Il Marocco indipendente: scopriamo la storia del paese durante il protettorato francese

Era il 2 marzo 1956 quando la Francia riconobbe l’indipendenza del Marocco, protettorato che aveva controllato dal 1912.

Di fronte alla crisi in Algeria e in Indocina, nel 1956 la Francia riconobbe l’indipendenza del Marocco, definendo l’apertura di un nuovo capitolo a seguito di decenni di protettorato.

Prima del protettorato francese

Principalmente nella seconda metà del XIX secolo, il Marocco conobbe una debolezza rilevante. Questa realtà permise agli europei di osservare il paese con uno sguardo d’interesse, orientato a voler definire un proprio potere in loco. Le due forze europee maggiormente coinvolte furono Francia e Spagna, le quali spartirono il loro desiderio di influenza rispettivamente nella zona meridionale e settentrionale del paese. Alla luce di ciò, la Germania si mostrò particolarmente risentita, come dimostrato dal discorso espresso dal Kaiser Guglielmo II, in cui affermò di essere vicino all’idea d’indipendenza marocchina da ogni potenza esterna. Le tensioni fra i due paesi si tradussero nella crisi di Tangeri, che vedeva una Germania orientata a impedire l’espansione francese in suolo marocchino. A tal proposito, venne organizzata la Conferenza di Algeciras, che si tenne nell’aprile del 1906. Essa si concluse comunque con il riconoscimento alla Francia e alla Spagna del potere di organizzare e gestire le forze di polizia di varie città portuali marocchine. Nel 1911 il paese fu comunque coinvolto in ulteriori ostilità, quando il sultano Abdelhafid fu assediato nella sua residenza di Fès. Questo determinò l’arrivo dei francesi, che soffocarono la ribellione e furono seguiti dagli spagnoli e dai tedeschi che giunsero in loco.

La nascita del protettorato

Con il Trattato di Fès, firmato il 30 marzo 1912, la Francia assunse ufficialmente la sovranità sul Marocco, su cessione del sultano Abdelhafid. Nacque così il protettorato francese, che mantenne comunque una certa sfera d’influenza spagnola. In merito a quest’ultimo punto infatti, nel novembre del 1912, Francia e Spagna si accordarono affinché la seconda potenza potesse esercitare il proprio controllo sulle regioni del Rif, dell’Ifni e della Tarafaya. La presenza francese si concentrò dunque prevalentemente nella zona centrale del paese. Non era la prima esperienza di influenza in territorio straniero per i francesi, come dimostrato dalla presenza in Algeria e Tunisia, ma il protettorato marocchino mostrò degli elementi differenti rispetto al tradizionale ed originario modello assimilazionista francese. Sebbene praticamente dipendente dalla Francia (e dalla Spagna), il paese mantenne la propria personalità come stato sovrano, con un sultano ancora sul trono senza però poter esercitare il proprio potere de facto. In loco venne attuato in sistema di collaborazione tra l’amministrazione francese e la popolazione coloniale e la Francia avviò un programma d’impulso nei confronti dell’economia marocchina, concentrandosi primariamente sulla commercializzazione, a livello internazionale, dei minerali locali e sulla modernizzazione del settore agricolo, che intrattenne rapporti privilegiati con il mercato francese. Il primo Residente Generale del Marocco fu Hubert Lyautey, che aveva alle sue spalle l’esperienza di generale e Ministro della guerra francese nel corso del Primo conflitto mondiale. Egli aveva un quadro ben chiaro in mente, orientato alla “civilizzazione” ed “educazione” della popolazione locale, con l’intento di mantenere inalterate le tradizioni e gli usi dei cittadini autoctoni. Il suo progetto consisteva nel non trasformare il Marocco in una realtà territoriale annessa alla Francia, bensì nell’ edificare una monarchia ricettiva nei confronti degli ideali occidentali e che potesse affiancarsi e collaborare con la Francia. La dimostrazione di tale presupposto ideologico fu l’aiuto fornito alle figure nobiliari marocchine nel costruire scuole private destinate all’élite e la possibilità, conferita al sultano, di continuare ad esercitare i propri poteri a livello politico e religioso, sempre sotto la tutela della Francia.

Le ribellioni e l’indipendenza del 1956

Dal 1921 al 1926, la popolazione berbera del Rif, catena montuosa situata nella zona settentrionale del Marocco, si ribellò alla presenza coloniale, avviando quella che divenne la Guerra del Rif. La loro avanzata ebbe inizio nei territori del paese sotto il controllo spagnolo, ma si estese rapidamente fino ad incontrare il suolo sottoposto al protettorato francese. I berberi decisero così di proclamare la nascita della Repubblica del Rif, ed i francesi decisero di spostarsi da Fès a Rabat, città che divenne la capitale del Marocco. Tale esperienza indipendentista cessò nel 1926, ma nel 1924 lo Stato venne coinvolto in ulteriori tensioni, quando alcuni nazionalisti facenti capo al Comitato d’Azione Marocchina richiesero che il Marocco tornasse allo status quo governativo antecedente il Trattato di Fès. Fu soprattutto nel corso della Seconda guerra mondiale che le tendenze nazionaliste acquisirono maggiore notorietà, quando nel 1944 il Partito Istiqlal (partito nazionalista e conservatore fondato nel 1937) pubblicò un manifesto che richiese l’indipendenza totale dalla dominazione estera. Il sultano Mohammed V si dichiarò favorevole a tale documento, mentre la Francia rese da subito chiara la propria volontà di non voler minimamente alterare lo stato attuale delle cose, tantomeno poter pensare ad un’indipendenza del Marocco. Il sultano, che nel corso degli anni continuò ad esprimere la sua vicinanza alle istanze nazionaliste, venne esiliato in Madagascar nel 1954 e sostituito da Mohammed Ben Arafa, il cui potere venne percepito come illegittimo dalla base popolare. Verso la fine del 1955, Mohammed V tornò in Marocco e nel frattempo la Francia stava conoscendo un momento di crisi acuta, vista la già avviata Guerra d’Algeria, tentò di intraprendere la via negoziale, ma si trovò costretta a riconoscere, il 2 marzo 1956, l’indipendenza al Marocco.

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