Gentle Parenting: ecco come la genitorialità gentile crescerà una nuova generazione felice

Genitorialità gentile: cosa è? E cosa l’ha resa così nota? Costruendo un breve identikit di questo nuovo metodo educativo, affrontiamo il discorso dell’educazione dei bambini. 

Fonte: Marisa Howenstine

Si chiama gentle parenting ed è la nuova frontiera educativa che sta spopolando sui social. Testimone d’eccellenza il profilo di Laura Love (@lauralove5514) che con i suoi video ha raccolto un seguito di oltre 6,1 milioni di utenti su Tik Tok. Le clip pubblicate mostrano spezzoni di vita quotidiana, di una madre che affronta le sfide di un normale genitore con l’approccio del respectful parenting.

BAMBINI “GENTILI”

I bambini, di soli 2 e 4 anni, sembrano già più indipendenti di molti adulti. L’attento approccio gentile, unito al modello Montessori, viene documentato attentamente nei post pubblicati dalla madre. Il risultato? Due bambini dotati di un’elevata intelligenza emotiva, capaci di esprimere i propri bisogni e rispettare i limiti dell’altro, oltre a saper cucinare (si dice “ottime”) omelette e ripulire quello che sporcano – naturalmente nei confini delle loro capacità.

In cosa consiste, quindi, il gentle parenting? Sarah Ockwell-Smith, autrice del libro “The Gentle Parenting Book“, riassume il concetto in tre parole: empatia, comprensione e rispetto (fonte: Guide Post Montessori). Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i bambini non vengono abbandonati né viziati, bensì accompagnati nelle varie fasi dello sviluppo senza le rigidità che il difficile compito di genitore può innescare. Semplicemente, il bambino vive un frequente raffronto sulle motivazioni del suo comportamento e di quello del caregiver, le sue emozioni sono viste come valide e importanti.

Un esempio tratto da recente video di Laura Love: uno dei due fratellini ha inavvertitamente rotto un tablet mentre giocava; il genitore gentile si allontana, non sfoga lo scatto d’ira sul bambino, anzi si immedesima in quest’ultimo e ne legge le reali intenzioni –  in questo caso, “il bambino non l’ha fatto apposta”; quindi, la madre spiega il rispetto delle cose altrui, che si è arrabbiata perché è rimasta ferita dall’accaduto, rassicura il bambino e lo ringrazia per aver riferito quanto successo alla madre. 

Fonte: Robo Wunderkind

ALTRI MODELLI EDUCATIVI

Parlando di stili educativi, ci si potrebbe imbattere in altre categorie e sottocategorie. Camminando per strada, non è difficile incontrare genitori che portano i propri figli legati al proprio corpo in marsupi e fasce: si tratta di babywearing, ed è uno dei punti cardine dell’attachment parenting. Questa moderna filosofia educativa pone l’attenzione nella connessione genitore – figlio, guardando alla responsività ai bisogni dell’infante e al contatto fisico come essenziali per lo sviluppo futuro del bambino. Parole chiave: empatia, allattamento, birth bonding (fonte: healthline).

Dall’altro lato, un genitore potrebbe optare per il severo stile del tiger parenting, visto come mezzo essenziale per la formazione di futuri adulti laboriosi, motivati e coscienziosi. Questo modello è fortemente criticato dagli educatori perchè viene visto come fonte di stress e problemi di autostima nel bambino. L’attenzione del genitore è rivolta al successo e al rendimento del figlio, che può essere portato a confrontarsi con gli altri e a valutare la propria persona in base ai risultati raggiunti. La prima ad aver parlato, positivamente, del metodo “Tigre” è stata Amy Chua, nel suo libro “Battle Hymn of the Tiger Mother” (fonte: healthline).

LA FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE

C’è una grande importanza nell’essere visti, nel veder riconosciute le proprie emozioni e le proprie intenzioni, soprattutto quando non si ha la capacità di esprimerle da sé. Il gentle parenting rispecchia una delle più importanti necessità dell’uomo (e del bambino, in questo caso): il diritto alla cura e, soprattutto, al riconoscimento esterno, centrale per una completa autodeterminazione dell’individuo.

E non solo. Già Platone, così come il suo maestro Socrate, lasciò in eredità l’importanza che affidava all’educazione, che funge da mezzo per la maturazione di qualcosa che è già, potenzialmente, nell’individuo: si parlò così della famosa “maieutica”. O ancora, come non citare Rousseau, autore della teoria educativa del “Émile. Nei suoi saggi, il filosofo racconta l’educazione del piccolo Emilio, che viene seguito da tre grandi maestri: la Natura, gli uomini e le cose. Riprendendo i filosofi antichi, anche Rousseau afferma l’esistenza di una bontà originaria dell’uomo, non viene escluso che con una corretta formazione del bambino questa non possa esprimersi nel suo meglio, costruendo un cittadino intelligente e gentile, morale e curioso. Certo, tenendo da conto tutte le distanze del caso – Rousseau affermava anche che l’educazione spettasse esclusivamente alla madre.

Come legge un recente post di Laura Love:

“[…] Farò di tutto per essere la mamma che avrei voluto quando ero piccola”.

 

 

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