Gallia est omnis divisa in partes tres: addio ad Uderzo, matita di Asterix e Obelix

Ci lascia Albert Uderzo, il fumettista francese padre di ‘Asterix e Obelix’: uno sguardo alla Gallia nei commentarii di Cesare, con riferimenti storici alla provincializzazione romana della regione.

Lo scorso martedì 24 Marzo 2020, ci raggiunge la triste notizia della dipartita di Albert Uderzo, spentosi alla veneranda età di novantadue anni, a seguito di un arresto cardiaco. Famoso fumettista francese dalle origini italiane, raggiunse l’apice della sua carriera disegnando Asterix e Obelix, gli amati Galli sempre pronti a creare problemi ai legionari di Cesare: e chi meglio di Cesare stesso potrebbe parlarci della Gallia, ambitissima provincia romana?

Asterix e Obelix

Nato nel 1927 a Fismes, nella Marna, da genitori italiani, trascorse la sua vita in Francia, appassionandosi fin da subito ai fumetti, tanto da iniziare a disegnare storie proprie, nonostante apparenti impedimenti quali l’essere nato con dodici dita ( fu poi operato) e daltonico: quest’ultimo deficit visivo lo ostacolerà nel dipingere, ma non nel disegnare i suoi personaggi. Durante la sua carriera a dir poco brillante, realizzò fumetti avventurosi e umoristici ma, per certo, raggiunse lo zenit grazie alla collaborazione con Renè Goscinny, altrettanto conosciuto fumettista, editore e umorista francese,figlio di emigranti polacchi di religione ebraica. Nel 1959 crearono insieme Asterix, protagonista  originario di un villaggio di Galli, cugini di Vercingetorige, che strenuamente continuano a battersi contro i legionari di Cesare, rifiutando la resa. Suo fedele amico è Obelix, un omone buono e simpatico, caduto da piccolo nella pozione di Panoramix, druido la cui ‘miscela magica’ dona una forza straordinaria a chiunque ne beva. Asterix, su insistenza di Goscinny, viene rappresentato come l’antieroe, piccolo, un omuncolo più astuto che forte, con un carattere rissoso da vero ‘gallico’, in palese antitesi ad Obelix, che di certo non brilla per intelligenza. L’ilarità del fumetto è resa possibile dalla forte caratterizzazione dei personaggi, dei ‘tipi’ spesso stereotipati, i cui tratti distintivi sono accentuati fino all’estremo: se i Galli sono qui visti come dei ribelli motivati ed indomabili, i legionari di Cesare appaiono come veri e propri ‘Romani de Roma’, a partire dall’uso del dialetto, fino alla descrizione di un gruppo di soldati un po’ bambacioni ed indifesi. Le vittime sembrano proprio loro, che con la disorganizzazione e l’ingenuità che li contraddistingue, sono disegnati come molto lontani dai feroci conquistatori che la storia ci ha tramandato, un manipolo di ‘paciocconi’ che non fa paura, ma solo tenerezza.

Il de bello gallico

“Gallia est omnis divisa in partes tres”, così inizia il De bello gallico di Giulio Cesare, il ‘diario’ in sette libri, che raccoglie le memorie delle sue campagne in Gallia, iniziate nel 58 a.C. e concluse nel 52 a.C., a seguito della presa della città di Alesia, all’interno della quale si era barricato Vercingetorige, ex-soldato romano che aveva disertato per mettersi a capo di una rivolta organizzata dal suo popolo, quello degli Arverni. I Commentarii delle guerre galliche, registrano perciò, in modo fedele, la cronaca di questi sette anni di proconsolato, tra imprese e battaglie, volte, ufficialmente, ad estendere e consolidare il dominio romano della provincia. Dico ufficialmente, perché in realtà per Cesare,la situazione era più complicata di così: a Roma, si erano affermati sulla scena altri due personaggi estremamente carismatici, Pompeo e Crasso, un vittorioso generale, e un broker impaziente di investire sul ‘nuovo uomo dell’Urbe’. A cesare serve allora una grande impresa che gli permetta di farsi notare e di avere un peso politico notevole: placare il Nord sembra dunque l’idea migliore. Abbiamo un’opera quasi giustificazionista, volta a sottolineare il valore dei Romani, ad illustrare la loro opera quasi di ‘evangelizzazione’ dei valori del mos maiorum e delle tradizioni che rendevano la Res Publica “superiore” a qualsiasi altra civiltà. Abbiamo un testo chiaro, semplice da comprendere, dal palese intento divulgativo, nel quale i Galli vengono presentati, da un lato, come inferiori, rispetto ai Romani civilizzatori; dall’altro però spiccano personaggi come, per l’appunto, Vercingetorige, estremamente forti ed astuti, i degni rivali che costrinsero le sue legioni a combattere sette anni quelle guerre (che nessuno aveva richiesto).

La Gallia

Intorno agli anni ’20 del II secolo a.C., vediamo Roma affacciarsi sulle zone meridionali della Francia, la cosiddetta Gallia Narbonese, in risposta ad una richiesta di aiuto avanzata dalla popolazione degli Edui, contro gli Allobrogi e gli Arverni. Lo scontro viene facilmente vinto dalle legioni, grazie all’impiego degli elefanti, tanto che Roma deciderà di rafforzare la sua presenza nella Gallia centro-meridionale, fondando Narbonne nel 118a. C., che diverrà capitale per l’appunto dell’omonima provincia. Si tratta di zone estremamente importanti dal punto di vista strategico, soprattutto a seguito dei provvedimenti messi in atto da Silla durante la sua dittatura dell’82 a.C.: i magistrati cum imperio (con rif. speciale ai consoli), non possono comandare gli eserciti, e riacquistano l’imperium militiae solo diventando proconsoli nelle province. Non è un caso allora che, Cesare, console fino al 31 Dicembre del 59, chiederà, tramite la ‘Rogatio Vatinia’, la cosiddetta permutatio provinciarum, facendosi sostituire le silvae saltusque che gli erano toccate, con la Cisalpina e l’Illirico, con l’aggiunta pure delle zone della Gallia Comata. Come si diceva, sono territori particolarmente ambiti, perché vi risiedevano legioni di stanza, soldati addestrati e pronti a seguire il proprio generale: la Gallia Transalpina è la provincia militarizzata più vicina a Roma. Avere quelle zone, vuol dire essere i più celeri a guidare l’esercito fino all’Urbe, contro di essa, o in sua difesa; non sarà allora un caso che, Marco Antonio, dopo l’assassinio di Cesare, farà carte false per ottenerne il controllo sottraendola a Bruto, sfidando il Senato e lo stesso Ottaviano.

Vediamo dunque un territorio in realtà assai rilevante dal punto di vista storico, politico e strategico, spesso inaccessibile e misterioso a causa delle tradizioni, degli usi e dei costumi di popoli profondamente differenti da quello romano. Non è affatto inaspettato che Uderzo si senta affascinato da questi Galli, gli antichi abitanti delle terre in cui visse egli stesso, nemici giurati degli antenati il cui sangue scorreva nelle vene del fumettista dalle origini italiane. Salutiamo allora, anche noi, un uomo geniale, che fu in grado di fondere storia ed ironia, verità ed umorismo: in piedi, signori, ed elmo in mano, per omaggiare questo grande artista!

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