Il disastro ambientale è un problema scientifico-biologico o bisognerebbe considerarlo etico?

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, disse Lavoisier. Ma per quanto tempo continueremo a trasformare in rifiuti, il più delle volte non riciclabili, quanto ci è rimasto?

Il disastro ambientale è un problema dovuto all’attività umana, ma siamo abituati ad analizzarlo meramente dal punto di vista scientifico-biologico. L’aspetto che non viene quasi mai menzionato è quello fondamentale, da cui scaturisce ogni tipo di comportamento: l’etica. O meglio, la bioetica. Che in questo caso, compie un passaggio specifico che sfocia nella cosiddetta eco-etica.

Cos’è la bioetica e come si arriva all’eco-etica

Classicamente, la bioetica può essere definita come “lo studio sistematico del comportamento umano nel campo delle scienze della vita e dell’assistenza sanitaria, esaminato alla luce dei valori e dei principi morali” (Enciclopedia della bioetica). Dall’anno 1971, quando la parola “bioetica”, un neologismo introdotto dall’oncologo Van Rensselaer Potter, viene usata per la prima volta in una monografia dal titolo “Bioetica: ponte verso il futuro”, questa è diventata uno dei temi di riferimento obbligatorio in medicina e ricerca attuale. È però necessario precisare lo scopo di questa materia chiaramente transdisciplinare, che rende indispensabile avanzare su un buon vincolo operativo e teorico, per evitare discussioni senza un lineare oggetto di lavoro. Il termine Bioetica, utilizzato in questo campo, potrebbe risultare inappropriato o confuso. Per questo viene chiamata in causa la Eco-etica, che è una proposta morale basata sulla consapevolezza ecologica dell’individuo. Questa enfasi sulla consapevolezza ambientale si basa su due principi: il biocentrismo e la eco-dipendenza. Secondo questa posizione etica, l’essere umano si ritiene responsabile delle sue azioni sull’ambiente, a cui s’impegna di partecipare come essere vivente senza maggiori privilegi rispetto alle altre specie. In realtà, la ricerca dei principi etici normativi è particolarmente necessaria nel nostro frammentato ambito culturale, in quanto l’uso della coscienza individuale, spesso indicato come unica fonte di etica o morale, in troppi casi è stato dimostrato servire solo come un gateway di fuga o giustificazione delle opzioni etiche più comode o propiziatorie di azioni utilitarie, in cui si cerca di ottenere il massimo del beneficio personale. Tuttavia, parafrasando J.H. Newman, “se la coscienza ha i suoi diritti, è perché ha anche i suoi doveri”.  Quando ci si riferisce all’etica e alle leggi, ci chiediamo cosa genera cosa, se al modo “naturale” della formulazione di leggi, l’etica debba conformarsi o se forse è il contrario. Ad una risoluzione di questi potenziali conflitti, spera di contribuire la riflessione bio ed eco-etica, tramite esperienza sul campo ed opinioni argomentate. Se è possibile apportare un po’ di luce a questi complessi dubbi, sarà rendendo possibile il desiderio di Albert Schweitzer, medico e Premio Nobel per la Pace:  “Che il rispetto per la vita, come risultato della contemplazione nella volontà cosciente di vivere, non ci conduca a cercare il nostro beneficio, ma a vivere al servizio di coloro che dipendono da noi.”

I valori sull’ambiente nell’etica e l’educazione

Alcuni studiosi hanno suggerito di denominare l’epoca in cui viviamo “età della plastica”, secondo la teoria per cui come noi parliamo di Età della pietra ed Età dei metalli, un giorno gli archeologi ci ricorderanno in base al materiale più diffuso oggi. Considerazioni di questo tipo sembrano piuttosto mirate a scuotere coscienze, cercando di fornire stimoli per rinnovare i propri propositi ed aprire nuove fonti di speranza per un futuro incerto. Questo desiderio di cambiamento, palpabile individualmente, è ampiamente generalizzato, poiché generalizzati sono i problemi che riguardano l’intera società. Uno di questi ha a che fare con degli atteggiamenti ordinari adottati dai più, ciò che appartiene al campo dell’etica e quindi coinvolge il dominio della relazione con noi stessi e con gli altri. Negli ultimi cinquant’anni, abbiamo apportato modifiche radicali all’ambiente, fino a mettere in pericolo l’esistenza della vita sulla terra. E questo dovrebbe smettersi di considerarlo solo un problema scientifico, in quanto si tratta principalmente di una questione di etica. I problemi ambientali non sono il prodotto della fatalità, sono correlati agli interventi umani. E questi presentano molte componenti, non solo economiche, ma anche scientifiche e tecnologiche, politiche e legali nel loro complesso. Proprio per questo, bisogna interrogarsi sulla natura degli interventi o della condotta umana, cioè sul modo in cui queste azioni hanno origine e si presentano in relazione all’ambiente. Quali sono le prevedibili conseguenze a breve, medio e lungo termine di questi interventi? E cosa possiamo fare a riguardo? Sono domande inevitabili in un’analisi ambientale  l’etica incorpora il modo per interrogarsi sul comportamento degli uomini in relazione all’intera biosfera.

Uno dei componenti fondamentali di un intervento ambientale è legato allo sviluppo scientifico-tecnologico, poiché è quanto ci ha permesso di usare la natura per innescare situazioni che hanno finito per mettere in pericolo la continuità della vita. Tradizionalmente, il problema dell’etica non è stato collegato ad aspetti legati alla natura e l’ambiente. I classici interrogativi sul rapporto tra essere e dovere, causa e fine, natura e valore, appartenenti al dominio dell’etica, sono stati circoscritti ad una sfera in cui la questione dell’ambiente è stata esclusa. E solo da pochi decenni, questa è diventata una preoccupazione etica notevole. L’era che iniziò a metà del XX secolo, con la capacità dell’uomo di rompere il rapporto costante tra uomo e natura, attraverso lo sviluppo scientifico-tecnologico, ha modificato in modo significativo il paesaggio. Prima di allora, gli interventi dell’uomo nella natura, come li vedeva lui stesso, erano essenzialmente superficiali e incapaci di danneggiare il suo equilibrio permanente. Il dominio tradizionale dell’etica era circoscritto al rapporto tra gli uomini, nella città. Il permanente era la natura, il cambiamento le sue opere. La natura non era soggetta alla responsabilità umana: si è sempre presa cura di se stessa e si è anche presa cura di lui. Di fronte alla natura, non si usava l’etica, ma piuttosto l’intelligenza e la capacità di inventare. Ma ciò che abbiamo appreso nel ventesimo secolo è che la natura è vulnerabile. Il moderno sviluppo scientifico-tecnologico ci ha palesato la tremenda vulnerabilità della natura, che non era stata sospettata prima che diventasse riconoscibile. Nessuna etica precedente prendeva  in considerazione le condizioni globali della vita umana o il futuro remoto, ancor meno l’esistenza stessa della specie. Il fatto che questi assunti siano in gioco oggi, richiede una nuova concezione di diritti e doveri, qualcosa per cui nessuna precedente etica o metafisica fornisce i principi o una dottrina prestabilita. È a questo punto che appare il principio di responsabilità, come l’elemento base per considerare una nuova etica. Ciò richiede una nuova classe di imperativi etici. In linea di principio, la morale dovrà quindi invadere la sfera della produzione economica, da cui in precedenza è rimasta lontana, e dovrà farlo sotto forma di politica pubblica.

D’altra parte, dobbiamo promuovere modi di costruire un’attività scientifica che comprenda l’analisi dei problemi ambientali di natura globale, come ad esempio la scomparsa di un ecosistema, intere civiltà o il pianeta stesso. Il principio di responsabilità deve essere un punto di partenza, deve essere una forza di conoscenza preliminare, un a priori che dovrebbe portarci a procedere con cautela sull’ambiente. E a questo punto, uno degli elementi che può farci recuperare le sue capacità. Infine, dobbiamo continuare a estendere l’educazione ai valori morali, coinvolgendo in essa la questione dell’ambiente e di conseguenza il concetto di sviluppo sostenibile, che costituisce l’asse di speculazione sui problemi ambientali. È probabile che le persone del futuro saranno più ricche, ma erediteranno un ambiente più degradato. In questo senso, l’idea di equità intergenerazionale, come base della sostenibilità, diventa un concetto fondamentalmente etico. L’etica del XXI secolo in relazione all’ambiente deve continuare ad estendersi a tutti i livelli della società e non solo all’ambiente scolastico. Il concetto di sostenibilità come assunto intrinsecamente morale.  Un’etica per l’umanità.

Carla Stincone

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