
BUGIE DAL NASO LUNGO
Le bugie hanno le gambe corte o il naso lungo. Ce lo ha insegnato Pinocchio, burattino dalle menzogne innocenti nato dalla fantasia di Carlo Collodi.
Ma incriminare Pinocchio come grande bugiardo è un po’ eccessivo e ingiusto: le bugie per funzionare non devono dare a chi le ascolta qualcosa a cui aggrapparsi, una prova contro cui andare a sbattere. Per Pinocchio questo è un problema: il suo naso si allunga e i suoi lettori si accorgono subito quando sta mentendo, smascherando immediatamente il suo gioco.
In letteratura moltissimi sono i narratori che possiamo classificare come inattendibili, ma cosa si intende?

NARRARE MENTENDO
Partiamo dal presupposto che quando ci accingiamo a leggere un romanzo o a guardare una serie tv stiamo scendendo a patti con quello che ci viene raccontato: il narratore e, dietro di lui, l’autore ci stanno chiedendo collaborazione affinché la narrazione giunga al suo termine.
E così accettiamo che in un romanzo di fantascienza accada l’impossibile (che è possibile nei limiti di quel genere), pretendiamo che in un film storico la sceneggiatura si attenga alla realtà e non ci sconvolgiamo se in una fiaba i burattini possono parlare e mentire.
Dato che il narratore ci sta chiedendo di credere ad ogni parola che ci viene raccontata, egli può cucire un racconto completamente inventato e prenderci così bellamente in giro, acquistando il titolo di narratore inattendibile. Qualcuno, però, potrebbe obiettare: un romanzo, che sia fantastico o d’amore, presuppone sempre l’invenzione, che differenza c’è, allora, tra una narrazione tradizionale e una narrazione inattendibile?
Presto detto. Perché funzioni, la tecnica dell’inattendibilità deve dare al lettore la possibilità di mettere in discussione, per qualsiasi particolare, le parole del narratore: queste cozzano con quanto sta avvenendo sullo sfondo della narrazione, una realtà che ci viene raccontata da altri personaggi o che vediamo muoversi con sicurezza prendendosi beffe del narratore che, a sua volta, crede di prendere in giro noi, poveri lettori. Esistono però situazioni in cui è più complesso smascherare il bugiardo: quando non c’è niente di abbastanza esplicito che vada a mettere in dubbio le sue parole, non c’è nessun segno o gesto che lo possa tradire, sta a noi decidere di trasformarci in detective della bugia o accettare passivamente che, anche se un po’ traballante, ciò che leggiamo è verità.
La letteratura è piena di narratori inattendibili: da Odisseo ai personaggi di Boccaccio, dai romanzi di Nabokov a Zeno Cosini de La coscienza di Zeno (narratore inattendibile per eccellenza ndr).
LE BUGIE VISIBILI
Date queste premesse, è dunque lecito annoverare nella schiera degli inattendibili il nostro Pinocchio? A rigor di logica la risposta sarebbe sì: Pinocchio mente e in più punti del romanzo. Ma c’è una differenza sostanziale con un qualsiasi altro narratore inattendibile che si rispetti: Pinocchio, quando dice bugie, non viene tradito da segni ambigui che lasciano spazio al dubbio, bensì da un unico gesto tassativo e intrattabile, il naso gli si allunga.
C’è dunque da chiedersi se una bugia che non può essere nascosta volontariamente sia effettivamente una bugia e se Pinocchio non sia da considerarsi solamente un burattino infelice che tenta a più riprese di sfuggire alla sua condizione di bugiardo smascherato.
Dopotutto, si tratta di una fiaba per bambini, attenti lettori ai quali Collodi sta insegnando cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non c’è traccia di malizia o di sottigliezza nelle bugie di Pinocchio, esse devono potersi vedere e devono essere smascherate subito in modo tale da far capire ai più piccoli che dire le bugie non porta lontano, soprattutto quelle dalle gambe corte.
“Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo“