I viaggi interstellari potranno raggiungere la velocità della luce come il famoso TARDIS

Per un ingegnere della NASA i viaggi interstellari alla velocità della luce sono già realizzabili.

Di tanto in tanto sbucano fuori nuove idee per tentare di accelerare i voli spaziali fino a velocità prossime a quella della luce.

Un nuovo motore supersonico

Purtroppo fino a oggi tutti i progetti sono finiti in nulla o al più rimangono come possibilità remote, ma chi non si arrende immagina anche motori di nuova concezione e che magari sfidano le leggi della fisica. Recentemente si era parlato di nuovo dell’EM Drive, ma poi non ne è venuto fuori niente. Al momento non sembra esserci la possibilità di sfuggire a quella semplice e banale legge della fisica che ci racconta di azione e reazione: è così che ci solleviamo da terra, voliamo nel cielo e viaggiamo nello Spazio – indirizzando una energia in una direzione per muoverci nella direzione opposta. Ora però un ingegnere della NASA, David Burns, sostiene di aver messo a punto un sistema che darebbe modo a un razzo di raggiungere e viaggiare nello Spazio senza bisogno di carburante. Il suo motore porterebbe un razzo a velocità vicine a quella della luce. Burns sostiene che il suo motore elicoidale sfrutta gli effetti di “alterazione di massa” che si verificano a velocità che rasentano quella della luce. Sarebbe davvero strano se le idee di Burns fossero abbracciate con entusiasmo dalla comunità scientifica, ma Burns sostiene di non avere paura di confrontarsi con gli scienziati. Si immagini di avere una scatola posta su una superficie senza attrito, per esempio nello Spazio. Dentro la scatola vi è un’asta sulla quale può scorrere un anello. Se si desse una spinta all’anello questi andrebbe in una direzione e la scatola nell’altra. Arrivato a fine corsa l’anello rimbalzerebbe indietro e la scatola si muoverebbe nell’altra direzione. Ma se la massa dell’anello diventasse molto elevata quando scorre in una direzione rispetto a quando scorre nell’altra, la scatola riceverebbe una spinta maggiore a un’estremità e minore all’altra. Così la scatola si sposterebbe “di più” in una direzione.

Un veicolo spaziale che viaggia inducendo un ponte di Einstein-Rosen, liberamente basato sulla pubblicazione del 1994 di Miguel Alcubierre sulla propulsione ultraluce.

Variazione della massa, una cosa molto anomala

Il trucco di Burns è che vuole far cambiare massa a un oggetto: non è impossibile se, come dice Einstein, si lancia un oggetto a velocità prossime a quella della luce – in quanto guadagnerebbe massa. E dunque basterebbe, secondo Burns, sostituire l’anello con un acceleratore di particelle dove gli ioni vengono rapidamente accelerati in una direzione e velocemente rallentati nell’altra. Per ragioni tecniche l’acceleratore dovrebbe essere costruito a forma di elica (ecco da dove viene “motore elicoidale”). Nel suo lavoro Burns non si ferma alla teoria, ma dà anche valori concreti: un acceleratore grande 200 metri in lunghezza e 12 metri in diametro, con una richiesta di 165 megawatt di potenza potrebbe generare solo 1 newton di spinta, una forza simile a quella che si produce quando si tamburellano le dita sul tavolo. Ma se il motore venisse azionato nello Spazio, dove non c’è attrito, la continua accelerazione lo potrebbe portare a velocità relativistiche. Ci sono dei limiti in quest’idea, è vero, ed è lo stesso Burns ad affermare che realizzato così il motore elicoidale sarebbe poco efficiente, ma, sottolinea, ancora una volta si dimostra che con ciò che sappiamo possiamo già ottenere risultati inaspettati.

Una delle astronavi più veloci di sempre

Il TARDIS è la macchina del tempo e astronave utilizzata dal Dottore, il protagonista della serie televisiva britannica di fantascienza Doctor Who. Ha le sembianze di una cabina del telefono blu usata dalla polizia britannica negli anni sessanta. Ormai il TARDIS è entrato a far parte della cultura popolare, tanto che anche in patria la forma della cabina blu viene associata più alla serie televisiva che all’oggetto reale da cui ha preso ispirazione. Il significato attribuito al termine TARDIS è “Time And Relative Dimension In Space” ovvero “Tempo e Relativa Dimensione nello Spazio”, tradotto nel doppiaggio italiano del primo episodio come Tempo e Relativa Dimensione Interna allo Spazio. Questa interpretazione gli è stata attribuita dall’attrice britannica Carole Ann Ford, interprete del personaggio di Susan, nipote del Dottore che ha accompagnato il nonno nelle prime puntate della serie. La sala comandi è l’ambiente principale del TARDIS e la stanza dentro la quale ci si trova una volta oltrepassata la porta della cabina blu. Nonostante i diversi mutamenti nei dettagli, la sua struttura è sempre stata caratterizzata dalla console dei comandi a forma esagonale, posta al centro. Nella nuova serie i cambiamenti interni della nave acquistano le caratteristiche di vere e proprie ristrutturazioni che trasformano l’architettura e lo stile interno al pari delle rigenerazioni del Dottore, ma non sempre in corrispondenza con queste.

Questa cabina telefonica è in realtà il Tardis, che si muove nello Spazio e, giustamente, nel Tempo per raggiungere ogni luogo dove ci siano guai, in questo e in molti altri universi.

 

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