Iconoclastia anti-razzista: ha senso distruggere monumenti di persone giudicate “razziste” in modo decontestualizzato?

Giudicare la storia e la cultura retroattivamente, con la consapevolezza del futuro: è davvero una scelta produttiva?

 

 

Fino a che punto scagliarsi contro la storia e la cultura passate con la consapevolezza di oggi può essere utile? Rispondiamo analizzando uno dei massimi autori italiani come Dante in riferimento alla distruzione delle statue nelle piazze di tutto il mondo.

Quando si dice ‘scendi dal piedistallo’…

Dopo la morte dell’afroamericano 46enne  George Floyd a Minneapolis lo scorso 25 maggio, stiamo assistendo ad una rivolta generale nelle piazze di tutto il mondo, dove sono sempre di più le persone che si mobilitano per denunciare i crimini del razzismo sistemico e, più in generale, delle discriminazioni a sfondo razziale nei confronti dei neri. Negli ultimi giorni, però, stiamo assistendo ad un fenomeno nuovo che sta via via sempre più prendendo piede all’interno della battaglia, che consiste nel distruggere, imbrattare e vandalizzare le statue di personaggi storici che rappresenterebbero dei simboli dello schiavismo e dei crimini razziali. Negli USA a Richmond (Virginia) e a St. Paul (Minnesota), sono state abbattute le statue di Cristoforo Colombo. Il navigante genovese è infatti accusato di essere l’autore di un genocidio nei confronti dei nativi americani ed è considerato come il ‘pioniere’ di quel sentimento di supremazia dei bianchi sui neri che regna da secoli nel paese, dato che fu il primo a conquistare (sotto ordine della monarchia spagnola) i territori americani sottomettendone le popolazioni. Curioso il parallelismo avvenuto a Londra, a Parliament Square, dove i manifestanti hanno preso di mira la statua di Winston Churchill, imbrattandone la base con la scritta ‘racist’ (razzista), riferendosi ad alcune posizioni antisemite e razziste dell’ex Primo Ministro inglese, chiedendo la rimozione del monumento.   Alla luce di quanto scritto sopra, sembra che il sentimento di indignazione esploso in tutto il mondo non abbia più solo l’obbiettivo di combattere nel presente per porre fine alle disuguaglianze e chiedere un futuro migliore, ma pare che voglia agire anche sulla storia passata, attuando una forte revisione atta a riscrivere e reinterpretarla secondo la visione odierna. Ma la mia domanda è: è possibile farlo? E, se si, fino a che punto può essere qualcosa di produttivo?

 

Non facciamo di tutta l’erba un fascio

Premetto che l’argomento è molto complesso e sfaccettato, ma proverò a rispondere alle domande del capitolo precedente portando il mio punto di vista. Per prima cosa, penso che sia necessario diversificare le varie personalità rappresentate dalle varie statue che vengono abbattute in questi giorni, perché non è corretto ‘fare di tutta l’erba un fascio’. In America, ad esempio, sono state abbattute, oltre alla statua di Colombo, altri monumenti, come quello di Robert E. Lee, un generale che negli anni della Guerra Civile americana era a capo dell’esercito sudista, favorevole allo schiavismo. Queste personalità, in effetti, sono celebrate e commemorate principalmente per le loro imprese di conquista e per l’annessa schiavitù che ne derivò, quindi posso comprendere e sarei anche a favore di una revisione delle loro figure a livello storico, ad iniziare, per esempio, dai programmi scolastici, dove andrebbe maggiormente posto l’accento, soprattutto per quanto riguarda  Colombo, su quelle che furono per gli indigeni le conseguenze della scoperta e della conquista dell’America, sensibilizzando i ragazzi ad avere una visione più completa della storia, meno eurocentrica e più multietnica. Sarei anche d’accordo ad un rinnovamento urbanistico, poiché penso sia normale che con il tempo la società evolva e con essa i valori cambino, quindi penso che arrivati a questo punto di rottura, sia opportuno che in tutte le città che ne sentano il bisogno, si riuniscano delle assemblee che con le relative amministrazioni discutano sul sostituire statue raffiguranti figure ormai obsolete e lontane dal sentire comune odierno.

 

 

Giù le mani da Winston Churchill

Diverso è il discorso quando invece si tocca la statua di Winston Churchill. Questo lo trovo un gesto altamente sconsiderato e che non giustifico, frutto di un eccesso di ‘politically correct’, in cui adesso la tendenza è quella di cancellare dalla storia ogni personalità che abbia espresso posizioni razziste, antisemite, omofobe e via discorrendo, dimenticandoci però di contestualizzare queste persone nella società e nei valori della loro epoca e, cosa ancor più grave, dimenticando a volte‘ quali siano le motivazioni per cui, ancora oggi, ha senso celebrarne la memoria. Prendiamo appunto il caso di Churchill, primo ministro inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale si oppose al regime nazi-fascista, essendo un tassello fondamentale nel difendere gli ideali di libertà e democrazia che ci hanno condotto oggi a vivere in un sistema democratico dove ci si propone di tutelare e difendere i diritti di tutti i cittadini. Direi che questo è un motivo sufficiente per far sì che, ancora oggi, abbia senso che la sua statua sorga al centro di Parliament Square a Londra, poiché ci ricorda l’importanza di combattere le dittature e l’importanza di un sistema democratico. Poi, detto questo, nulla toglie che alcune dichiarazioni e posizioni dell’ex Primo Ministro siano state indubbiamente razziste e oggi, con il senno del poi, trovo giustissimo esserne indignati e prenderne le distanze, ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando di un’altra epoca, in cui purtroppo i valori erano diversi da quelli di adesso, e dove ciò che a noi indigna, nel 2020, allora veniva considerato normale. Trovo che però, ci sia una differenza abissale con la questione di Colombo, poiché la sua statua in effetti è solamente legata ad un concetto di schiavismo e ‘supremazia bianca’, mentre Churchill, seppur con le sue lacune che sono da condannare, è un simbolo europeo dello spirito democratico antifascista.

 

 

E come la mettiamo con la cultura?

Non dobbiamo dimenticarci che spesso i valori e i costumi di un società passano anche, anzi soprattutto, attraverso la cultura. E a proposito di ciò che sta succedendo in America, spesso è successo che anche alcune opere considerate dei pilastri della letteratura, come ad esempio in Italia troviamo il caso di Dante Alighieri, fossero messe alla gogna in quanto considerate veicoli di ideali discriminatori. A questo proposito, allego il link di un articolo di qualche anno fa uscito su “Il Corriere della Sera” in cui è proprio la Commedia ad essere al centro delle polemiche che, in qualche modo, la vorrebbero togliere dai programmi scolastici. https://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml Le accuse mosse sono quelle di razzismo, xenofobia, islamofobia, omofobia e antisemitismo, insomma, non ci si è fatto mancare niente direi! Per quanto è vero che nell’opera Dante pecchi di tutte le discriminazioni che gli vengono attribuite, dobbiamo sempre contestualizzarla nell’epoca in cui è stata concepita, ovvero in pieno Medioevo. Un momento storico in cui la religione cattolica permeava ogni aspetto della vita di ogni uomo, e dove era considerato assolutamente normale, quasi sano direi, essere intolleranti verso ‘gli infedeli’, e quindi gli islamici e gli ebrei, dove era altrettanto consuetudine scagliarsi contro i gay, in quanto secondo la visione cattolica si macchiavano di un peccato considerato mortale e abominevole, la sodomia. In conclusione, però, trovo che sia altrettanto giusto che oggi, nel 2020, la nostra società, che è completamente mutata attraversando secoli e secoli di storia, trovi riprovevoli alcuni atteggiamenti e pensieri dell’epoca, ma penso che sia altrettanto importante continuare a veicolare questo colosso di cultura occidentale nelle scuole, in quanto può ancora rappresentare un ottimo spunto per la discussione di temi che risultano ancora estremamente attuali, per l’immensa capacità poetica dell’autore, per l’importanza della lingua e soprattutto perché penso che, se opportunamente spiegata dagli insegnanti di oggi e che quindi vivono secondo la sensibilità e i costumi sociali odierni, possa essere un ottimo strumento di confronto per riflettere su come si sia evoluta la società e riflettere sul fatto che tutti i valori che oggi diamo per scontati non lo sono sempre stati,  e che quindi è necessario non abbassare mai la guardia, ma continuare a difenderli con le unghie e con i denti.

 

Per finire, vorrei dire che trovo poco utile concentrarsi su statue e personaggi del passato che si sono macchiati di razzismo guardando a loro retroattivamente con il ‘senno del poi’. Penso che sia molto più utile domandarci perché, ancora oggi in Italia, nel 2020, Matteo Salvini, un politico che basa le sue campagne elettorali su ideali razzisti diffondendo odio e paura verso il concetto dello ‘straniero’ , sia il leader di uno dei partiti più votati nel nostro paese.

 

 

 

 

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