House of the Dragon e il sogno di Daemon, vediamo quali eventi lo ispirano

In “House of the Dragon” abbiamo visto tutti il sogno di Daemon, ma scopriamo da dove potrebbe venire l’ispirazione. 

Nella seconda stagione di “House of the Dragon”, Daemon Targaryen sogna di stare insieme alla madre; questo sogno viene fatto anche da Giulio Cesare e riprende la vicenda di Edipo, analizziamo questi tre avvenimenti.

Il sogno di Daemon in “House of the Dragon” 

“House of the Dragon” è una serie televisiva americana creata nel 2022 da Condal e Martin; è un prequel della serie “Il Trono di Spade” e ci racconta le lotte interne alla famiglia Targaryen per prendere il potere. Nel quinto episodio della seconda stagione vediamo che Rhaenyra Targaryen decide di fondare un esercito capace di cavalcare draghi, formato da persone che avessero almeno parte di sangue Targaryen nelle vene. Daemon invece si trova ad Harrenhal e tutte le notti sogna situazioni inquietanti, ora parleremo del sogno che esamineremo. Vediamo Daemon intrattenersi in atteggiamenti intimi con una donna, dall’aspetto della quale possiamo capire che si tratti di una Targaryen; la donna però cerca di dirgli che è sempre stato lui il vero destinatario della corona e che lui è migliore rispetto al fratello maggiore (Viserys). Dopo che i due vanno a letto insieme sentiamo che la donna dice “il mio figlio preferito”, da qui capiamo che la donna è proprio la madre di Daemon e Viserys, Alyssa Targaryen.

Adesso però ci spostiamo nell’antica Roma e parliamo di un grande uomo che fece un sogno molto simile, Giulio Cesare.

Il sogno di Giulio Cesare

Gaio Giulio Cesare nasce nel 100 a.C. a Roma e proviene dalla gens Iulia, una famiglia molto importante. Da piccolo studia grammatica e retorica; si oppone alla dittatura di Silla e si allontana da Roma, ma nel 77 a.C. torna nella città. Nel 68 a.C. diventa questore, dopo cinque anni diventa pontefice massimo. Nel 60 a.C. stipula un triumvirato con Pompeo e Crasso, l’anno dopo diventa console e quello dopo proconsole della Gallia; nel 56 a.C. conquista tutta la Gallia e rinnova il triumvirato. Iniziano i disordini, infatti nel 50 a.C. non gli viene permesso di reggere la Gallia; non può nemmeno tornare a Roma perché nel 49 a.C. viene dichiarato nemico pubblico, allora lui varca il Rubicone in armi e prende il potere. Il 15 marzo del 44 a.C. viene ucciso da una congiura organizzata da Bruto e Cassio.

Adesso però parliamo del sogno che fece; ce ne parla Svetonio nel suo “Vite dei Cesari”, nel libro primo, Cesare VII. Cesare era ancora giovane, ci viene detto che si trova a Cadice e vede una statua di Alessandro Magno che lo porta a riflettere sui risultati ottenuti in giovane età da Alessandro, risultati che invece lui non ha ancora raggiunto. Gli indovini interpretano per Cesare un sogno che gli aveva arrecato non poco turbamento. Nel suo sogno Cesare violentava la madre, ma gli indovini gli dicono che quello era un presagio di dominio del mondo; quella madre che aveva sognato di violentare era la Terra, madre di tutti gli uomini.

Adesso però vediamo una tragedia greca che parla di una relazione tra madre e figlio, la tragedia “Edipo re”.

La vicenda di Edipo

Sofocle scrive la tragedia “Edipo re”, che tra il 430 a.C. e il 420 a.C. viene messa in scena per la prima volta. Ci troviamo a Tebe e la peste serpeggia nella città; Edipo invita Creonte a Delfi per interrogare l’oracolo, che gli annuncia che l’uccisore di Laio è ancora nella città. Edipo allora chiede a Tiresia, un indovino cieco, di svelare l’identità del responsabile; Tiresia dopo aver cercato di evitare la risposta cede alle richieste, e dice ad Edipo che proprio lui è l’assassino. Edipo parla con Giocasta (moglie di Laio, che dopo essere rimasta vedova di lui sposa Edipo), quest’ultima gli dice che Laio aveva ricevuto una profezia secondo la quale sarebbe morto per mano di suo figlio; Edipo riconosce la descrizione che fa Giocasta della strada in cui muore Laio, e decide di fare qualche ricerca dato che gli ricordava la strada in cui proprio Edipo aveva ucciso un uomo. Arriva a Tebe un ambasciatore, che annuncia ad Edipo la morte del padre Polibio, solo che viene a sapere anche che lui non era il padre biologico; ripensa alla profezia secondo la quale avrebbe ucciso il padre e giaciuto con la madre, ma adesso scopre che la profezia non riguarda Polibio e Peribea. Edipo continua le sue ricerche e scopre di essere stato affidato a Polibio da un servitore di Laio, il quale lo aveva mandato a morire; il servitore aveva deciso di non uccidere il bambino e affidarlo ad un’altra famiglia. Scoperta la verità, Giocasta decide di impiccarsi e quando Edipo la vede si acceca usando le fibbie delle sue scarpe; successivamente chiede a Creonte di mandarlo in esilio.

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