Il Superuovo

I fratelli Verri creano un luogo d’incontro per intellettuali e persone comuni: “Il Caffè”

I fratelli Verri creano un luogo d’incontro per intellettuali e persone comuni: “Il Caffè”

“Il Caffè” di Verri: una rivista di incontri.

giornali | Bologna - 05/05/2012 - set dello spot de il Fatto… | Flickr

I bar furono da sempre luogo d’incontro per moltissime persone e “Il Caffè” di Pietro Verri prese spunto da questa visione della cultura: una rivista che fosse occasione di libero scambio di idee. Il giornale lombardo divenne quindi la casa in cui poeti, artisti, letterati ed intellettuali si confrontavano, discutendo di cultura, politica e della società loro contemporanea.

Il Caffè

Pietro Verri fondò l’Accademia dei Pugni, dalla quale nacquero opere sublimi, oltre a “Il Caffè“, un periodico lombardo che aveva lo scopo di diffondere le idee degli appartenenti al gruppo. Tra questo gruppo di persone si riconoscono nomi di grande importanza come quelli di Cesare Beccaria, Alfonso Longo e Paolo Frisi. Si considera questo come il primo giornale italiano capace di agitare le idee. Era infatti un progetto d’avanguardia che smuoveva tradizioni e pregiudizi secolari, sia in campo letterario che sociale e politico. All’interno di questo periodico si discuteva di tutto, proprio come poteva accadere in un bar di quei tempi. Veniva stampato a Brescia, all’interno del territorio veneto, nel tentativo di sfuggire alla censura imperiale. Pertanto i suoi scrittori avevano maggiore libertà, utilizzando uno stile ricco di francesismi e di spontaneità. Naturalmente vi furono moltissime opposizioni e i più violenti attacchi lo definirono come “una buffoneria”. Ma questo non impedì che venisse tradotto e ristampato anche all’estero.

Pietro con la sua creazione riuscì in ogni caso a rivoluzionare il concetto di divulgazione della cultura e dell’informazione, la quale non era più esclusivamente elitaria, ma al servizio di tutti, secondo quella “legge” illuminista che valorizzava l’uso intelligente della conoscenza, finalizzato al miglioramento della società. Inoltre, la rivista venne concepita come un’opera sviluppata in 74 numeri, uno ogni dieci giorni, pubblicati dal giugno 1764 al maggio 1766. “Il Caffè” divenne in poco tempo fonte d’ispirazione per i maggiori intellettuali dell’illuminismo milanese. Il nome del periodo allude ai caffè del tempo: luoghi privilegiati nei quali era possibile instaurare discussioni o dibattiti di vario tipo in modo libero, senza per forza essere in possesso di un titolo accademico. Tutti quindi potevano intervenire nei discorsi e dire la loro.

La redazione della rivista era infatti interessata a cogliere ed interpellare nuovi interlocutori, anche gente comune: piccoli professionisti, artigiani e donne, con cui rivolgersi senza bisogno di filtri. L’atto rivoluzionario di Verri e della sua squadra era proprio quello di considerare la conoscenza ed il sapere come un flusso di nozioni in divenire, che dovevano essere messi a disposizione di tutti e che vennero considerati come beni di lusso da condividere insieme, senza distinzioni.

Pietro Verri

Pietro Verri, di origine milanese e classe 1728, studiò inizialmente presso un Collegio gesuita per poi proseguire gli studi nell’Accademia dei Trasformati, dove conobbe G. Parini. Interrompe la sua formazione per arruolarsi come volontario nell’esercito imperiale e combatte alla Guerra dei Sette Anni dal 1756 al 1763. Nel 1761 rientra a Milano dove fonda nel l’Accademia dei Pugni, con l’aiuto del fratello Alessandro e di alcuni amici. Gli anni iniziali dell’accademia furono quelli più importanti. Mentre Pietro lavorava al progetto del “Il Caffè” intratteneva anche solide e continue conversazioni epistolari con Diderot e D’Holbach, noti enciclopedisti francesi, instaurando con loro un ottimo rapporto.

Nel giugno 1764 avviene la prima pubblicazione del “Il Caffè“, infine nel maggio 1766 tutti i periodi realizzati vennero raccolti in due volumi. Entra anche in politica, diventando un componente del Supremo Consiglio dell’Economia. Nel 1771 Pietro Verri compone le “Meditazioni sull’economia politica“ e nel 1773 il “Discorso sull’indole del piacere e del dolore“. Con il suo consueto stile vigoroso e asciutto, scrive anche “Ricordi a mia figlia” e “Osservazioni sulla tortura“.

Tornando al discorso del “Il Caffè“, ai giorni nostri, non è scomparsa la visione di Verri e dei suoi colleghi. Continuano ad esistere ancora molti salotti letterari dove si discute su vari argomenti e si instaura un dibattito su svariate tematiche. Erano luoghi di ritrovo e di arricchimento personale che davano colore alla città, creando un mondo dentro a quello frenetico della realtà.

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I suoi meriti

Milano, grazie al suo lavoro, divenne un centro fondamentale per l’illuminismo italiano. Il merito di Pietro Verri è quello di essere riuscito a creare in Lombardia un centro di aggregazione illuminista, concentrato attorno alla rivista “Il Caffè“, ma eterna e preziosa risulta essere la sua riflessione intorno al tema della tortura. All’interno del suo scritto “Osservazioni sulla tortura” si dimostra contrario a questa pratica, definendola come un modello di giurisprudenza antistorico ed ingiusto. Auspica infatti alla sua abolizione. Questo opuscoletto non venne pubblicato perchè Pietro non desiderava inimicarsi il tribunale della sua città (il senato di Milano).

In ogni caso le sue osservazioni non vengono dimenticate perchè il suo amico Beccaria, anche lui membro dell’Accademia dei Pugni, fondata da Verri, prese spunto dalle posizioni di Pietro e sulla base di queste pubblicò nel 1764 “Dei delitti e delle pene“. Nel 1777 Pietro lavora ancora alla sua opera, modificandola ed inserendo nelle Osservazioni un invito ai magistrati ad avvicinarsi alle idee illuministe, invece che gettarsi nella tradizione e nella rigidità delle loro posizioni conservatrici.

La sua ultima revisione parte dalla ricostruzione del processo del 1630 agli untori, considerandolo come un documento dell’ignoranza di un secolo senza “lumi” che possano illuminare la verità. Presenta quindi un mondo in cui le leggi (sbagliate) portano ad evidenti ingiustizie. Tale inizio sarà d’ispirazione per Manzoni nella “Storia della colonna infame“.

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