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Il medioevo era più divertente e libertino di quanto si potesse immaginare: leggere per credere.

 

Rape in the Middle Ages | Short history website

 

Sedersi a tavola e parlare è un’abitudine comune, a patto che si eviti di scadere nell’osceno e in dettagli osé. Ma nel Medioevo queste cose non contano: si raccontano i fabliaux.

 

Diamoci una mano (ma disinfettiamola prima)


A salvare gli italiani infetti da Covid ci ha pensato l’intrepido e inarrestabile personale sanitario. A salvare gli italiani confinati nelle loro case ci ha pensato Pornhub. Con il 30% di traffico giornaliero in più durante il lockdown il sito di streaming è stato visitato secondo le stime da circa 8 milioni di italiani, intenti a cercare modi per passare il tempo e alleviare lo stress. Dove il covid19 ha portato distanza, Pornhub ha portato la parvenza del calore umano, dove alcune dita affondavano nell’impasto delle numerose pizze che hanno invaso le storie Instagram, altre incontravano un intimo calore, sfornando gioia in entrambi i casi; ma almeno il monito di disinfettarsi le mani è stato accolto sia dagli uni che dagli altri- si spera.

Probabilmente quasi metà del traffico web è porno, ma molti affermano che si tratti di un mito e che in realtà sia ben minore, con un numero che supera di poco il 4%. La verità resta nascosta nell’oscurità dei dati di internet, tanto quanto nei tabù culturali che fanno percepire la pornografia come qualcosa di sbagliato ed immorale, pur sapendo che le prime sculture raffigurano esseri umani con attributi sessuali ben evidenti, che i greci adoravano mettere scene di amplessi sul loro vasellame tanto quanto i romani adorassero avere mura affrescate con scene hot e falli sui pavimenti.

Se la parola fallo fa arrossire i più, che scuotono la testa cercando di eliminare immagini scomode dalle loro menti, vergognandosi per aver peccato di impudicizia e per essere stati scoperti, avendo forse fatto parte di quegli 8 milioni, anche se solo per 5 minuti o per curiosità, un uomo medievale non avrebbe alcun problema a pronunciare la parola cons (l’innominabile organo genitale femminile); ma questo perché l’uomo medievale è un avido lettore di fabliaux, storielle licenziose dalle trame così emozionanti che se qualche regista a luci rosse le usasse, 8 milioni sarebbero gli utenti settimanali.

100+ Medieval Sexuality ideas in 2020 | medieval, medieval art, middle ages

 

Le chevalier qui fist le cons parler

C’era una volta un cavaliere che faceva parlare le cons. C’era una volta una dama che sognò dei pijas. C’erano una volta delle suore che nascondevano un uomo nel convento, un pellegrino abbordato da due dame, una fanciulla e il suo usignolo, un frate che andava a benedire la giovane più bella del paese.

Se come diceva Sergio Leone “Clint Eastwood ha solo due espressioni: col cappello e senza cappello”, i protagonisti nei fabliaux hanno solo due status: con i vestiti e senza vestiti.  È un continuo susseguirsi di inganni, travestimenti, triangoli amorosi e tradimenti, il tutto condensato in brevi racconti a rima baciata, che copiano la forma dei loro parenti prossimi più apprezzati e puritani: i lais.

È per questo che si parla di alterità programmatica dei fabliaux, se i lais esplorano le vicende della corte, i fabliaux  danno un’immagine deformata della società cortese, e con ironia sfatano il mito della fin’amour. Meglio noto come amor cortese, questa serie di regole e canoni sull’amore si diffonde grazie ad Eleonora d’Aquitania, che ha passato alla corte Plantageneta la concezione di valori come coraggio, nobiltà e gentilezza, quasi dimenticando che la fin’amor, come l’aveva codificata suo nonno Guglielmo IX, è tutta una corsa alla ricerca del famoso con.

È ben chiaro che il fine ultimo dell’amor cortese è il joi, che in lingua d’oil è l’amore carnale, e che può essere conquistato con varie prove, come lo sfuggire ai lauzengiers– le malelingue, che spifferano gli incontri della coppia alla corte, visto che per essere rispettabile, l’amor cortese è sempre adulterino, riempendo la corte del re con schiere di cavalieri traditi e traditori, come avviene allo stesso visconte di Châtellerault, fedele vassallo di Guglielmo IX, che per ripagarlo aveva ben pensato di liberarlo dalla seccatura della moglie, facendo sua la contessa Maubergeon- con l’approvazione della dama.

Non un gesto che stupisce considerando che Gugliemo IX, signore d’Aquitania e del Patuà, con possedimenti maggiori persino di quelli del re di Francia pur essendone vassallo, è una figura decisamente particolare per il tempo, che viene scomunicato due volte dal Papa e che decide di creare il suo personale convento con “Blackjack e squillo di lusso”- senza blackjack ovviamente.

Nasce una tradizione di racconti senza filtri, volta a mettere allo scoperto i vizi dell’uomo, che forse è fatto più di carne che di anima, considerando che le figure religiose sono i  personaggi prediletti dagli autori dei fabliaux, che privi di filtri inibitori inventano le situazioni più disparate, volte principalmente a divertire.

 

 

Non saprei dove mettere mano

C’è chi leggendo i fabliaux si metterebbe le mani sugli occhi o tra i capelli, sconvolto da tanta volgarità e promiscuità, c’è chi diverito le infilerebbe altrove, ma aldilà dell’intento erotico e comico, i favolelli – come li chiamavano gli italiani- i fabliaux rappresentano ai nostri giorni una miniera d’oro per storici e studiosi poiché tra amplessi e termini volgari, viene raccontata la vita degli uomini comuni e delle loro abitudini, fornendo così una perfetta riproduzione della vita del tempo, che forse era più libertina di quella di oggi, o quantomeno più sincera. Sessualità, inganni e ironia sono i vertici del triangolo dentro il quale si muove l’umanità sin da quando ha avuto origine e con essa si muovono la letteratura, dalla fabula Milesia ad Henry Miller, e l’arte, dai manufatti preistorici alla body art.

Definiti al tempo “Bonnes histories à servir après le repas”, ossia storie adatte a essere recitate dopo i pasti, oggi la situazione per i fabliaux è ben diversa, censurati anche nelle traduzioni, essendo diventati noi più sensibili agli argomenti e al lessico usato nei contenuti dei quali si fa uso- almeno alla luce del sole.

La volgarità spesso non è accolta con naturalezza, è ritenuta un depauperamento non necessario, una forzatura che “abbassa il livello culturale”, un azzardo ostentato che rovina lo scritto e marca a mo’ di eretico colui che scrive. Eppure, come dice lo storico Alessandro Barbero, non si tratta tanto di libertà -quella del medioevo- o di pudicizia – la nostra- ma solo di “usare la parola giusta”. Forse è il caso di cominciare a farlo, di spogliarsi da inutili pregiudizi: nelle zone rosse le mani già incominciano ad impastare, questa volta potrebbero anche sfogliare dei fabliaux.

 

 

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