Fumare cannabis: cosa comporta nel cervello?

Fumare cannabis: cosa comporta nel cervello?

19 Gennaio 2019 0 Di Francesco Rossi

L’Italia si attesta terza in Europa per il consumo di cannabis, dopo Francia e Danimarca: questo è il quadro emerso dal rapporto dell’Agenzia europea delle droghe. Risulta che un terzo degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha provato cannabis almeno una volta nella vita mentre quasi il 27% l’ha utilizzata di recente. Sono circa 90mila gli studenti italiani che riferiscono di consumare pressoché quotidianamente cannabis. La cannabis è la sostanza psicoattiva più diffusa sia tra la popolazione adulta sia tra i giovanissimi. Circa un terzo della popolazione ne ha sperimentato gli effetti almeno una volta nel corso della propria vita e oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ne ha fatto uso nel 2016.

Effetti neurobiologici

La cannabis contiene oltre sessanta composti psicoattivi, noti come cannabinoidi, il più importante tra questi è il tetraidrocannabiolo (THC). Il THC si lega ai recettori dei cannabinoidi endogeni, ossia quelle sostanze prodotte dal corpo che sono molto simili al THC per composizione. Una di queste sostanze è l’anandamide, nota per essere coinvolta nella regolazione dell’umore, della memoria, dell’appetito, della risposta al dolore, della cognizione, delle emozioni.

La struttura molecolare di THC e Anandamidesono simili, questo permette al THC di mimare l’anandamide connettendosi al recettore della cellula nervosa.

La cannabis agisce anche sul sistema serotoninergico, ha quindi anche un effetto sull’umore: comporta una riduzione dell’eccitabilità dei circuiti neurali (rilassamento). Agisce però in maniera opposta sul circuito della dopamina, di cui ne favorisce il rilascio, il che induce una maggiore attivazione del nucleo accumbens, che è una struttura coinvolta nel circuito della gratificazione e proprio una maggiore attivazione di questa si associa all’instaurarsi della dipendenza (altri tipi di dipendenze si basano sullo stesso meccanismo, sia per quanto riguarda droghe come cocaina, alcol, nicotina,… sia per quanto riguarda dipendenze come ipersessualità, ludopatia,…). A basse dosi, quindi, la cannabis ha effetto antidepressivo, proprio perché aumenta i livelli di serotonina, volgarmente detto “ormone della felicità”. Tuttavia un uso troppo intenso comporta un effetto opposto, portando a dei livelli di serotonina più bassi del normale e ciò potrebbe comportare sintomi depressivi.

Impatto sullo sviluppo negli adolescenti

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Neuroscience, ha visto un’ università americana collaborare con altri team accademici internazionali nell’ambito di un’ampia ricerca (dal nome Imagen) sullo sviluppo del cervello e la salute mentale degli adolescenti. Grazie all’utilizzo di tecniche di imaging cerebrale (scansioni di risonanza magnetica), sono stati analizzati i cervelli di 46 adolescenti (età 14 anni) di diversi paesi europei, che avevano dichiarato di avere provato la cannabis una o due volte. I bassi punteggi nei test sull’ansia e le capacità di ragionamento in questi ragazzi hanno confermato che un consumo anche minimo di marijuana agisce sulle facoltà cerebrali degli adolescenti. Questa fase della vita è caratterizzata da uno sviluppo neurologico che l’uso di cannabis può alterare e secondo gli studiosi l’effetto principale della sostanza potrebbe agire sul processo di riorganizzazione delle connessioni del cervello che avviene in questa età.

I colori freddi mostrano le regioni in cui il volume di materia grigia è minore nei fumatori abituali rispetto a quelli occasionali. I colori caldi rappresentano il rapporto opposto.

Un pesante o regolare consumo di cannabis durante il periodo dell’adolescenza può avere conseguenze a livello neuroanatomico, causando ad esempio uno sviluppo ridotto della corteccia prefrontale e orbitofrotale, un volume ridotto di materia grigia e uno sviluppo anomalo dell’ippocampo. Ciò può provocare dei deficit cognitivi come un indebolimento dell’attenzione, della comprensione e della memoria. Questi effetti possono persistere anche con l’astinenza e questo proprio perché il cervello viene danneggiato in un periodo critico per lo sviluppo. Inoltre l’utilizzo di cannabinoidi esogeni in adolescenza può provocare la disregolazione del sistema dei cannabinoidi endogeni aumentando il rischio di insorgenza di psicopatologie come la schizofrenia e la psicosi.

Marco Prevedello

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