Il “senso di Hitler” e della dittatura nazista ancora oggi ci tiene in ostaggio

Il senso di Hitler e della dittatura nazista con la sua banalità del male sono ancora tristemente attuali.

Il 27 gennaio sarà la giornata della memoria, in ricordo della Shoa. Quest’anno sarà ulteriormente importante ricordare la tragedia visto che esattamente 80 anni fa, nel 1942, si diede il via alla “soluzione finale”. Dal 27 infatti al cinema sarà proiettato un documentario esplora i vari modi in cui la tossicità di Hitler ha continuato a diffondersi dopo la sua morte attraverso le pagine di storia, il cinema, l’arte e la politica contemporanea, i social media.

La tossicità di Hitler

Il 10 Gennaio 2022 presso la Chiesa di Santa Lucia del quartiere Prati di Roma, veniva celebrato un funerale, dove il feretro era ricoperto da una bandiera nazista e intorno i partecipanti salutavano la salma a braccia tese. Questo avvenimento purtroppo ci ricorda che l’ideologia nazista oggi è presente più che mai, per quanti in molti abbiano piacere a negare l’evidenza. Questa ideologia in realtà non è mai scomparsa tra le persone, raccogliendo tutti in maniera trasversale, assumendo diverse forme e avendo nuovi contenuti e spostandosi soprattutto in altri campi, come quello della diffusione mediatica. La triste realtà è che molte persone lo sono state ai tempi di Hitler e molte ora ci si identificano portandone avanti gli ideali, che nel XXI secolo dovrebbero solo rimanere nei libri di storia. Questo ce lo spiega in modo esaustivo lo storico dell’Olocausto Yehuda Bauer affermando che milioni di persone erano come Hitler, aderendo in silenzio all’olocausto. Il film Il senso di Hitler, basato sull’omonimo libro di Sebastian Haffner del 1978 è in uscita per il 27 Gennaio, Giorno della Memoria. Il documentario ci spiega chiaramente cosa ci affascina del nazismo e perché fino a ora il cinema, come i continui documentari, non fanno altro che mantenere in vita il mito, la leggenda.

 

Perché è ancora tra noi l’ideologia nazista

Nel corso degli anni gli storici hanno quasi sempre cercato di dare una spiegazione, anzi forse paradossalmente una giustificazione all’esistenza di Hitler e al suo ruolo di carnefice che ha avuto nella storia, cercando a volte anche di giustificarlo tramite lo studio psichiatrico della sua personalità ed attribuendogli malattie me tali come la psicopatia o addirittura credendo fosse sotto ipnosi. La realtà invece è molto più dura e drastica: cercare di dare una spiegazione razionale  e non nascondersi più dietro quel senso di morte scatenato da Hitler e dalla sua figura è una missione che ancora non si è conclusa. Dietro e accanto a lui però c’erano milioni di persone, che continuavano a ripetere un si silenzioso, continuavano per l’a via del silenzio assenso senza mai agire davvero. Così sterminare gli ebrei, così sterminare anche le minoranze, fare esperimenti sui bambini e tenere sotto scacco una nazione intera con il terrore era un’operazione doverosa nei confronti del suo popolo, che il popolo ha accettato tutto ciò senza mai opporsi in modo deciso, se non dopo una guerra ormai persa.

Hitler nel mondo contemporaneo

Dopo 80 anni dalla decisione della soluzione finale, il dittatore che ha fatto sì che il senso di morte rimanesse impresso nelle nostre vite, nei libri di storia e ovunque sulla rete, sembra ancora tenerci in ostaggio, sotto un incantesimo che ormai è difficile da spezzare, come afferma ormai da tempo lo storico Saul Friedländer, visto che molti film hanno preferito mantenere vivo l’incantesimo di questa dittatura che ha portato solo morte e distruzione in Europa. Da sempre e per sempre noi tutti facciamo e faremo fatica a dire che l’ideologia nazista è in mezzo a noi, perché viene vista come un qualcosa che riguarda un passato non troppo lontano e che non appartiene al presente e che no ci apparterrà più, da sempre lo neghiamo e da sempre ma ne siamo circondati, non facciamo nulla mai per smentire la sua persistenza tra noi, sia come cittadini sia come Stato, ma soprattutto come società civile. La banalità del male, per citare Hannah Arendt, banale come l’uomo moderno che si piega a degli idealizzo. più da perseguire e soprattutto da inseguire.

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