connessione con la corteccia prefrontale, il talamo e l’ippocampo. I secondi sono associati principalmente all’ipotalamo e al sistema olfattivo (chi è che sentendo un odore non l’ha mai associato ad una persona o un ricordo?)

In breve, il talamo riceve stimoli sensoriali dagli organi di senso, e li invia all’amigdala. Questa, collegata con tutte le varie strutture viste sopra, attiva le diverse risposte allo stimolo, determinando ad esempio reazioni vegetative, come le espressioni facciali e come la stimolazione indiretta del sistema simpatico (aumento del ritmo cardiaco, della pressione, sudorazione, dilatazione della pupilla ecc.), o inducendo risposte ormonali (attivazione dell’ipofisi e dunque aumento degli ormoni della surrenale, cioè quelli coinvolti nelle reazioni di “attacco o fuga”, o della tiroide).

Inviando poi l’informazione alla corteccia prefrontale, si analizza lo stimolo più razionalmente e di conseguenza la risposta immediata viene modulata, contestualizzata e affrontata più coscienziosamente.

L’emozione provata e l’esperienza derivante da questa vengono poi immagazzinate dall’ippocampo che forma nuovi ricordi a lungo termine, da cui l’amigdala “attinge” quando ci si viene a trovare nuovamente in presenza di quello stesso stimolo/emozione.

L’amigdala è dunque deputata alla memoria di ricordi associati a eventi emotivi, cioè all’elaborazione della risposta agli stimoli emotivi in seguito alle esperienze apprese.

Tuttavia, l’amigdala può comunque agire in maniera dissociata dalla corteccia, prima che questa razionalizzi cosa sta accadendo, ed è infatti anche associata all’istinto di sopravvivenza, scatenando, come visto, quella serie di risposte involontarie del sistema simpatico che hanno a che fare con lo stimolo ancora “grezzo” e privo dell’analisi cognitiva da parte della corteccia.

(fonte: oliverio.it)

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.