L’occasione della festa della donna è sempre motivo di interesse. Vede posta al centro la necessità di valorizzare il ruolo della donna all’interno della società. Spesso con doni o usanze che però ne sminuiscono la figura. Con dono si intende un passaggio di proprietà di un bene da un soggetto ad un altro. Senza alcuna compensazione diretta che deriverebbe dallo scambio commerciale. Da un punto di vista sociale spesso ha una funzione di coesione sociale e di ristabilimento dell’equilibrio prima alterato.

Il ciclo del progresso

Il ciclo del progresso è un cortometraggio disponibile su Netflix che ha vinto il premio Oscar come miglior cortometraggio documentario. Ambientato in India, tratta del problema e del tabù del ciclo mestruale, che è causa di imbarazzo per molte donne. Poiché non sono fornite di strumenti adatti per approcciarsi alle mestruazioni in modo intimo e riservato. Il ciclo così diviene fonte di disagio, non solo per un fatto puramente estetico, ma perché non è conosciuto appieno dai cittadini. Spesso anche le stesse donne non sono consapevoli del proprio corpo. Essendo così un concetto labile è possibile fantasticarci sopra ed inventare storie e aneddoti non del tutto veritieri.

Il corto si pone l’obiettivo di documentare come l’immissione di macchinari volti alla creazione di assorbenti artigianali, cambiasse l’approccio all’argomento. Dato che della distribuzione degli stessi se ne sono occupate principalmente le donne di quella determinata zona urbana.

La giornata internazionale della donna

La giornata internazionale della donna, o più comunemente chiamata con il nome di festa della donna, ricorre ogni anno l’8 marzo. Per ricordare sia le conquiste economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.

Questa giornata avveniva in un clima in cui le donne stavano piano piano entrando nella sfera politica e divenivano a tutti gli effetti delle cittadine. Già nel 1907 al congresso della II Internazionale socialista che si tenne a Stoccarda, vennero trattati anche la questione femminile e la rivendicazione del voto delle donne. Oltre al discutere quale atteggiamento tenere in caso di guerra europea e come gestire il colonialismo.

 

La questione femminile

Con questione femminile si intende uno specifico momento della storia, nel XIX secolo, in cui le donne prendevano coscienza dei propri diritti. Rivendicando anche il diritto di equità e di partecipare alla vita politica attraverso il voto. Il loro obiettivo era trasformare il suffragio realmente in universale e non solo maschile. È logico che tale movimento ebbe il suo sorgere negli stati in cui già da tempo era in vigore l’esercizio della democrazia rappresentativa. Anche perché spesso in quella società persisteva un’oppressione puritana dalla quale le donne volevano giustamente liberarsi. Queste idee si realizzarono all’inizio del secolo XX.

 

L’8 marzo 1917 le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. La fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato. Così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio.

Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia». Successivamente prenderà il nome di “Giornata internazionale della donna”

La connotazione fortemente politica della Giornata della donna nelle sue prime manifestazioni, le vicende della seconda guerra mondiale e infine il successivo isolamento politico della Russia e del movimento comunista nel mondo occidentale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Confusione delle origini

Nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori e lavoratrici.

Furono create differenti versioni erronee o che  comunque deformavano la realtà delle cose. In seguito a questa confusione l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite propose ad ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L’8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

 

Il movimento femminista si proponeva di valorizzare la figura della donna all’interno della società. Ormai era chiaro, almeno sul piano teorico, che la donna non era più solamente un corpo da sfruttare per procreare e che il suo unico scopo era il prendersi cura della propria famiglia. In una manifestazione dell’8 marzo 1972 il matrimonio venne definito come prostituzione legalizzata, si richiedeva la legalizzazione dell’aborto e la liberazione omosessuale. La protesta finì per essere repressa violentemente dalle autorità, imponendo la violenza come unica risposta alla differenza di opinione, lanciando così un messaggio sminuente per le proposte portate avanti e allo stesso tempo sminuente per il ruolo della donna stessa.

Gramsci…

Gramsci nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, divenendone segretario e leader dal 1924 al 1927, ma nel 1926 venne ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita.

Considerato uno dei più grandi pensatori del XX secolo, una volta rinchiuso in carcere cominciò a scrivere dei quaderni (‘Quaderni dal carcere’) e a trattare il tema che poi diverrà distintivo del suo pensiero, quello di cultura subalterna e cultura egemonica. Con cui esprime la dicotomia delle due e l’esercizio del potere di quella egemonica in quanto superiore o concepita come tale, imponendo così i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno ad un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne. È evidente la grande influenza marxista e l’adesione piena a questo pensiero.

 

…e la cultura subalterna

Egli critica soprattutto lo stato subalterno dell’intellettuale, ma è una teoria estendibile a qualsiasi principio di inferiorità sociale, come per esempio la critica post-colonialista in molti paesi. Mette in evidenza la complessità degli apparati culturali attraverso i quali le classi dominanti esercitano il potere, che non è esercitato solo con la violenza. Si effettua così un dominio di classe, vale a dire un processo egemone attuato da una classe dominante che detiene il potere sugli aspetti della vita culturale.

In questo modo la classe subalterna sente la necessità di emanciparsi e uscire dal clima chiuso a cui è stata abituata. Di conseguenza la cultura elaborata dalla società subalterna non sarà mai autonoma ed esclusiva, ma sarà sempre dipendente da quella dominante ed esprimerà sé stessa in contrapposizione ad essa.

È impossibile definire una sfera culturale priva di influenza o chiusa al giorno d’oggi, si imputava l’aggettivo ‘chiusa’ ad una cultura non influenzata dall’Occidente e che quindi persegue ancora i propri usi e i propri costumi, senza tener conto di influenze esterne, ma essendo questo un giudizio eurocentrico, è impossibile definire una cultura chiusa se non si tiene conto di altri fattori. Sebbene la cultura subalterna sia ai margini della società non può essere men che mai dichiarata come chiusa, poiché la sua relazione con la cultura dominante è costante.

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