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Gergo psicologico: ecco 5 esempi quotidiani di come (inconsapevolmente) sbagliamo ad utilizzarlo

Gergo psicologico: ecco 5 esempi quotidiani di come (inconsapevolmente) sbagliamo ad utilizzarlo

Tanti vocaboli psicologici oggi fanno parte del gergo comune. Ma questo è funzionale alla nostra comunicazione?

 

Quanto usufruire di vocaboli psicologici ci aiuta veramente ad esprimerci in una maniera più autentica o a comprendere meglio il nostro stato d’animo e quello altrui?

Quando questo diventa solo un altro modo per giudicare e giudicarci allontanandoci dalla consapevolezza che quelle parole dovrebbero fornirci?

Analizziamo insieme 5 termini psicologici che utilizziamo erroneamente nel gergo di tutti i giorni

Bipolare

Gergo comune

Quante volte abbiamo sentito dire da qualcuno “quello è bipolare!” oppure “eh sai, sono bipolare, a volte mi sveglio felice, a volte incazzata” o peggio ancora “beh sono bipolare, ho praticamente due personalità”.

Nel gergo comune il concetto di bipolare è una sorta di via di mezzo tra una persona che possiamo definire (semplicisticamente) lunatica e una persona che mostra, in alcuni momenti, atteggiamenti e comportamenti schivi o aggressivi a prescindere dal contesto in cui siamo (es. colui o colei che ”tratta male” gli altri senza un apparente motivo oppure a causa di un motivo slegato dal contesto presente).

Reale significato

Il Disturbo Bipolare (che si divide in I tipo e II tipo, per convenienza parleremo solo del I tipo) è una patologia clinica psicologica che si diagnostica su una persona quando si manifesta, ciclicamente o meno, un alternarsi di fasi depressive (che spiegheremo qui sotto) e fasi maniacali.

Queste fasi maniacali sono ben distinguibili attraverso alcuni comportamenti distintivi

  • disinibizione eccessiva
  • comportamenti socialmente inappropriati
  • euforia accompagnata dalla sensazione di avere enormi potenzialità personali (fino a divenire delirio di onnipotenza, ovvero che tutto appare possibile e fattibile, tanto che spesso si commettono azioni impulsive anche pericolose per sé stessi)
  • non si riesce a portare a termine alcun progetto
  • si ha una grande energia, tanto da non sentire il bisogno di mangiare né dormire
  • il comportamento diventa disorganizzato e inconcludente, con azioni senza alcuna direzione apparente
  • i pensieri vanno così veloci che è difficile star loro dietro, così come le parole
  • i sensi sembrano affinarsi e la percezione diventa più vivida, il desiderio sessuale può aumentare, diventando quasi impellente, con comportamenti impulsivi.

Narcisista Patologico

(premessa: per ogni manuale diagnostico la definizione di Narcisista Patologico è mutevole e varia e con varie sottodimensioni. Noi prendiamo quella del DSM 5 per convenienza)

Reale significato

Il Disturbo narcisistico di Personalità, per il DMS 5, è una psicopatologia che manifesta 5 dei 9 sintomi sottoelencati

  • il senso grandioso del sé
  • è occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
  • crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali,
  • è eccessivamente preoccupato di ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
  • desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale, o al suo reale valore
  • ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà
  • è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative in maniera immediata
  • approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi
  • non ne prova rimorso, è carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
  • prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
  • possiede una modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia)
  • comportamenti arroganti e presuntuosi.

Gergo comune

Il termine Narcisista oggi viene usato con il fine di accusare una persona (il 99% delle volte un uomo) di avere dei comportamenti manipolatori verso una donna oppure di avere una forte autostima (o un forte amore per la propria immagine) che non corrisponde al quello che noi pensiamo di lui (o di lei).

La manipolazione è solo una delle (possibili) caratteristiche del Narcisista, e non è né peculiare né distintiva.

Ci sono altri disturbi, uno fra tutti il Disturbo Borderline di Personalità, che possiedono la medesima caratteristica.

Inoltre, il narcisismo è una caratteristica del genere umano: significa amore per la propria immagine oppure semplice amor proprio.

Questo diventa disfunzionale quando l’amore per la propria immagine o semplicemente per sé stessi diventano devianti rispetto alla “società” di riferimento, ma sono tremendamente funzionali nelle persone che vivono in equilibrio con sé stesse.

Credete che tutte le persone che si fanno manipolare dai cosiddetti “Narcisisti Patologici” non lo facciano per un reale bisogno personale da soddisfare? Credete che queste persone non abbiano un loro Narciso da sfamare?

Depresso

Gergo comune

Il termine Depresso lo si utilizza spessissimo nel linguaggio colloquiale con il fine di giudicare qualcuno che “non ha voglia di fare qualcosa che gli stiamo proponendo” (es. “vuoi venire a ballare con noi stasera?” “no ragazzi, non ho voglia fa freddo” “ma come no! Sei sempre il solito depresso!”.

Altro modo di utilizzare questa parola è come sinonimo di atteggiamento mentale negativo, ad esempio quando qualcuno ripetutamente utilizza frasi che iniziano con “Non posso…”, “Non sono bravo abbastanza!”, “Non riesco…”, “Mi mancano certe caratteristiche…”, “Fallirò!” e la risposta che gli viene data è “Dai! non fare il solito depresso”

Oltre all’utilizzo errato del significato della parola depresso o depressione, che vedremo tra poco, la caratteristica principale di questa “affermazione” è il palese tono giudicante con cui esprimiamo sentenze sulla persona di fronte (oppure parlando di una terza persona).

La depressione (la sofferenza in generale) è qualcosa di veramente delicato che necessiterebbe di un modo di porsi verso persone che potenzialmente potrebbero soffrire di depressione altrettanto delicato e comprensivo, e non giudicante.

Reale significato

Depressione è un termine che viene utilizzato per indicare la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni fisiche, fisiologiche e cognitive che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo.

L’episodio depressivo non coincide con la diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore (o depressione maggiore), perché molte persone possono avere oscillazioni del tono dell’umore, più o meno marcate, fino ad arrivare al vero e proprio disturbo bipolare, di cui la depressione può essere solo un sintomo, anche se solitamente è quello più sgradito al soggetto, che chiede aiuto in queste fasi.

La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto. Sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne. La depressione maggiore è associata a una elevata mortalità. Fino al 15% degli individui con depressione grave muore per suicidio.

Il disturbo depressivo maggiore, noto anche come depressione clinica, depressione maggiore, depressione endogena, depressione unipolare, disturbo unipolare o depressione ricorrente (nel caso di ripetuti episodi) è una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia). Questo gruppo di sintomi (sindrome) è stato identificato, descritto e classificato come uno dei disturbi dell’umore nell’edizione del 1980 del manuale diagnostico edito dall’American Psychiatric Association.

È una malattia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona, influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo al sonno, sulla salute fisica con forte impatto dunque sullo stile di vita e la qualità della vita in generale. La diagnosi si basa sulle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti o amici e un esame dello stato mentale. Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi. Il momento più comune di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.

Ossessivo Compulsivo

Gergo comune

Persona tremendamente precisa, ordinata o pulita. Fine. Viene usato sempre in tono giudicante “dai sei proprio un ossessivo compulsivo”.

Reale Significato

Esistono due tipi di disturbo Ossessivo Compulsivo, e sono ben distinti fra loro (per quanto, a volte, una persona possa soffrire di entrambi i disturbi in co-morbilità)

DOC – Disturbo Ossessivo Compulsivo

(nel 70% dei casi con alto Insight, significa che chi ne soffre sa perfettamente quale è il suo problema – la sua disfunzione)

Caratterizzato prevalentemente da due sintomi peculiari:

  • Le Ossessioni – pensieri o immagini ricorrenti e persistenti che sono vissuti come indesiderati
  • Le Compulsioni – comportamenti o azioni mentali che un individuo si sento obbligato a compiere in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente (con l’obiettivo di abbassare l’intensità della sofferenza legata all’emergere dei pensieri ritenuti intrusivi, le ossessioni)

Alcuni al posto delle ossessioni possono manifestare preoccupazioni

Altri al posto delle compulsioni possono manifestare ricorrenti comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo (pelle e peli), ripetuti tentativi di ridurre o interrompere tali comportamenti

Le ossessioni sono distinguibili dalle normali preoccupazioni perchè sono eccessive e persistono oltre gli appropriati periodi evolutivi.

DOCP – Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità

  • è preoccupato per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione o i programmi, al punto che va perduto lo scopo principale dell’attività
  • mostra un perfezionismo che interferisce con il comportamento dei compiti (incapace di completare un progetto perché non sono soddisfatti i suoi standard oltremodo rigidi)
  • è eccessivamente dedito al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività di svago e delle amicizie (non giustificati da evidenti necessità economiche)
  • è eccessivamente coscienzioso, scrupoloso e intransigente in tema di moralità, etica e valori
  • è incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando non hanno alcun significato affettivo (può essere confuso con il disturbo da accumulo per questo sintomo!)
  • è riluttante a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si sottomettano esattamente al suo modo di fare le cose (questo sintomo potrebbe essere presente anche nel DOC)
  • adotta una modalità di spesa improntata all’avarizia, sia per sé che per gli altri, il denaro è visto come qualcosa da accumulare in caso di future catastrofi
  • manifesta rigidità e testardaggine

Insicuro

Questo è il più “main stream” tra le parole psicologiche usare inconsapevolmente ed erroneamente, ed p anche il più pericoloso e il più ingenuamente violento porte con sé solo e soltanto il fine giudicante (verso di sè o verso gli altri).

Il corretto utilizzo di questa parola è “provare insicurezza” e deve sempre essere contestualizzata al momento e al luogo di riferimento (es. provo insicurezza nel parlare con persone che non conosco).

La sicurezza è un bisogno comune a tutto il genere umano (ma anche agli animali) e non ha nessuna accezione negativa di per sè. E’ un bisogno, e si può soddisfare riducendo la percezione di insicurezza.

Cristiano Ronaldo è sicuro quando gioca a calcio, ma si potrebbe dire lo stesso se lo facessimo giocare a Polo?

Ovviamente no, poiché provare sicurezza (o meno) è tremendamente legato al contesto di riferimento e non è una caratteristica della personalità.

Giudicare (e giudicarsi) come insicuri è la più grande delle violenze comunicative che possiate usare.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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