La risata di Joker: spensieratezza o drammaticità? (Attenzione potrebbe contenere spoiler)

Acclamato alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film ‘Joker’ ha vinto il Leone d’oro al miglior film.

La splendida interpretazione di Joaquin Phoenix ci permette di intravedere dietro il tipico personaggio malvagio stereotipato, un uomo comune, con le sue paure, preoccupazioni e debolezze, venute poi malmenate dalla società capitalista che rappresenta il vero nemico da dover sconfiggere.

La condizione di Joker: tra drammaticità e follia

Senza la pretesa di dover affrontare l’analisi del film da un punto di vista politico o cinematografico, cercherò di esemplificare al meglio la mia chiave di lettura di tipo psicologico. Joker,infatti, rappresenta un perfetto esempio del tipico ‘folle’ che la maggior parte di noi si rappresenta. Ma facciamo un passo indietro, da cosa deriva questa follia?

Arthur Fleck vive insieme all’anziana madre Penny  -che poi si rivelerà essere adottiva- accudendola amorevolmente. La donna, affetta da delirio psicotico e disturbo narcisistico di personalità, è responsabile di aver fatto subire al figlio varie torture fisiche e psicologiche, nonostante al figlio non venga riferito nulla. Come per mascherare tutti i problemi riscontrati, la madre sprona Arthur di mostrare una faccia felice, affibbiandogli il soprannome Happy. Da qui nasce la volontà di diventare comico e di infondere felicità e amore a tutto il mondo.

Le vicissitudini, però, costringono Arthur a mutare progetti. Gotham è una città priva di emozione, governata da un egoismo così viscerale da portare all’isolamento totale di un ragazzo che avrebbe voluto differenziarsi positivamente. “Nessuno è più educato, nessuno prova a mettersi nei panni degli altri”. Il lavoro da clown prosegue a stento, tutti lo deridono in virtù della sua personalità così da far diventare l’ambiente lavorativo invivibile; le persone in strada lo violentano ingiustificatamente; la sua condizione familiare ed economica gli restituisce un grande senso di instabiltà. Tutti questi elementi portano Arthur a perdere gradualmente il senno, in un mondo in cui non c’è spazio per i malati. “Lei non mi ascolta, mi fa sempre le solite domande: come va a lavoro, ha avuto pensieri negativi … io ho solo pensieri negativi”. Questo senso di isolamento di protrae e si amplifica fino a giungere al culmine della sua follia, quando riferisce queste parole a Murray Franklin, conduttore televisivo complice della derisione che Arthur si è portato appresso: “Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia? Te lo dico io cosa ottieni, ottieni quel cazzo che ti meriti!” parole che si concludono con la morte di Murray stesso.

Il significato simbolico della risata: è segno di forza o di debolezza?

La risata è una risposta emotiva,tipicamente umana, a situazioni che suscitano gioia, divertimento o benessere, provocabile anche con la stimolazione di determinate aree corporee. Nasce dall’attivazione di specifiche aree cerebrali che si collegano a corrispondenti schemi motori, che coinvolgono sia la mimica facciale che la respirazione. I meccanismi che regolano la normale risposta emozionale della risata possono tuttavia risultare danneggiati, portando alla sua manifestazione patologica; può accadere in caso di patologie prettamente neurologiche (come demenza, ictus, tumori cerebrali, epilessia ecc.) o in presenza di disturbi psichiatrici (come il disturbo bipolare, la schizofrenia ecc., con quest’ultima che sembra in particolare fare al caso del Joker).

La risata può dunque essere un palco in cui vengono esposti tutti i principali macigni accumulati nel corso della propria esistenza. Come detto prima, il sorriso di Joker deriva dalla madre, la quale lo raccomanda di presentarsi sempre sorridente così da sconfiggere tutto il male che lo circondava. Il primo male da cui dovette proteggersi,però, era proprio sua madre. Nonostante le violenze subìte, Arthur non piangeva mai, sembrava rimanere impassibile di fronte ai conflitti familiari, ed è grazie a questo che la madre giustifica il suo mancato intervento, sostenendo che non avesse bisogno di aiuto. Il sorriso identificava un meccanismo protettivo che gli donava una visione del mondo ancora positiva e propositiva, una vera e propria barriera che respingeva gli eventi negativi.

Ma con il passare del tempo e degli avvenimenti questo scudo non ha più retto: tutta la fragilità, i macigni che sosteneva ormai da tempo,  le insicurezze che lo assediavano sono emerse. E di quale meccanismo adattivo può usufruire il nostro organismo per contrastare tutta questa forza emotiva? Della follia. La follia è l’unico mezzo a disposizione di Arthur, l’unico mezzo che gli permette di resistere alla vita. Il sorriso –che mostra tutta la sua superficialità (perché sorridere non è necessariamente connesso alla felicità)- diviene risata: una risata folle, una risata che assimila la componente ancora vincolata all’ apparente contentezza precedente, con la drammaticità assordante di chi non vuole sentire gli altri. Se si osserva bene la modalità con cui ride Joker si può notare questa dissonanza: a tratti sembra rida per felicità (“ho sempre pensato che la mia vita fosse una tragedia,adesso vedo che è una commedia”), altre volte si nota esplicitamente tutta la sua disperazione. Attenzione, questa presunta felicità di cui parlo è del tutto apparente. Sembra quasi che il suo organismo voglia ancora rifarsi al sorriso precedente –nonostante sia frutto di un malcontento di base- in quanto barriera che reggeva il peso, ma allo stesso tempo risulta essere qualcosa di irrealizzabile, ed è qui che traspare la disperazione nel volto. La follia rappresenta dunque il principale mezzo attraverso cui salvaguardarsi dalla realtà, espresso tramite una risata incontrollabile che si pone come obiettivo l’apatia e l’indifferenza.

E’ la società che porta le persone ad essere pazzi?

Arrivati a questo punto si può intuire come la follia non sia donata a priori, i malvagi che osserviamo nei film e nei libri non sono nati con l’intenzione di esserlo. Gli stereotipi che conseguentemente assimiliamo sono totalmente errati e non ci permettono di metterci nei panni di coloro che sono etichettati come ‘sbagliati’. Il film ‘Joker’ da questo punto di vista ha svolto un lavoro eccezionale, restituendo una visione non semplicistica di quel mondo che spesso ignoriamo e stereotipizziamo. Per capire come agire nei confronti dei folli, bisogna innanzitutto comprendere il motivo per il quale lo sono e cercare di modificare la realtà per restituire a tutti il benessere che ricercano. Spesso attribuiamo la causa della follia ai folli stessi, dimenticandoci che la causa siamo proprio noi.

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