Il dermatologo Leonardo Celleno spiega come contrastare i danni da gelo e le radiazioni alla pelle

Labbra, Viso e mani: come cambia la beauty-routine quando le temperature sono basse? soprattutto che misure possiamo adottare per contrastarli e come funzionano i dispositivi a cui ricorriamo?

Ok va bene quest’anno hanno rilevato 20 gradi al polo sud e il vero problema è il caldo anomalo generalizzato più che il freddo, ma chi va in settimana bianca o si trova in zone fredde deve ricordarsi di proteggere la pelle. Quando cala la temperatura tira ed è più secca. Le mani e le labbra si screpolano. E il forte vento di questi giorni peggiora la situazione. Se poi si va sulla neve, i forti sbalzi tra il gelo delle piste e il calore degli ambienti interni crea un micro-trauma a livello dei capillari del viso con arrossamenti e irritazioni senza scordare che il vento è un nemico temibile in montagna e sulle piste, che può potenziare gli effetti di gelo. Insomma, anche l’epidermide pelle ha bisogno di ‘attrezzarsi’ per reagire al freddo.

Gli esperti di dermatologia si pronunciano in merito.

 

Gli effetti del freddo sul viso

Il viso e le mani sono la parte del corpo più esposta all’ambiente esterno e di conseguenza le prime e le più duramente colpite. Durante l’inverno è più facile che l’epidermide vada incontro a fenomeni di secchezza, disidratazione, arrossamenti, perdita di elasticità.

“Accade perché il freddo, il vento, i raggi UV ed altri fenomeni atmosferici tipici della stagione fredda, alterano e danneggiano il film idrolipidico, ossia quella pellicola protettiva che riveste lo strato corneo consentendo la funzione barriera della pelle”, spiega Leonardo Celleno, dermatologo e presidente dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (Aideco). “Senza difese la pelle è più debole e facilmente permeabile da sostanze ed agenti esterni come germi e batteri”.

Un altro problema diviene lo smog, specialmente per le città della pianura padana. Oltre ai polmoni, anche la pelle risente delle conseguenze dell’inquinamento ambientale. Lo smog porta alla produzione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle che perde così luminosità e si presenta grigia e spenta. Non solo: aumentano le macchie cutanee e le discromie ma anche couperose e rosacea.

“Per proteggere la pelle – spiega il dermatologo – è indispensabile per prima cosa utilizzare prodotti cosmetici formulati con sostanze antiossidanti come vitamine e polifenoli, in grado di contrastare la proliferazione di radicali liberi e delle metallo-proteinasi (MMP), responsabili della degenerazione di tessuti e cellule”.

“Chi ha una pelle secca – suggerisce Celleno – dovrebbe orientarsi verso prodotti più ‘grassi’ come oli o latti detergenti, viceversa, per coloro che hanno una pelle mista/grassa meglio scegliere formulazioni in gel, più leggere”.

 

Il problema delle radiazioni:

I raggi Uv si intensificano con l’alzarsi della quota? Che il sole a picco e le belle giornate in montagna, tanto sognate da vacanzieri e alpinisti, nascondono anche molti pericoli? La minaccia è soprattutto per la pelle e per gli occhi, che senza opportuni accorgimenti, possono soffrire dell’eccessiva esposizione solare e riportare gravi danni.

L’irraggiamento proveniente dal sole è costituito da un vasto spettro di radiazioni, che vengono classificate in  varie categorie  a seconda della loro lunghezza d’onda. Tra tutte queste radiazioni solo una piccola parte è responsabile dei fenomeni biologici che possono interessare il corpo umano.
I raggi Uv, che si dividono in Uva, Uvb, e Uvc, sono quelli più attivi dal punto di vista biologico. In particolare sono in grado di causare le ustioni a livello della pelle e l’oftalmia da neve.

Più si sale di quota più l’atmosfera è rarefatta, e di fatti il principale scudo che ci protegge dalle radiazioni si assottiglia.

Si dice che la quantità dei raggi Uvb aumenti del 4 per cento ogni 300 metri. di dislivello. Quattro sono i fattori in grado di rendere i raggi Uv più aggressivi: la quota, infatti la filtrazione atmosferica diminuisce mentre si sale; la superficie di riflessione, infatti la neve può arrivare a riflettere fino a circa il 90 per cento delle radiazioni; il cielo, perchè i raggi Uv non vengono assorbiti dalle nubi o dalla nebbia e, al di sotto dei 2000 metri, un cielo nuvoloso è in grado di emettere circa la metà dei raggi Uv. Infine, c’è la durata dell’ esposizione: le lesioni causate dai raggi Uv compaiono dopo qualche ora e, in caso di esposizioni intermittenti, va ricordato che le lesioni si sommano qualora l’intervallo che le separa non superi le 24 ore.

Per quanto riguarda gli effetti biologici precoci dei raggi solari sulla pelle, oltre al calore e all’arrossamento a livello cutaneo, compare velocemente una certa  pigmentazione.

I sintomi di tipo ritardato (colpo di sole) possono essere di primo grado, con una pelle di colore rosa pallido che diventa normale in 2-3 giorni, senza spelature; di secondo grado, con rossore intenso della cute tendente al violaceo che si spela entro 72 ore; di terzo grado, quando oltre al colore rosso-violaceo della pelle, compare un gonfiore del viso e delle palpebre, ma dopo la spelatura la pelle conserva una certa abbronzatura.

Quando i sintomi sono di quarto grado, si tratta di una ustione di secondo grado, accompagnata da brivido, febbre, e senso di nausea. La pelle è a brandelli e, nel tempo, possono rimanere delle cicatrici. Anche in questo caso è indispensabile e fondamentale  la prevenzione, applicando creme solari protettive di buona qualità , proteggendo, specie oltre i 3000 metri di quota , le parti del corpo più sensibili e più esposte . In caso di “ colpo di sole “ si possono somministrare dei farmaci antinfiammatori e delle creme ammorbidenti, idratanti e antisettiche.

Quali dispositivi possiamo utilizzare per proteggerci?

I filtri solari cosa sono e come funzionano?

Partiamo col fatto che i solari sono un problema dl punto dei vista legislativo per tutti coloro che si occupano di cosmetica. Infatti a seconda della località si fa riferimento a sistemi legislativi differenti.

Nell’articolo 2 del regolamento CE n.1223/2009 del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici, i filtri UV vengono definiti come “sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da determinate radiazioni UV attraverso l’assorbimento, la riflessione o la diffusione delle radiazioni UV”.

I filtri solari vengono abitualmente suddivisi in due gruppi: filtri chimici e filtri fisici. In verità, una distinzione che utilizza una terminologia di questo tipo potrebbe essere fuorviante e non propriamente corretta. Difatti, tutti i filtri solari sono composti chimici in grado di proteggere – attraverso differenti meccanismi d’azione – la pelle dai raggi UV. Tutti i filtri solari sono, infatti, in grado di assorbire, riflettere o diffondere le radiazioni ultraviolette in maniera più o meno accentuata: alcuni di essi ne assorbono una piccola porzione e ne riflettono la maggior parte; altri, invece, presentano capacità assorbenti la radiazione maggiori.

Sta proprio qui il trucchetto chimico. Tutto si gioca sulla natura chimica della molecola. Di fatti come arriva idealmente la radiazione dobbiamo immaginare che la molecola cambi conformazione assorbendo l’energia e così rilasciandola via senza che arrivi a colpire la nostra pelle. Il tutto grazie ad un doppio cambiamento conformazionale prima nell’assorbire e poi per tornare alla conformazione originale rilasciando l’energia che così viene deflessa in parte.

 

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