Hai ansia da sessione ed assumi farmaci? Cosa significa prendere un ansiolitico.

L’ansia è un nemico formidabile per chi deve affrontare degli esami. 

Si sente sempre di più in giro di persone che per affrontare quell’ora di stress durante una situazione dove è richiesta una prestazione si affidano a farmaci detti ansiolitici. Ma come funzionano esattamente?

 

Esami, gare, presentazioni, spettacoli, la nostra vita è costellata di momenti d’ansia e in cui ci è richiesto di essere all’altezza di uno standard o qualcun altro.  La tipica sensazione che si ha in seguito a questi momenti è la più completa inettitudine.Non ci ricordiamo nulla, non sappiamo più fare nulla o ci muoviamo con la compostezza e la sicurezza di un sacco di patate lanciato dal quarto piano.Come si affronta questa situazione? Dobbiamo proprio ricorrere a farmaci?

 

Quali sono i sintomi?

Beh questi li sappiamo anche senza che li scriva dai…

Prima dell’esame si possono inoltre manifestare altri sintomi come ad esempio l’insonnia o alcuni problemi digestivi.

I sintomi che si manifestano subito prima e durante la prova sono quelli a cui la stragrande maggioranza delle persone associa l’ansia da esame. Paradossalmente sono anche i più “naturali”: sudorazione, palpitazioni, bocca asciutta, nausea, etc.

Questo per quanto riguarda i sintomi fisici. Ne esiste poi un altro, uno dei più temuti dagli studenti: il cosiddetto black-out.

Non importa quanto tu abbia studiato, di fronte al Prof. o al testo di esame, semplicemente vai nel pallone e dimentichi tutto.

Passato l’esame, forse la paura se n’è andata, ma rischiamo comunque di avere degli strascichi, soprattutto se l’ansia durante la prova ha fatto danni: ecco allora che ci sentiamo arrabbiati, demotivati e spesso con l’autostima sotto le suole delle scarpe.  Come dimostrato da questo studio dell’Università di Monaco, le emozioni provate dai diversi studenti possono variare e sono strettamente correlate al livello di motivazione, al metodo di studio, all’auto-disciplina, etc.

 

Cosa consigliano gli psicologi?:

1. Studiare troppo

Può sembrare assurdo o banale, ma di sicuro è vero: studiare troppo fa male. Se pensi di essere una macchina beh… non lo sei. E se non ti ho convinto, considera che anche le macchine si rompono, se portate sempre al massimo. Come dico nel mio articolo Ultima possibilità per fare una pausa, gli stacchi sono fondamentali e, anzi, li dovresti programmare nel tuo piano di studi.

2. Iperanalizzare

Pensiamo di dover sapere tutto, eppure uno dei massimi filosofi accettò il “Sapere di non sapere”. Se guardi nella casa in cui hai vissuto per più tempo troverai angoli, centimetri e millimetri che non hai mai visto… E sono sicuro che te ne puoi fare una ragione. Altrettanto vale nello studio, come dico nel mio articolo (Non) Devi impegnarti: iperanalizzare, integrare con più libri e materiale, porta a un solo risultato: affaticare le tue capacità cognitive (con un information overload e un conseguente abbassamento delle tue performance).

3. Cercare sostegno su social e forum

Per carità, il supporto dei pari è utile. Ma sei in grado di comprendere quando è vero supporto e quando, invece, si tratta di contenitori in cui tutti o molti dei tuoi compagni di studio riversano le proprie ansie da esame? L’ansia è contagiosa, e finisce per attaccartisi addosso come una cozza!

4. Parlare di quanto sei in ansia

psicoterapeuta ansia da esami

Lo studio di gruppo può andar bene. Lo sfogo sui social (e non)… no!

Ahimè, non funziona, per dei principi molto simili al punto precedente. Parlare di ciò che ci crea ansia in modo costante non fa altro che aumentare l’ansia stessa: rende l’ombra sempre più grande e minacciosa, dipingendo scenari terrificanti rispetto a ciò che faremo in sede di esame – che di sicuro non ti aiuteranno.

5. Rimandare costantemente

A meno che non abbia studiato quel minimo ragionevole (e qui devi essere in grado di capire oggettivamente quale sia), dovresti evitare di rimandare un esame. Piuttosto vai, e rifiuta il voto. Perché rimandare significa dirsi: “Non sono in grado”. Affrontare invece ti mostra che, quantomeno, puoi confrontarti con l’errore e, se non dovesse andare come volevi, puoi capire dove migliorare.

6. Sottolineare tutto

Questa è proprio una tecnica di studio… errata. Sottolineare tutto equivale a non sottolineare niente, ma penso che lo sai già. Una tecnica adeguata? Sottolinea solo 5 righe per facciata: solo 5! Questo ti permetterà di allenare la tua mente a evidenziare i punti salienti di un argomento, a fare delle sintesi e a creare dei collegamenti funzionali.

7. Studiare il libro fin da subito

Non è proprio un errore, è più un metodo di studio che, spesso, è errato. Quando leggi un libro di studio per la prima volta dovresti farlo come fosse un articoletto: leggilo, anche velocemente, senza alcuna pretesa di capire. È un po’ come se stessi facendo fare stretching alla tua mente, che si farà un’idea di massima dei contenuti del libro. Quando lo avrai finito e inizierai a studiarlo (e, da questo momento, a sottolinearlo) ti risulterà incredibilmente più facile.

8. Lasciare gli appunti ad ammuffire

Altro metodo di studio incredibilmente efficace, che naturalmente andrebbe fatto prima di preparare l’esame (e cioè quando ci sono le lezioni), è quello di rivedere subito gli appunti. Dopo la lezione (subito dopo, dopo qualche ora, la sera… quando preferisci, ma entro lo

psicologo bravo monterotondo

Trova il tuo metodo di studio.

stesso giorno), prenditi 10-20 minuti per dargli una riletta veloce, ma non sbadata: ti aiuterà fortemente a fissare i concetti chiave e sarà di grande aiuto nel momento della preparazione all’esame.

9. Studia senza regole

Non esiste il metodo di studio, esiste il tuo metodo di studio. Ciò che è importante è che tu ne trovi uno. Nella mia esperienza, esiste un metodo che calza meglio di altri per te, solo che probabilmente non sarà il primo che adotterai – e magari non andrà bene per tutte le materie. Non demordere e continua a cercare.

10. Studia tutto all’ultimo

Che te lo dico a fare? Per quanto ci siano quelli che “fanno tutto nelle ultime 2 settimane prima dell’esame” questa, in generale, non è mai una buona idea. Nel tuo metodo di studio dovresti anche programmarti un giusto tempo per lo studio e il ripasso, da dividere nei giorni – sempre senza iperanalizzare.

psicoterapeuta bravo monterotondo

Puoi contattare uno psicologo per superare l’ansia da esame.

Quando arriva il panico da esame

Quando si ha la paura degli esami, magari solo la paura per gli esami orali, o una più generale ansia da esame, si può arrivare al punto di non riuscire nemmeno ad aprire il libro. Se questo problema persiste, la cosa migliore è rivolgersi il più velocemente possibile a uno psicologo.

Con la Terapia Breve si affronta molto bene l’ansia da esame, in poco tempo. Ho visto persone che erano bloccate anche da dieci anni e con cui siamo riusciti a fargli finire il percorso di studio. Naturalmente la cosa migliore è contattare uno psicologo per superare l’ansia da esame il prima possibile.

Ma quanto ai farmaci ansiolitici, come funzionano e come vengono sviluppati?

“Per ansia intendiamo uno stato di tensione psicosomatica, generalmente vissuta come penosa passività verso eventi vissuti come dannosi che il soggetto pensa si stiano verificando o teme possano verificarsi.”

Questa è la definizione da cui partiamo nella ricerca preclinica per quanto riguarda i farmaci ansiolitici. Gli stati d’ansia sono associati sono spesso associati a livello neurologico all’interazione tra benziodiazepine-GABA-canale dello ione cloruro.

Le benzodiazepine aumentano l’effetto del neurotrasmettitore acido gamma-aminobutirrico (GABA) a livello del recettore GABA A, accrescendo quindi le sue proprietà sedative, ipnotiche, ansiolitiche, anestetiche, anticonvulsivanti e miorilassanti. Alte dosi di benzodiazepine possono causare amnesia anterograda e dissociazione.

Queste caratteristiche rendono oggi utili le benzodiazepine nei trattamenti di breve durata per stati gravi di ansia, insonnia, agitazione, convulsioni, spasmi muscolari, astinenza da alcol e come premedicazione per le procedure mediche o dentistiche. Le benzodiazepine sono classificate a seconda della durata d’azione. Quelle ad azione breve e intermedia sono preferite per il trattamento dell’insonnia; quelle ad azione prolungata sono raccomandate per il trattamento dell’ansia.

Le benzodiazepine hanno sostituito in buona parte l’uso dei barbiturici, vista la loro minore quantità di effetti collaterali. Infatti esse sono solitamente sicure ed efficaci nei trattamenti a breve termine, anche se talvolta si può verificare un deterioramento cognitivo ed effetti comportamentali paradossi, come eccessiva aggressività o disinibizione. Una minoranza di persone può incorrere in peggioramenti dell’agitazione o del panico.

L’utilizzo a lungo termine è controverso a causa delle preoccupazioni circa gli effetti collaterali psicologici e fisici, la diminuzione dell’efficacia, l’elevata dipendenza fisica e l’astinenza. Per via degli effetti avversi associati con l’uso a lungo termine, in generale la sospensione dall’assunzione porta a un miglioramento della salute fisica e mentale. Gli anziani vedono un aumento del rischio di incorrere in effetti negativi sia di breve sia di lungo termine.

I test per studiare questi farmaci passano tutti per la sperimentazione animale, specie nel topo e nella scimmia. Questo tipo di test portano l’animale ad una situazione di conflitto tra impulsi primari.

Il classico test presuppone per esempio che l’animale non beva da 36 ore e venga posto nella gabbietta un biberon attaccato ad un elettrodo. Come il topo va a bere riceve una scossa. In questo modo sarà combattuto tra il bere ed il ricevere o meno la scossa. L’azione del farmaco velocizzerà la scelta del topo, portandolo ad abbassare la percezione dell’ansia, e con essa la decisione, per quanto magari frettolosa e mal ponderata sarà presa in maniera più “spensierata”.

 

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