Finalmente è stato chiarito il mistero delle grandi strutture a forma di aquiloni presenti nel deserto, in una zona geografica che va dall’Arabia alla Giordania.

Non c’è stato bisogno di attendere la diffusione intensiva dell’agricoltura e l’avvento delle prime grandi civiltà per far si che si avviasse il processo di contaminazione della natura.
Le origini
Già 9.000 anni fa l’Homo sapiens imprimeva la sua impronta ecologica sull’ambiente. Lo dimostra uno studio condotto in Arabia Saudita, Giordania, Armenia e Kazakistan che ha chiarito la funzione degli “aquiloni del deserto”, strutture monumentali che viste dall’alto ricordano proprio la forma di grandi aquiloni parcheggiati. In realtà grazie a studi recenti sappiamo che si tratta di grandi trappole realizzate per aumentare il volume della caccia: ce ne sono infatti migliaia, realizzate a partire dal Neolitico. Gli animali a loro insaputa e convergevano in fosse o trappole a precipizio. Un aspetto particolarmente rilevante è che queste strutture interrompevano le stagionali migrazioni degli animali, causando irreversibilmente diverse estinzioni. A causa delle trappole alcune specie, soprattutto selvatiche dovettero quindi alterare le loro rotte migratorie, nella migliore delle ipotesi.

Prospetive archeologiche
L’archeologo Rémy Crassard, uno dei massimi esperti a riguardo, osserva come si tratti fra le più grandi opere della loro epoca. Gli aquiloni più antichi, nel sud della Giordania, sono stati datati intorno 7000 a.C. La ricerca condotta dal team di Crassard esclude che gli aquiloni fossero strutture per contenere animali già addomesticati, poichè segnarono un profondo cambiamento nelle strategie umane per la caccia. Certamente da non sottovalutare è l’ impatto macroscopico sul paesaggio, che ebbe lo sviluppo di queste megatrappole, con la loro complessa pianificazione architettonica. A causa delle trappole, però, alcune specie selvatiche dovettero alterare le loro rotte migratorie e altre specie furono cacciate fino all’estinzione. In Arabia Saudita sono stati invece rilevati 207 nuovi aquiloni, concentrati sull’Harrat ‘Uwayrid, un’area montuosa con un vulcano spento. Gli aquiloni sono stati infatti descritti in varie forme: a “calzino”, ad “accetta” oppure a forma di v, probabilmente perchè l’architettura delle mega trappole di pietra rappresentava diversi gruppi tribali e culturali.

La caccia alle risorse
La caccia ha rappresentato per millenni un’importante fonte di sostentamento per il genere umano, che fin dall’alba ha dovuto fare i conti con la necessità di accrescere il proprio fabbisogno alimentare. Di qui in poi i bisogni si sono gradualmente allargati, grazie al progresso economico, frutto di fasi di espansione, crisi e stagnazione. Ciò che è certo è che la logica di base dell’uomo cacciatore, probabilmente un suo tratto genetico e antropologico, solo in parte modificato dalla morale, è rimasta fino a oggi. Si tratta ovviamente di una pericolosa generalizzazione, da intendere maggiormente ai fini della costante ricerca del benessere, ovvero trarre profitto e migliorare la propria condizione. Invenzioni e innovazioni sono da collocare in questa prospettiva di caccia non più solo animale, ma di nuove oppurtinità di vario genere, in cui si intrecciano diverse prospettive. Per molto tempo si è creduto che la trappola Malthsiana fosse la risposta al mancato equilibrio demografico e al mancato benessere, ma ciò non ha impedito uan dura lotta dell’umanità verso ulteriori spiegazioni e migliori condizioni di vita. L’uomo di oggi è ancora cacciatore quando non rispetta gli ecosistemi naturali, e a differenza di ieri non possiede nemmeno la scusa della non consapevolezza, essendo uscito da tempo da un primordiale stato di natura.