Com’è noto, la dietilammide-25 dell’acido lisergico, meglio conosciuta semplicemente come LSD, è un potente allucinogeno capace di alterare drasticamente la percezione della realtà in chi la assume. La storia di questa sostanza, dalla sua scoperta, al suo ampio uso da parte di intellettuali e artisti di ogni tipo, è unica nel suo genere e si inserisce profondamente in un contesto sociale, politico e umano che ha caratterizzato una generazione. Data la complessità della vicenda che la riguarda, Albert Hofmann, il chimico svizzero che sintetizzò la droga per la prima volta nel lontano 1938, decise di scrivere un libro nel quale, con occhio esperto, analizza la sostanza sotto tutti gli aspetti che la riguardano: dal punto di vista scientifico, chimico, artistico e spirituale. “LSD, il mio bambino difficile”, fa finalmente chiarezza sulla vera natura di questa sostanza, non tralasciando i rischi correlati al suo uso.

il Dottor Hofmann, padre dell’LSD-25

La Storia

La sigla LSD-25 proviene da uno studio sugli alcaloidi dell’Ergot, fungo parassita della segale, del quale, appunto la sostanza rappresentava il venticinquesimo campione. Il Dottor Hofmann, chimico di successo ai servizi dell’azienda farmaceutica svizzera “Sandoz”, sintetizzò per la prima volta la sostanza alla fine degli anni trenta, ma venne a conoscenza dei suoi effetti psicotropi solamente cinque anni dopo, nel ’43, e in maniera del tutto accidentale. Non tutti sanno che uno dei modi per assumere questa droga sta nel lasciare che essa traspiri la pelle ed entri in circolo e, ovviamente, non lo sapeva neanche Hofmann. Un giorno, mentre si trovava in laboratorio, egli fece per sbaglio cadere qualche goccia della soluzione presente nel campione 25 sulla sua mano. Tornato a casa, egli cominciò ad avere strane allucinazioni, il mondo si era popolato di forme geometriche, colori sgargianti e visioni caleidoscopiche. Adesso ad un rumore poteva corrispondere una sensazione visiva e ad una tenda mossa dal vento una cattedrale gotica. Hofmann, da vero uomo di scienza, dedicò moltissimo tempo alla ricerca di applicazioni mediche di questa sostanza (in psicanalisi per esempio) e non aveva assolutamente intenzione di promuoverne l’uso a scopo ricreativo. Nonostante ciò, ben presto molti artisti cominciarono ad assumerla e con l’avvento degli anni sessanta essa diventò un caposaldo del movimento hippie. L’allucinogeno più potente al mondo era stato scoperto.

Il viaggio 

Nel titolo del suo romanzo, il chimico e scrittore svizzero ha ragionevolmente definito la droga da lui sintetizzata come il suo “bambino difficile”. Contrariamente a quando generalmente si creda, l’LSD non sortisce quasi nessun effetto negativo a livello fisico, non ci sono casi accertati di overdose e la sostanza non crea dipendenza. Il tutto deriva dal fatto che la quantità di sostanza assunta per dose è minima, si parla addirittura di decimi di milligrammo. Il problema è che, a seconda dello stato psicologico, del luogo e della situazione in cui si trova chi la assume, c’è il rischio di rimanere traumatizzati dal cosiddetto “Horror Trip”, ovvero quel tipo di viaggio che genera visioni spaventose e che stravolge la psiche nel profondo. In ogni caso sensazioni di questo genere sono tipiche della parte iniziale dell’esperienza, ma accade che quasi sempre l’orrore e questa sorte di morte spirituale sia ricompensata da una inaspettata rinascita. Chi ha provato l’LSD, infatti, sostiene che ad un certo punto si venga travolti da una sovrannaturale sensazione di pace interiore; l’amore per il mondo, per voi stessi e per chi vi sta accanto pervade tutto. Hofmann riporta nel suo libro anche alcune dichiarazioni di vari artisti intorno alla loro esperienza con questo incredibile allucinogeno: per descrivere la sensazione di unione universale del tutto, un poeta paragona magnificamente il mondo visto sotto la lente di questa droga ad un acrostico, il tipo di poesia che con la lettera iniziale o finale di ogni verso compone una parola.

LSD fra artisti, intellettuali e uomini d’affari

Un giovane Steve Jobs con uno dei primi “macintosh”

Seppur sono in molti coloro che riducono argomenti simili ad un semplice “drogarsi fa male”, la dietilammide dell’acido lisergico non ha mai smesso di affascinare artisti, intellettuali e uomini d’affari. Da Federico Fellini a Bill Gates, da Elsa Morante a Andy Warhol, da Jack Nicholson a Steve Jobs; un’intera generazione di persone eccezionali ha provato questa sostanza. Jobs l’ha definita una delle due o tre cose più importanti della sua vita, si pensa che per lo slogan della Apple “Think different” egli si sia ispirato proprio agli effetti di questa sostanza. Aldous Huxley, uno dei maggiori intellettuali della sua epoca e autore de “Le porte della percezione”, il giorno della sua morte, causata da un cancro, decise di andarsene sotto effetto di LSD. E ancora quei bravi ragazzi dei Beatles inserirono nel loro celebre album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” la canzone Lucy in the Sky with Diamonds, palesemente ispirata ad un trip con l’allucinogeno di Hofmann. Quando si parla di sostanze psicotrope si tende a fare di tutta l’erba un fascio e di bocciarne qualunque tipo di uso, cosa che peraltro ne impedisce anche l’applicazione in campo medico. I tabù come quello sulla droga sono infecondi e sterili, sostanze come l’LSD hanno profondamente influenzato personalità che ad oggi stanno alla base della nostra cultura di massa. Pensateci, in fin dei conti se adesso siete col cellulare in mano, impegnati a leggere questo articolo è solo per merito di un hippie!

“Se le porte della percezione venissero aperte, ogni cosa apparirebbe all’uomo così com’è: infnita.” -William Blake

a cura di Andrea Arrigo

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