Essere la moglie di un terrorista non porta onore a me o alla mia famiglia né ai miei bambini” afferma Umaina, una delle aspiranti ex mogli di un soldato dell’ISIS. Per quanto, ormai, la società occidentale abbia, purtroppo, catalogato la corrente estremista jihadista come creatura che scaturisce direttamente della religione islamica e il fatto che, di conseguenza, l’Islam sia considerato una religione ‘pericolosa’, è bene approfondire brevemente cosa voglia dire essere un credente islamico ed essere uno jihadista per poter andare oltre il pensiero comune. 

La guerra santa islamica

E’ verissimo il fatto che l’ISIS fonda le sue ideologie su alcune interpretazioni dei versi del Corano. Esistono effettivamente delle dichiarazioni che incitano apertamente alla violenza verso l’infedele per ‘purificare’ il mondo. Tuttavia, c’è da chiedersi: l’islam è davvero l’unica religione nella quale sono stati ritrovati pensieri di questo calibro riguardo gli infedeli? Basta andare poco lontano per avere la risposta. Se ci si sofferma su alcuni brani dell’Antico Testamento della Bibbia basta poco per rendersi conto che esistono numerosi versetti invocanti violenza e urgenza di purificazione degli infedeli. La violenza che scaturisce dalla lettura di un testo religioso deriva specificatamente dall’interpretazione che si fa della stesso. Appare chiaro il fatto che più di duemila anni fa l’omicidio poteva essere contemplato come strumento di purificazione del mondo. Tuttavia, risulta inevitabilmente un errore applicare alla lettera ai giorni nostri quanto viene professato nei testi religiosi e le conseguenze sono ben visibili conoscendo gli atti di terrorismo che hanno sconvolto il mondo negli ultimi anni. Un altro grave errore che si commette, sempre riguardante la religione islamica, riguarda gli stereotipi di cui la società è colma soprattutto per la posizione ricoperta dalla donna islamica.

La realtà di fronte i luoghi comuni

Portare il velo è uno dei tratti distintivi che designa una donna come appartenente alla religione islamica. Questo, tuttavia, è stato tradotto erroneamente nel mondo occidentale come un’imposizione data dalla propria religione, nonché un atto di aperta sottomissione all’uomo che ha sposato. Tuttavia, esattamente così come per qualsiasi altro prodotto della cultura di riferimento, indossare il velo è un atto folkloristico oltre che religioso, così come per qualsiasi altra cultura. Ogni religione ha i suoi usi e i suoi costumi, che, alle volte, sono interpretati negativamente. Inoltre, l’usanza di affiliare alla donna il ruolo di “sottomessa” è erroneo. Nel Corano, infatti, si parla della donna come avente gli stessi diritti dell’uomo e pari status all’interno della società. Nel Corano non esistono differenze di genere per quanto riguarda la partecipazione all’attività politica: le donne non solo sono libere di parteciparvi, ma anzi sono addirittura moralmente obbligate. Le differenze di genere sono viste come pure e sublimi. Alle madri è riservato rispetto per il ruolo che ricoprono nella cura dei figli, considerata di estrema importanza nella religione islamica. Infine, l’Islam incoraggia ad un’interazione sociale basata su uguali diritti e non sulle differenze di genere. Sta di fatto che il divorzio richiesto dalla moglie non solo è contemplato nella religione islamica, a patto che vi siano testimoni e delle valide motivazioni, ma è anche approvato dalla società, esattamente come in Occidente. La visione negativa di determinati aspetti della cultura di un determinato paese sono frutto di stereotipi che si sono andati a creare nel corso del tempo, nati da luoghi comuni e da visioni decisamente ristrette e limitate sul mondo, che possono andare a costituire la base per discriminazioni e pregiudizi. Occorre definire cosa sia uno stereotipo e in che misura esso rappresenta il germe del pregiudizio.

Stereotipi di genere

Le credenze comuni relegano alla donna il ruolo di gentile e comunicativa piuttosto che competente e indipendente, come sono invece considerati gli uomini. Queste credenze sono definite stereotipi, delle immagini dei membri di un gruppo che sono ampiamente condivise e semplificate. Gli stereotipi negativi sono spesso relegati alle donne, in quanto queste sono considerate come non in grado di poter sostenere una grande responsabilità, derivante dal fatto che nella società esse ricoprono un ruolo ben definito che non può essere sovvertito, ovvero quello di accudire i figli. Queste credenze, dunque, mantengono la visione secondo la quale una donna non sarà mai in grado di detenere una grande responsabilità, come quella di occuparsi di mansioni di un certo livello. Questo genera quello che viene definito il fenomeno del soffitto di vetro, un fenomeno secondo il quale il pregiudizio maschile rappresenta, per la donna, una barriera invisibile che le impedisce di raggiungere posizioni di un certo livello o, addirittura, l’autonomia. Gli stereotipi possono avere una valenza fortemente negativa, sfociando in quelli che sono definiti pregiudizi. 

Il pregiudizio e le sue degenerazioni

Un pregiudizio scaturisce da tendenze sistematiche di categorizzazione degli individui, nonché da un uso abbondante di stereotipi negativi. Gli stereotipi, come detto sopra, nascono all’interno di un gruppo per le relazioni che animano il gruppo stesso. Il pregiudizio, talvolta, si può trasformare in discriminazione. Ciò avviene quando un determinato gruppo di persone comincia ad attribuire ad un altro gruppo, solitamente una minoranza, degli attributi negativi che, nel corso del tempo, vengono legittimati al gruppo stesso. Quando questo accade può avere delle conseguenze pericolose. Infatti, nel momento in cui forme di discriminazione verso una minoranza vengono legittimate si può giungere alla disumanizzazione, ovvero ad un considerare i membri stessi della minoranza come meno che umani, come degli oggetti che possono essere trattati, o eliminati, come fossero meno di niente, come spazzatura. Quando un essere umano viene considerato come meno di niente si può giungere alla conclusione di volerlo eliminare in maniera definitiva. E’ proprio a partire da questo fenomeno che si sono verificati i casi più eclatanti di genocidio. Un facile esempio che giunge alla mente è quello dello sterminio del popolo ebreo ad opera dei nazisti nel secolo scorso. Tuttavia, non è necessario andare così lontano nel tempo. Atti di questo genere esistono e continuano a persistere. Al giorno d’oggi, si sta operando una disumanizzazione di quelle persone che, da paesi in cui si patisce la fame, in cui si soffre per la guerra e per la morte, arrivano con dei barconi in Italia nella speranza di un futuro migliore. Si attuano discriminazioni verso il popolo islamico e verso tante piccole realtà che, potenzialmente, possono portare a conseguenze devastanti. Anche nelle sue forme più tenui, la discriminazione dilaga nel mondo odierno, anche se ben mascherata. 

Al di là degli stereotipi, le donne islamiche si stanno ribellando. Cercano di ristabilire il loro status all’interno della loro società, dissociandosi da una corrente di pensiero estremista che, evidentemente, non le rappresenta e non rispecchia i loro ideali. I jihadisti sono considerati degli assassini dai quali il popolo dell’Islam cerca di distanziarsi per ristabilire il proprio onore e la propria identità.

Alice Tomaselli

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