C’è un Vescovo che difende Salvini, si può essere cristiani e chiudere i porti?

Tra un bacio al crocifisso e una preghiera per Maria, il leader della Lega Matteo Salvini ha trovato un nuovo modo per trovare consensi nel popolo italiano, la religione.  L’atteggiamento di chiusura del ministro è però contro a ogni valore cristiano e dovrebbe essere largamente condannato dalla chiesa di Roma, che trova la sua più radicale conquista nell’amore per il prossimo, e nel rispetto del più debole. Oltre però a coloro che condannano questa condotta, capeggiata proprio da Papa Bergoglio, ne è nata un’ altra che appoggia il ministro dell’interno.  Monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia e Sanremo ha le idee chiare: “ha ragione salvini a chiudere i porti” e purtroppo non è l’unico.

Il vescovo salviniano.

Non ho cambiato idea sulla solidarietà verso chi si trova in una situazione di bisogno, come nel caso degli immigrati sugli scogli nel 2015, ma già allora nutrivo perplessità sul multiculturalismo, su una società ridotta a semplice sommatoria di culture ed etnie” queste le parole del prelato, mentre difende Matteo Salvini dalle critiche. Come si può condividere il messaggio insito nella fede cristiana e difendere le posizioni del leader della Lega? Non è però un caso isolato, sono numerosi i casi di esponenti della chiesa che vedono in Salvini un leader giusto, che permette agli italiani di conservare i veri valori tradizionali.  “Rimane il rischio che alcune realtà solidali possano utilizzare il fenomeno migratorio per altri scopi: impoverire l’ Africa per lasciarla alla mercé di certi potentati; favorire uno stravolgimento dell’ identità europea attraverso l’ approdo di masse umane disomogenee” continua poi il vescovo che difende anche Salvini nell’uso del crocifisso e negli appelli alla Madonna durante i comizi.

 

Il messaggio cristiano.

Che si consideri Cristo come un messia, come un semplice personaggio storico o come un grande filosofo, il messaggio che ha proposto alla sua epoca ha distrutto gli schemi del tempo e ha abbracciato il mondo, un messaggio di amore, di aiuto ai più deboli e agli emarginati. Cristo nei vangeli è colui che lava i piedi alle prostitute, ama i lebbrosi e gli esattori delle tasse più meschini e li accoglie tutti sotto la più grande legge dell’amore mai pronunciata: ama il prossimo tuo come te stesso. Questa è un derivazione della regola d’oro, la legge morale comune a ogni uomo in ogni cultura diversa, che sembra essere alla base della nostra convivenza civile e morale, la regola che ci invita a fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Come può un così sublime messaggio di amore per l’umanità, venire meno proprio nel momento del bisogno, come si può baciare il crocifisso, simbolo universale della sofferenza sulla croce, chiudendo le porte a coloro che oggi, ci chiedono aiuto?

Cristo fu un profugo.

Durante la persecuzione dei nuovi nati a opera di Erode, che cercava di eliminare la minaccia di un messia, anche la Santa famiglia cristiana è stata costretta ad abbandonare la sua terra, per scappare dagli omicidi dei nuovi nati. Anche Cristo è stato un profugo, costretto cercare rifugio in Egitto, per poter avere salva la vita. Come si può pensare di chiudere i porti in faccia alle persone che bussano alla nostra terra chiedendo aiuto, e poi chiedere benedizioni dal cielo per avere salva la nostra anima? Oltre alla fede personale, al fatto di appoggiare una religione o meno, oltre al credere in Dio o non farlo il messaggio cristiano resta emblematico, amare l’essere umano in quanto tale, e la sua dignità. Come si può allora, credere nel messaggio di Cristo e poi non aiutare in ogni modo le persone che soffrono? Cristo era un profugo, se fosse nato nel 2019 lo avremmo ucciso con la nostra ipocrisia e la nostra incoerenza, se Cristo fosse nato oggi, sarebbe morto affogato in mare.

Jacopo Sammassimo

 

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