Il Superuovo

Il teatro, dove l’uomo riconosce se stesso: vediamone l’importanza con Plauto e Lavia

Il teatro, dove l’uomo riconosce se stesso: vediamone l’importanza con Plauto e Lavia

L’attore e regista ricorda l’importanza del teatro dal punto di vista civile: i principi sono gli stessi del teatro plautino.

Tito Maccio Plauto fu uno dei commediografi più importanti non solo dell’Antica Roma, ma della storia del teatro in generale. Vediamo insieme perché le ragioni del suo successo sono le stesse per cui, anche oggi, il teatro è fondamentale.

IL TEATRO: LA RAPPRESENTAZIONE DELL’UOMO ATTRAVERSO L’UOMO

Nell’articolo uscito per Ansa questo venerdì, Gabriele Lavia ricorda l’importanza del teatro dal punto di vista civile. Esso, spiega l’attore, è il mezzo attraverso il quale “l’uomo si è riconosciuto quando si è visto rappresentato”. Attraverso la rappresentazione dei vizi e delle virtù comuni a tutti gli esseri umani, infatti, è possibile criticare, correggere o elogiare determinate caratteristiche e comportamenti.

Questa riflessione viene fatta in un anno estremamente duro per il teatro; a causa della pandemia, infatti, tutto il mondo dello spettacolo ha subito una pesante battuta di arresto. Proprio partendo da questo presupposto, Lavia insiste sulla necessità di riportare il teatro al centro della vita dei cittadini, in nome di una battaglia culturale in un Paese che “sprofonda nell’ignoranza”.

Proprio per questo, ha organizzato per domani, 16 agosto, una rappresentazione delle Favole di Oscar Wilde a Taormina. Si tratta di storie piene di personaggi indimenticabili che mettono in luce le contraddizioni della società borghese in cui lo scrittore inglese viveva. Una società che, forse, non è così diversa dalla nostra.

PLAUTO: IL COMMEDIOGRAFO LATINO CHE RESTA PIÙ ATTUALE CHE MAI

Escludendo la parentesi medievale, il teatro ha sempre rappresentato una componente fondamentale della cultura. Questo già a partire dall’Antica Roma, dove era anche la principale forma di intrattenimento. Non a caso, Giovenale scriveva, in senso polemico, che ci si assicurava il consenso del popolo attraverso panem et circenses: “pane e giochi circensi” ovvero, in senso più generico, “cibo e spettacoli teatrali”.

Proprio per questo, furono moltissimi gli autori latini che conquistarono la gloria eterna scrivendo opere teatrali, ma quello più apprezzato fu Tito Maccio Plauto. Non sappiamo molto della sua vita, e anche il suo nomen sembra sia più un soprannome derivato dalla sua professione che l’indicazione di una gens; Maccus era, infatti, il nome di una maschera tipica dell’atellana, un tipo di teatro popolare.

Sappiamo che egli non era di Roma, ma era nativo di Sarsina, nell’Umbria romana; tuttavia, apparteneva ad un area fortemente influenzata dalla cultura greca. Questo è un dato importantissimo, perché la letteratura latina nasce come traduzione – o meglio, adattamento – di quella greca. Perciò, Plauto viveva in una zona estremamente stimolante dal punto di vista culturale, che gli diede la possibilità di scrivere alcune tra le commedie più famose del mondo latino.

ALCUNE DELLE COMMEDIE PIÙ FAMOSE DI PLAUTO: AMPHITRUO, AULULARIA, PSEUDOLUS

Scegliere qualche commedia di cui parlare più nel dettaglio è molto difficile, perché Plauto fu un commediografo estremamente prolifico. La sua fama fu tale che, in un’epoca in cui la nascita del diritto d’autore era ancora lontana millenni, moltissimi autori pubblicarono le loro opere attribuendole a lui per avere maggiore successo. Questo fu il problema alla base della cosiddetta questione palutina, risolta – o almeno così sembra – da Varrone, che passo al vaglio tutte le commedie attribuite a Plauto e selezionò quelle che sembravano veramente autoriali. In ogni caso, tra le commedie più importanti troviamo l’Amphitruo, l’Aulularia e lo Pseudolus.

L’Amphitruo, o Anfitrione, racconta di come Giove, invaghitosi della bella Alcmena, moglie di Anfritrione, decida di assumere l’aspetto di quest’ultimo per potersi avvicinare a lei. Nella sua impresa sarà aiutato da Mercurio, che veste invece i panni dello schiavo Sosia. L’aspetto comico della vicenda sta negli equivoci che si scatenano quando i veri Sosia e Anfritrione si confrontano con quelli fittizzi, creando diverse situazioni ambigue e spassose.

L’Aulularia, o “Commedia della pentola”, è la fonte di un’altra opera teatrale, L’avaro del francese Molière. Le trame delle due opere, sono, infatti, molto simili, anche se poi sviluppate con intenti diversi. Nell’Aulularia troviamo come protagonista il vecchio e avaro Euclione, che possiede una pentola piena d’oro ed è ossessionato dall’idea che questa possa essergli rubata. Nonostante ciò, la pentola gli viene veramente rubata. Questo è il fatto che avvia tutta la vicenda, intrecciata alle avventure amorose della figlia di Euclione, che vuole rifiutare un matrimonio combinato.

Infine, bisogna ricordare lo Pseudolus, che è tra i culmini del teatro plautino. Il protagonista, Pseudolo, è uno schiavo estremamente astuto, che architetta una serie di inganni per ottenere ciò che vuole; addirittura, riesce a “rubare” al suo padrone la ragazza che egli ama, oltre a una discreta somma di denaro.

Le trame delle commedie di Plauto risultano estremamente attuali ancora oggi. Sono in grado di intrattenere anche noi senza difficoltà, a millenni di distanza. Questo perché, come ha detto Lavia, i vizi e le virtù che l’autore latino mette in scena sono gli stessi comuni a tutta l’umanità.

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