Il Superuovo

Guida di sopravvivenza: i tardigradi, gli animali che sarebbero sopravvissuti al 2012

Guida di sopravvivenza: i tardigradi, gli animali che sarebbero sopravvissuti al 2012

Chi non ha passato una notte insonne prima del 21 dicembre 2012, la data designata dai Maya come fine del mondo? Per nostra fortuna tutto andò liscio, ma il colossal 2012 ci spiega come sarebbero potute andare le cose. Questo non vale per tutti però, oggi scopriamo i tardigradi, gli animali indistruttibili.

Ricorderete tutti benissimo l’atmosfera che aleggiava nel 2012, l’anno in cui, secondo il calendario Maya, il mondo sarebbe dovuto finire. Sebbene la notizia fosse altamente anti-scientifica, molte testate giornalistiche decisero di darle conto, alimentando i timori della gente. Anche Sony Pictures decise di cavalcare l’onda producendo il colossal 2012, uno spaccato di come sarebbero potute andare le cose se i Maya avessero avuto ragione. Morte ovunque, ma negli spazi più angusti e remoti qualcuno sarebbe sicuramente sopravvissuto, i tardigradi, gli animali più resistenti in natura.

L’ipotetica fine del mondo

Uscito nel 2009, ben tre anni prima della fatidica data, 2012 fu un colossal diretto da Roland Emmerich molto chiacchierato. È la storia di Charlie Frost, un visionario,  Jackson Curtis, uno scrittore di fantascienza, e rispettivi familiari che si trovano ad affrontare una lotta per la sopravvivenza contro madre natura. Nel 2009, in un centro di ricerca indiano, viene rilevato un surriscaldamento del nucleo terrestre. La scoperta viene studiata e, dato che si stimano pericoli solo nel lungo periodo, il piano di evacuazione procede a rilento. Dopo soli tre anni, invece, il mantello terrestre comincia a fondere. Da quel momento l’intero mondo viene sopraffatto da catastrofi naturali. La California viene scossa da un terremoto di 10.9 gradi, il vulcano dormiente dello Yellowstone si risveglia inondando il pianeta con i suoi fumi ardenti, altri terremoti distruggono l’Italia, Washington, le Hawaii vengono sommerse dalla lava e gli tsunami investono la maggior parte delle coste. Dopo questa apocalisse, i sopravvissuti si radunano in Africa, il continente meglio conservato per ricominciare tutto da capo.

Il Vaticano distrutto da un terremoto

I tardigradi, degli orsetti microscopici

Di certo è uno scenario che nessuno vorrebbe vivere, nessuno tranne i tardigradi, un phylum di invertebrati protostomi celomati che comprende poco più di un migliaio di specie classificate, le cui capacità di sopravvivenza in condizioni estreme sono particolarmente sviluppate. Chiamati anche waterbears, per la loro grossolana somiglianza agli orsi, le dimensioni dei tardigradi adulti variano tra gli 0,1 mm e 1,5 mm, sono costituiti dal capo e da quattro metameri, ciascuno dei quali porta un paio di zampe alle cui estremità vi è un numero variabile di unghie arpionanti. Si possono trovare sia in acqua che in terra e in tutti i continenti, anche nei posti meno ospitali. Nonostante le loro dimensioni microscopiche, la loro struttura fisica e i movimenti ricordano animali di ben più grandi dimensioni: possiedono un apparato digerente diviso in tre sezioni, una muscolatura e un sistema nervoso semplici e la loro respirazione è esclusivamente cutanea. La caratteristica che più sorprende di questi microscopici animali è la loro capacità di adattamento alle condizioni più estreme.

Tardigrado al SEM

Le potenzialità dei tardigradi

A questo punto vi starete chiedendo quali siano queste mirabolanti capacità dei tardigradi, ecco a voi una breve lista. In mancanza d’acqua possono sopravvivere fino a 5 anni in condizioni di totale disidratazione, 30 se in stato dormiente, non temono temperature alte o bassissime, possono resistere per pochi minuti a 151 °C e per parecchi giorni a −200 °C, alti livelli di radiazione (anche centinaia di volte più alti di quelli che ucciderebbero un essere umano) sono uno scherzo per loro, basse e alte pressioni (anche sei volte maggiori di quelle dei fondali oceanici), vuoto e spazio cosmico non hanno effetti su di loro, prendono il sole ai raggi UV-A e alcuni tipi perfino ai raggi UV-B e per finire sopravvivono in totale assenza di ossigeno. Potreste spararne uno ad una velocità di 2.970 km/h e sopravviverebbe all’impatto (Università del Kent). Al momento non siamo in grado di spiegare come possano sopravvivere a tali condizioni, ma si sa, la scienza va avanti e scopriremo sempre di più su questi affascinanti animali. Quello che possiamo dire per certo è che loro, al 2012 di Roland Emmerich, sarebbero sopravvissuti.

Tardigrado in microscopia a contrasto di interferenza differenziale

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