“Forrest Gump” ci insegna come dovremmo rappresentare la guerra in maniera rispettosa

E’ uno dei film più conosciuti e belli di sempre, ma con una morale e degli insegnamenti per niente scontati: stiamo parlando del magico Forrest Gump.Impossibile non averlo visto almeno una volta: Forrest Gump è un grande classico del cinema per famiglie dal 1994, anno del suo debutto nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Una storia che fa ridere, che fa piangere, che fa riflettere. Tutto attraverso gli occhi del protagonista, Forrest. Il suo lieve ritardo cognitivo lo porta a guardare il mondo con un’innocenza e una bontà fuori dal comune, come un eterno bambino dal cuore d’oro. Il racconto della sua vita è incredibile: va dal suo talento a ping pong, alla corsa, alla guerra del Vietnam.

L’assurda storia di Forrest Gump

Il film inizia con Forrest Gump, un uomo 40enne, seduto su una panchina, a una fermata dell’autobus, con una scatola di cioccolatini in mano. E’ il 1982, si trova a Savannah, negli USA. Una persona si siede accanto a lui per aspettare il pullman e da lì, Forrest inizia il racconto della sua incredibile vita. Non smette nemmeno quando la persona se ne va, ma continua per ore il suo resoconto fedelissimo. Continua finché non arriva al presente: la storia inizia infatti con la sua nascita in Alabama e la scoperta del suo sviluppo cognitivo inferiore alla media. E poi la scuola, l’amore incondizionato per la sua cara mamma e per Jenny Curran, la sua migliore amica dai tempi delle elementari, l’università, il football. E ancora, la guerra in Vietnam, la guerra fredda, la diplomazia del ping pong, lo scandalo Watergate, gli hippies, l’uragano Carmen. Non c’è un avvenimento che Forrest non abbia testimoniato in prima persona.

La guerra secondo Forrest

Finita l’università, dopo aver ottenuto la laurea principalmente per meriti sportivi, Forrest decide di arruolarsi nell’esercito statunitense. Si rivela subito un bravo soldato, con ottime capacità da tiratore scelto. Dopo l’addestramento, viene mandato in Vietnam durante la guerra insieme al suo nuovo migliore amico, Benjamin Buford Blue, detto Bubba. Forrest non si rende conto delle brutture della guerra fino al giorno in cui il suo plotone non cade in un’imboscata dei vietcong: Bubba viene colpito a morte e il loro tenente, Dan Taylor, che considera un punto di riferimento, perde entrambe le gambe. Solo in ospedale, lievemente ferito, Forrest capisce che vuole tornare a casa e che quelli che ha visto fino a quel momento in quella terra così lontana da casa non è normale. E mai dovrebbe esserlo.

La rappresentazione umanitaria dei conflitti

Ci sono delle regole ben precise per quanto riguarda la rappresentazione dei conflitti e, in generale, delle situazioni di crisi e disagio, nelle organizzazioni umanitarie. Negli anni ’90, infatti, fra addetti ai lavori ci si è iniziati a chiedere quale fosse il modo più rispettoso ma allo stesso tempo efficace per rappresentare le tragedie che avvengono nel mondo. Questo è il trade-off da pagare per fare un buon lavoro nella comunicazione sociale e umanitaria delle Onlus e Ong: convincere una grande quantità di spettatori distanti, sia fisicamente che emotivamente, dalla crisi avvenuta in una certa parte del mondo, a donare denaro o a fare qualcosa per la causa. Tutto questo, però, senza incorrere nell’uso di immagini, video o scritti che non rispettino le linee guida internazionali sulla tutela dei diritti umani, della libertà, della dignità e della sicurezza delle persone che vi sono coinvolte.

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