Il Superuovo

Il significato delle parole: esaminiamone sei per capire come e quanto sono cambiate

Il significato delle parole: esaminiamone sei per capire come e quanto sono cambiate

Il significato delle parole non cambia necessariamente in maniera radicale: infatti, può presentare piccole modifiche o ottenere supplementi.

Le parole di seguito hanno subito un cambiamento di significato più o meno radicale, nel corso del tempo. Nello specifico, le prime tre sono portatrici di un’etimologia latina, quindi, testimoniano un passaggio arcaico, dal significato originario a quello attuale. Relativamente recenti sono, invece, le aggiunte denotative a quello delle restanti, in dipendenza dei tempi intercorsi.

Il significato (im)mutabile

Le parole sono indubbiamente importanti, ma non permangono. Non sono dei monoliti che durano secoli interi, immutabili: le parole sono mutevoli. Alcune scompaiono, altre dominano, altre ancora restano vive. Quest’ultime hanno visto un continuo loro utilizzo nel corso del tempo, ma col compromesso di cambiare significato. Una modifica ora sottile ora ingente, che quasi tutte le parole hanno subito. La causa si ritrova nella necessità, di chi le usa, di adattarle al proprio tempo, alla propria vita, alla propria condizione sociale. Niente di repentino: un significato inedito non trova immediatamente un’esemplificazione radicata. Di solito, ci vuole moltissimo tempo perché si consolidi un uso attivo e regolare; altre volte, invece, si è di fronte ad una situazione temporanea, che dà solo l’illusione di aver trovato un nuovo vocabolo da aggiungere al bagaglio culturale collettivo.

Felicità

Quello che noi consideriamo con “felicità” non condivide nulla con ciò che concerne l’origine della parola. Fēlīcĭtās è una parola seminale, che evoca la creazione e il nutrimento. La sua radice, e quella del suo aggettivo, fēlix, si ricerca in felāre, ossia “succhiare”, con riferimento al seno materno. La parola rimanda alla pienezza fertile di colei che rende felice la propria creatura attraverso l’atto del nutrire. L’aggettivo ha la stessa radice di fēcundus, un termine riferito alla capacità di generare: infatti, lo troviamo associato alle piante e agli alberi da frutto. “Felicità”, alla latina, non indica un bene che appaga un’ipotetica e plausibile pulsione, ma qualcosa che dà la vita, e viene intesa come “esserci per un altro“.

Tradimento

L’etimologia della parole deriva dal latino trādo, all’infinito trādĕre, che significa “tramandare”. Un significato, usato poco, identifica nel lemma l’azione del “consegnare una persona nelle mani della giustizia”. Questo trova esemplificazione nella tradizione del cristianesimo. “Tramandando” l’atto di Giuda, che ha “consegnato” Gesù alle autorità, ci si è concentrati sulla natura del suo gesto, col quale è venuto meno alla fede data. Proprio sulla base della malignità del noto bacio, la parola si è sviluppata in una connotazione diversa ed estremamente negativa.

Collaudo

Si tratta di un controllo, di una verifica dei requisiti tecnologici ed economici di manufatti, di materiali o di impianti, in rapporto a una tabella di caratteristiche predefinite, universalmente prestabilite. Una volta, invece, indicava il complimento, la lode, l’approvazione.
La sua etimologia deriva dal latino “Conlaudo”. Il verbo laudo, all’infinito laudare, presenta significati quali “lodare”, “encomiare” e molti altri, tutti abbastanza simili. Il “con” rimanda al cum, che in latino può essere sia una preposizione, sia una congiunzione, la quale assume valori diversi a seconda dei tempi verbali che reggono la proposizione.

Siringa

Presso le popolazioni pastorali dell’antica Grecia, era uno strumento musicale a fiato, costituito da una canna con uno o più fori, oppure da più canne, tenute insieme mediante cera o cordicelle. Presentava delle imboccature allo stesso livello, ma diverse per lunghezza, intonate secondo la serie del genere diatonico.
Oggigiorno, con “siringa” si intende uno strumento dal peculiare utilizzo in ambito sanitario. Il suo nome, originariamente, riportava quello del suo inventore, il chirurgo e ortopedico Pravaz (1791-1853). Può essere di vetro, plastica, o metallo. Composta di un cilindro graduato cavo, ha un’estremità aperta, attraverso la quale si muove uno stantuffo a perfetta tenuta. E’, inoltre, munita di un becco, all’altra estremità, su cui si innesta un ago cavo. Viene usata, soprattutto, per iniettare medicamenti, ma anche, ad esempio, per eseguire prelievi di sangue o la detersione delle ferite.

Cellulare

La parola ha sempre fatto riferimento, come aggettivo, in primis a ciò che concerne la cellula; mentre, come sostantivo, è entrata in uso per indicare il telefono cellulare (cellulare è l’abbreviazione), ossia il telefono portatile. Precedentemente, però, la parola aveva tutt’altro significato. Fino alla prima metà degli anni ’90 si riferiva a due cose: al carcere in cui i detenuti erano segregati ciascuno in una cella; al carrozzone, diviso in scompartimenti, per il trasporto dei detenuti.

Digitale

Si può fare una considerazione analoga anche per il caso di “digitale”. Originariamente, era volto ad indicare qualcosa fatto/compiuto “con le dita”. Tuttavia, recenti sviluppi in alcuni ambiti, quali la tecnologia e l’elettronica, testimoniano che questa qualifica, che si contrappone a quella di “analogico”, si attribuisce ad apparecchi e dispositivi che trattano grandezze sotto forma numerica. Quindi, convertono i loro valori in numeri fedeli ad un conveniente sistema di numerazione che, di norma, è quello binario, oppure a sistemi che derivano da questo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: