Il processo di McDonaldizzazione sta conquistando il mondo, parola di George Ritzer

Avete mai sentito parlare di McDonaldizzazione? E’ un processo che ci circonda in quasi ogni ambito e luogo in cui ci troviamo, parola di George Ritzer.Scommetto che tutti, almeno una volta vita, siamo andati a mangiare o abbiamo preso da asporto alla catena di fast food più famosa al mondo, McDonald’s. Ormai, un ristorante di questo franchising americano si trova in ogni città del mondo, da New York a Shanghai. Il sociologo a stelle e strisce George Ritzer ha costruito un’intera teoria su ciò che questo marchio ha creato e lasciato nel tempo, la famosa McDonaldizzazione. Contrariamente da quanto dice il nome, però, ormai i metodi e le strategie proprie della catena americana sono adottati in un vastissimo numero di ambiti.

Che cos’è la McDonaldizzazione?

La McDonaldizzazione è un processo globale e transnazionale, coinvolgente gran parte delle istituzioni sociali, basato su un modello che presuppone la riproducibilità universale di alcuni principi fondamentali. Questi criteri non sono nuovi nel mondo della produzione e del consumo, anzi, sono già presenti nel modello fordista; in questo caso, però, vengono reinterpretati ed estremizzati al limite della sostenibilità umana, etica e ambientale. La riproducibilità avviene attraverso il sostegno di tecnologie umane e non, con una crescita esponenziale della razionalizzazione. Ovviamente, questo processo è legato sia al capitalismo, che alla globalizzazione. La prima azienda a implementare policies simili al suo interno è stata proprio McDonald’s, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

I principi della McDonaldizzazione

Il primo dei principi è forse il principale: l’efficienza. Si cerca, quindi, il metodo ottimale per passare, nel minor tempo possibile, da uno stato a un altro (da essere affamati a sazi, per esempio), soddisfacendo un bisogno del singolo. Una strada del tutto nuova intrapresa dalla catena americana per migliorare l’efficienza è quella di mettere a lavoro il cliente, ossia di delegargli alcune funzioni che, tipicamente, vengono svolte dagli impiegati del locale (come sparecchiare o ritirare da soli il proprio ordine). Il secondo principio riguarda la calcolabilità: ogni processo e ogni elemento deve essere quantificato, dallo spessore degli hamburger, al tempo di cottura delle patatine. Conseguenza di efficienza e calcolabilità è il terzo principio, ossia la prevedibilità. Ciò implica che i servizi e i beni offerti devono essere identici in ogni ristorante del mondo e in ogni tempo; non devono esserci sorprese, né richieste di personalizzazione. Da ciò deriva il principio del controllo, che si traduce in una graduale sostituzione delle tecnologie umane con quelle delle macchine (i lavoratori attivano solo il timer della friggitrice). Allo stesso tempo, vi è una specializzazione del processo produttivo, con mansioni specifiche, menù in pacchetti, casse automatiche e crescenti livelli di automazione.

L’irrazionalità della razionalità

Come sappiamo tutti, però, McDonald’s, per quanto sembri perfetto (almeno sulla carta), in realtà non lo è. Ritzer, infatti, formula anche il paradosso dell’irrazionalità della razionalità. Con ciò, il sociologo vuole intendere che adottare modelli razionali e razionalizzare processi potrebbero dare esiti irrazionali, lasciando bolle di inefficienza, incalcolabilità, imprevedibilità e incontrollabilità. Ciò negherebbe l’umanità di base, secondo l’autore. Quindi, è un elemento fortemente critico: estremizzare l’efficienza fa ripensare ai limiti di sopportabilità e sostenibilità ecologica, umana ed etica.

Lascia un commento