Il nuovo "gioco del terrore": in Gran Bretagna ci si diverte con l'acido.

Quattro anni fa, durante una fredda serata invernale del 2014 Andreas Christopheros, un giovane imprenditore della Cornovaglia, viene aggredito con una tanica di acido da uno sconosciuto sulla porta di casa sua.

Da quel giorno la vita di Andreas non è più la stessa.

Decine di operazioni, interventi chirurgici e sedute psichiatriche per cercare di superare un atto assurdo, che difficilmente si può attribuire ad un essere umano lucido e cosciente. Oggi il povero cornovagliese, marito e padre di un bambino di 4 anni, porta ancora evidenti le profonde cicatrici di quel tragico episodio, un episodio tutt’altro che unico e isolato.

Andreas prima e dopo l’aggressione.

Infatti Andreas non è stato né il primo né l’ultimo a subire un’aggressione di questo tipo: da molti anni in India si verificano costantemente attacchi con l’acido, soprattutto contro donne che si sono ribellate a violenze domestiche o che hanno richiesto il divorzio. Ma oggi il paese in cui si registra il più alto tasso di aggressioni con l’acido è la Gran Bretagna, in cui negli ultimi sei anni c’è stato un aumento del 940%, dovuto soprattutto agli attacchi verificatisi a Londra, che ne conta il numero più elevato.

Dai carnefici è visto come un maligno divertimento, come un gioco con cui passare il tempo e con cui rovinare definitivamente la vita di sconosciuti: queste aggressioni, infatti, vengono rivolte a persone del tutto innocenti, che si incontrano casualmente per strada, al centro commerciale o in un locale, come ciò che è successo alla giovanissima Sophie Hall.

La ventitreenne inglese stava trascorrendo una tipica serata in discoteca per festeggiare il compleanno dell’amica, quando ad un tratto sente un liquido di un particolare odore scivolarle in faccia, che tenta di togliere peggiorando solo la situazione. Si tratta di un acido particolarmente tossico che ha un effetto quasi immediato al contatto con la pelle e con gli indumenti, che cominciano a sciogliersi appena toccano la sostanza nociva. Sophie si reca subito in ospedale e riesce a limitare quasi tutti i danni a differenza di Andreas che ha avuto un impatto quasi mortale con il veleno.

In entrambi i casi però i fautori dell’evento sono sconosciuti alle vittime, che si sono trovate intrappolate in quello che oggi viene crudelmente chiamato “Il gioco del terrore”, un terribile svago che non si può prevedere e a cui non ci si può sottrarre.

“E’ una situazione inaccettabile”  spiega Jaf Shah, coordinatore dell’organizzazione no profit “A.S.T.I.” ( Acid Survivors Trust International) intervistato dalla Iena Pablo Trincia, che organizza il primo servizio italiano per denunciare le violenze con acido in Gran Bretagna.

L’attivista inglese si batte da anni affinché a questi crimini sia applicato il massimo della pena, premendo, inoltre, per un intervento da parte del governo, che miri a limitare il commercio di sostanze cancerogene e a richiedere obbligatoriamente una licenza per la compravendita di soluzioni che contengano anche solo in minima parte una dose tossica.

Da qualche anno sono stati prodotti spot pubblicitari che mostrassero come agire nel caso di un’aggressione da acido, per evitare così le conseguenze peggiori e scongiurare la morte. La vittima non deve in nessun modo toccare le parti che non sono state bruciate dall’acido, limitandosi a rovesciare quanta più acqua possibile sulle zone interessate per neutralizzare la funzione nociva della sostanza.

Questi utili e apprezzati servizi informativi evitano sicuramente i danni più tragici, lasciando però un amaro intenso sulle cause e motivazioni che spingono una persona a compiere un atto così atroce e aberrante, che non ha alcuna giustificazione razionale. A queste aggressioni segue poi il filmato virale voluto dal criminale stesso, che diventa una sorta di promotore della violenza, incoraggiando gli altri a seguirlo e arrivando quasi a banalizzare la violenza eseguita.

L’aggressore di Sophie Hall incriminato per 25 anni.

Tutto per un like o per una visualizzazione provocati da un’azione che rende padroni della vita altrui, distruggendola in modo permanente senza alcun rimorso. “E’ pura cattiveria” commenta una vittima dell’aggressione, che ancora oggi, dopo quattro anni, non riesce a spiegarsi cosa passi nella mente di un aggressore quando decide di agire assaltando una persona del tutto sconosciuta.

Tutto questo sfugge alle regole di qualsiasi logica o sensibilità umana identificandosi come puro e banale male.

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