Negli anni Venti, Lorca denunciava l’oppressione dei gitani in Spagna. Oggi, le sue poesie sono più attuali che mai.

Ieri è avvenuta una tragedia sul confine tra Messico e Stati Uniti: la vittima è un bambino trovato morto. Insieme a lui, una donna con il figlio, entrambi privi di sensi.
IL MURO AL CONFINE CON IL MESSICO CONTINUA A MIETERE VITTIME
Il muro di Tijuana, al confine tra Stati Uniti e Messico, ha una storia ormai trentennale: l’inizio della sua costruzione risale al 1990, con il governo Bush, ed è stato recentemente rafforzato dal presidente Trump. È interessante – e agghiacciante – notare come il progetto di questa barriera sia stato elaborato proprio quando un altro muro, altrettanto pericoloso, era appena stato abbattuto, quello di Berlino. Sono entrambe barriere costruite per separare una popolazione da un’altra, e la somiglianza tra questi due progetti sembra quasi una provocazione: quanto poco viene studiata la storia, che dovrebbe essere la nostra magistra vitae?
Questa volta la vittima di questo muro è un bambino di appena nove anni, ma non è che l’ultima di una lunga lista. Proprio per questo, sono state sollevate delle polemiche contro il presidente Biden, che durante la campagna elettorale aveva promesso un’azione efficacie contro questo problema.
FEDERICO GARCÍA LORCA RACCONTA IL RAZZISMO IN SPAGNA
Purtroppo, quello del muro non è che uno dei tanti episodi dettati dal razzismo. La morte del bambino messicano richiama un episodio simile, quello raccontato da Federico García Lorca nel “Romance della guardia civile spagnola”. Si tratta di una poesia contenuta nella raccolta Primer romancero gitano del 1928, in cui la cultura gitana e il suo rapporto con quella spagnola giocano un ruolo importante. In particolare, qui troviamo dei poliziotti spagnoli, che dovrebbero rappresentare l’ordine e la giustizia, ma che invece portano devastazione all’interno di una città gitana. Lorca utilizza diverse immagini, tipiche della poesia surrealista, per rappresentare visivamente quello che accade. Troviamo quindi il colore nero, i teschi di piombo per designare gli elmetti e la loro insensibilità, l’anima di vernice per parlare degli stivali e della durezza dei sentimenti. Le persone comuni vengono messe in fuga, spaventate dai fucili della guardia civile, e fatte oggetto di violenze, nonostante non si siano macchiate di alcuna colpa.
IL BAMBINO E I GITANI DIVENTANO IMMAGINI ICONICHE DELLA SOCIETÀ
Come i gitani raccontati da Lorca, anche il bambino messicano è una vittima innocente. Si tratta di immagini iconiche, e non sono che il culmine dei veri problemi di razzismo che attraversano la società. Tutti gli anni celebriamo la giornata della memoria, senza però capire che quegli stessi problemi non sono iniziati da soli per caso, ma da tanti piccoli comportamenti che non sono stati fermati in tempo. L’episodio del muro al confine con il Messico è solo una delle terribili invenzioni dell’uomo che connotano il mondo in cui viviamo: forse, è arrivato il momento di ascoltare quello che la storia e la letteratura ci possono insegnare.
