“Il treno dei bambini”: un film che parla di miseria, amore e coraggio

Nella Napoli degli anni ’40, piedi nudi e pance vuote in cerca di speranza.

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A volte quando tutto sembra perduto, partire è l’unica possibilità di avere un futuro migliore.

Miseria e speranza

Italia. Secondo dopoguerra. Povertà e fame invadono i vicoli di Napoli e di altre città del meridione. In case umide e spoglie si barattano viveri, vestiti e corpi. Parola chiave: sopravvivenza. Una via di scampo da tutto ciò inizia a intravedersi quando iniziano a circolare voci su una presunta operazione di solidarietà del Partito Comunista. “I bambini possono salvarsi” dicono. Per farlo, però, è necessario lasciarli andare. Ma andare dove? Forse li manderanno in Russia, nella fredda Siberia. Le notizie sono confuse e si aggrovigliano riempiendo le vie anguste dei Quartieri. Nessuna certezza, solo tanta disperazione. Allora ci si affida alle parole rassicuranti di chi dice che i bambini sono in buone mani e che andranno in un posto sicuro. Ci si aggrappa così a quella piccolissima possibilità di dare ai propri figli un avvenire diverso.

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Il romanzo

Quello che avete appena letto è ciò che fa da sfondo al romanzo “Il treno dei bambini” di Viola Ardone, pubblicato da Einaudi nel 2019. Presentato alla Fiera del Libro di Francoforte e tradotto in 25 lingue, il romanzo denuncia il degrado sociale nel quale vivevano centinaia di famiglie italiane del secondo dopoguerra e allo stesso tempo elogia la volontà di chi ha messo a disposizione parte del proprio tempo e dei propri averi per regalare uno spiraglio di luce a chi luce non ne aveva mai vista. Il libro della Ardone, vincitore del Premio Letteraria e del Premio Wondy per la letteratura resiliente, è adesso anche un film per la regia di Cristina Comencini. Serena Rossi (Antonietta Speranza), Barbara Ronchi (Derna), Stefano Accorsi (Amerigo adulto) e Christian Cervon (Amerigo bambino) danno volto e voce a una storia commovente. La pellicola racconta l’infanzia di Amerigo: un bambino di soli sette anni che vive nei Quartieri spagnoli con sua madre Antonietta, a sua volta abbandonata dal marito e bloccata in un passato in cui il suo primogenito è ancora in vita. Dal carattere premuroso, ma poco espansivo, Antonietta si rende conto di non avere molto da offrire al piccolo Amerigo e aderisce all’iniziativa dei “Treni della felicità”. Così il bambino parte e arriva con altri suoi coetanei nella fredda Modena, dove viene accolto da Derna, anche lei membro del Partito Comunista.

Trattenere o lasciar andare

I mesi passano in fretta e quando l’inverno volge al termine Amerigo riprende la sua valigia per far ritorno a Napoli. Sarà questa quindi la sua destinazione finale? Non troverete il finale della storia in queste ultime righe. I sentimenti che guidano gli animi dei personaggi sono così profondi da non poter essere riassunti in poche battute. Perciò, resta a voi scoprire il finale e vedere con i vostri occhi che a volte ama di più chi lascia andare di chi trattiene.

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