Biancaneve è uscito al cinema con un disastroso flop al botteghino, causato anche da un sabotaggio anti-woke.

Già durante il making-of erano cominciate le discussioni su alcune scelte relative a questo film. Con l’uscita effettiva della pellicola nelle sale, il boicottaggio è diventato ancora più evidente. Sono molte le scelte che hanno scontentato i fan, ma anche alcuni addetti ai lavori. Da una parte l’ideologia woke che ultimamente sta toccando capillarmente tutta Hollywood, porta a compiere delle decisioni logicamente azzardate e prive di senso. Dall’altra parte, decisioni prive di senso che addirittura risultano anti-woke. Insomma, la Disney ha già dimostrato di voler stravolgere il tutto, anche andando contro il proprio pubblico, ma con questa rivisitazione live action, ha proprio superato ogni limite.
I fratelli Grimm
La fiaba originale di Biancaneve è scritta dai fratelli Grimm. La fiaba faceva già parte di tradizioni orali e del folklore del tempo. Ciò che i due fratelli hanno fatto è solo mettere per iscritto qualcosa che veniva solo raccontato a voce, in modo da non far perdere nel tempo le memorie legate a questi racconti. D’altronde, i due fratelli, non erano scrittori di fiabe di professione: essi erano linguisti e filologi. Conservare la cultura, il folklore e la tradizione orale era intrinsecamente parte della loro professione. Grazie al loro lavoro, le storie germaniche sono diventate patrimonio del mondo intero, anche se, in un certo senso, con qualche storpiatura. Infatti, le loro storie erano immerse in contesti oscuri, con personaggi ambigui e tenebrosi. Le vicende erano costellate di eventi sanguinolenti, sicuramente non adatti ai bambini. L’unico aggiustamento che fecero volontariamente i due filologi è l’omissione o il ridimensionamento di alcune scene sessualmente esplicite. Da qui, capiamo che ciò che abbiamo sempre visto, prodotto dalla Disney, è effettivamente lontano da quello che doveva essere la storia originale.

La versione originale
In tutte le fiabe originali, antecedenti le rivisitazioni della Disney (sia nei film d’animazione, sia nei live action), sono presenti delle differenze, talvolta sostanziali. Nella fiaba di Biancaneve, una differenza sostanziale è ad esempio il ruolo dell’antagonista. La “strega cattiva” infatti, è la madre naturale di Biancaneve. Inoltre, un altro aspetto fondamentale riguarda la parte finale della storia, ovvero il risveglio della principessa. Al contrario di quanto narrato nella versione animata, Biancaneve non si risveglia con il bacio del principe, ma per un “incidente di percorso”. Infatti, quando il principe ritrova il corpo di Biancaneve, chiusa in una teca di vetro, fa portare via la bara da alcuni servitori. Uno di questi inciampa e in questo modo, grazie al sobbalzo, fa uscire lo spicchio di mela avvelenata dalla gola della ragazza. A livello logico ha effettivamente più senso.
Per di più, nella fiaba originale sono presenti anche alcuni elementi macabri. La regina chiede al cacciatore di uccidere la figlia e di portarle poi le sue interiora, che avrebbe poi mangiato. Il cacciatore disobbedisce (come nel film) ma porta alla regina le interiora di un animale, che quindi si mangia.
Una volta scoperto che in realtà la figlia è ancora viva, la regina cerca di ucciderla nuovamente, ma non solo con la mela avvelenata. Inizialmente cerca di soffocarla con una cintura e poi utilizza un pettine avvelenato.
Problema di tradizione
Molti problemi che vengono portati a galla nel contrasto woke e anti-woke vengono totalmente ridotti alla conoscenza della versione originale. Per esempio, l’attrice che interpreta Biancaneve, Rachel Zegler, sostiene che hanno voluto rivisitare la scena finale, in modo che la salvezza della ragazza non dipendesse da un uomo. In effetti, la salvezza di Biancaneve, anche nella storia originale, non è dipeso da un uomo, ma da un mero incidente. Il fatto di rivisitare la fiaba perché (cito Zegler) “è antica, scritta nel 1812”, non implica che possa essere comunque rivalutato nel 2025, pur mantenendo la stessa trama. Oltre a questo, è stato proprio il casting della Zegler a creare i primi dissensi. Ad interpretare un personaggio caratterizzato dalla pelle bianca come la neve, è stata scelta un’attrice latina.
Altre discussioni in merito al film riguardano la comunità degli attori di Hollywood affetti da nanismo. Questo aspetto è stato contro-producente per la Disney. La scelta di rendere i nani, o per meglio dire, le “creature del bosco”, in CGI, ha fatto infuriare tutti gli attori che avrebbero avuto l’occasione di interpretare quei ruoli. In più, non c’era motivo di cambiare i nomi di questi personaggi. Anche nella fiaba originale essi sono descritti come nani che lavorano in miniera. La differenza è che non hanno un legame forte con la ragazza e non hanno un ruolo comico all’interno della storia. Non c’è, in effetti, alcuna ragione per cui i nani debbano per forza essere dei personaggi comici o buffi.
In tutto questo, quindi, la Disney vorrebbe entrare coi piedi di piombo in alcuni argomenti, ma senza tenere in considerazione tutte le possibilità (più logiche) che avrebbe potuto adottare. Questo ultimo trend riprodurre tutto in live action sarebbe potuto essere anche anche una buona idea. A questo punto, però, avrebbero potuto rileggere le fiabe originali e seguirle un po’ più fedelmente.