Il manifesto come voce generazionale: Greta Thunberg e i THE1975 sono la nostra

Un foglio che racchiude il tutto. Momenti impressi sulla carta stampata. Chi siamo? Come reagiamo a ciò che ci circonda? È tutto lì. Nel manifesto. Ma quale è il nostro?

Manifesto del movimento futurista su “Le figaro”

Il manifesto come voce degli artisti

Condensare un pensiero, un intero movimento, fino a delinearne i tratti principali, ponendoli come postulati, come assiomi imprescindibili. È questo lo scopo di un manifesto. Probabilmente il manifesto più celebre che viene in mente è quello del Futurismo.  Nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista”, pubblicato in introduzione alla raccolta “I poeti futuristi” del 1912, Marinetti detta le regole linguistiche e stilistiche della nuova letteratura. A suo dire, egli le avrebbe concepite in aeroplano, ispirato dal rumore dell’elica turbinante: viene così sottolineata l’importanza della macchina, del volo e della velocità nella visione futurista dell’arte in stretta relazione con il mondo contemporaneo e il suo stupefacente progresso tecnico.

Facendo qualche passo indietro si può pensare a quel piccolo capolavoro a quattro mani che è l’introduzione di “Lyrical Ballads”, scritto da Wordsworth e Coleridge. Nel loro manifesto tracciano con contorni delineati le basi del Romanticismo inglese, nel quale la poesia deve enfatizzare l’autenticità della vita rustica, l’uso del linguaggio semplice e l’importanza dell’emozione e dell’immaginazione.

Nel 1955 è la volta di “Howl” (urlo), il poema di Allen Ginsberg generalmente riconosciuto come il manifesto della Beat Generation. Quello di Ginsberg è, appunto, un urlo generazionale, un grido di frustrazione per denunciare la vacuità del mondo e l’insoddisfazione della gioventù a lui coeva. Viene usato l’hip language, un lessico vitale, autentico ed individuale, adatto per esprimere l’esperienza della realtà Beat.

Allen Ginsberg che legge “Howl” per la prima volta nel 1955, a Novembre. (collezione dell’Utah State University)

 

 

Greta Thunberg e i THE1975. il manifesto della nostra generazione

Dovendo scegliere il manifesto della nostra epoca, di questo preciso momento storico, si dovrebbe prendere- senza troppi indugi- l’ultima canzone (se può essere definita tale) del gruppo britannico dei THE1975.

Se c’è una costante nella loro discografia è proprio la traccia di apertura dei loro album, sempre rigorosamente intitolata THE1975, con lo stesso testo, lunga poco più di un minuto, ma sempre con una melodia diversa. Ma questa volta non è così.

È una voce acerba quella di Greta Thunberg , che parla calma, ma al contempo seria ed austera, con quel suo accento svedese che stride un po’ nei suoi discorsi in inglese, affinché tutti possano comprenderla. È al mondo intero che Greta chiede attenzione, proprio nel tentativo disperato di salvarci tutti.

“L’homo sapiens non ha ancora fallito” dice. Ci sprona a fare non più “del nostro meglio”, ma “l’inimmaginabile”. Perché forse solo così c’è speranza.

Da sfondo alle sue parole, tratte dal discorso tenutosi al World Economic Forum in Davos, in Svizzera, c’è una melodia al piano minimalista, che segue il tono della sedicenne svedese.

Matty Healy, il cantante dei THE1975, e Greta Thunberg

 

Non è una novità per i THE1975 cantare di problemi attuali, in quanto la band di Manchester, definiti “i nuovi Radiohead”, ha sempre usato la sua voce e la sua visibilità per mandare un messaggio. L’incontro con Greta Thunberg per i quattro segna solo l’apice del loro lavoro di denuncia sociale, che raggiunge le vette migliori in “Loving Someone”, brano nel quale si passa dall’ osservare come i media condizionino la nostra vita ai problemi economici del nostro presente; e in “Love it if we made it” (il singolo che gli è valso il premio di “Cantautore dell’anno” agli Ivory Awards) dove Matty Healy ci offre una visione a tutto tondo della nostra epoca: si parte del problema della migrazione fino a citare direttamente le affermazioni sessiste di Trump.

Matty Healy che regge un cartello che cita “Non siamo il nostro governo” durante il concerto dei THE1975 a San Pietroburgo

 

 

I THE1975 sono tornati più forti di prima, ponendo il discorso di Greta come manifesto della nostra generazione, puntando nuovamente l’attenzione sulla nostra realtà, cercando di suscitare uno stato di consapevolezza in tutti noi, come hanno sempre fatto e come continueranno sempre a fare.

So, everyone out there, it is now time for civil disobedience. It is time to rebel. -Greta Thunberg

 

 

Sara Paolella

  

 

 

 

 

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