Fecondazione in vitro ed età dell’uomo: bisogna congelare anche gli spermatozoi

Molti medici specializzati nelle tecniche di inseminazione artificiale consigliano di iniziare a congelare gli spermatozoi, così come viene abitualmente fatto con le cellule uovo femminili.

icsi
Iniezione intracitoplasmatica di spermatozoo. Il gamete maschile è inserito direttamente in quello femminile tramite una sottilissima micropipetta. Ciò permette di superare diversi ostacoli dovuti all’infertilità maschile, femminile o di coppia.

La ricercatrice Franca Agresta, nel corso della Fertility Society of Australia conference, ha presentato al pubblico evidenze di una stretta correlazione tra età e fertilità maschile.

I risultati della ricerca

La ricerca, che ha visto coinvolte istituzioni australiane quali l’Università di Melbourne e il Royal Women’s Hospital, si è basata sull’analisi statistica dei successi delle coppie sottoposte a fecondazione in vitro, divise in base all’età del partner maschile. Sono stati creati due gruppi sperimentali, uno la cui media era sotto i 40 anni, l’altro la cui media era sopra i 40 anni.
Dopo aver analizzato circa 1400 embrioni e la loro evoluzione nel corso di cinque anni consecutivi, i ricercatori sono arrivati a dimostrare che per gli uomini sotto i 40 la probabilità di fecondazione a buon fine era del 39% mentre per coloro sopra i 40 si aggirava attorno al 26%.
La ricercatrice Agresta, con l’aiuto del suo team, ha evidenziato diversi fattori che giocano un ruolo importante nell’interpretazione dei risultati di tale studio. In particolar modo si è evinto che lo sperma degli uomini con un’età maggiore di 40 anni presenta un numero maggiore di alterazioni epigenetiche che determinano un calo del rendimento da un punto di vista delle capacità fecondative dei gameti analizzati. La conclusione è che bisognerebbe avere bambini appena possibile. Siccome questo non è sempre possibile, specialmente nella società moderna dove l’età media al parto tende ad aumentare sempre di più, l’alternativa possibile è quella di congelare gli spermatozoi quando il partner maschio è ancora giovane scegliendo di optare nel futuro per una fecondazione in vitro.

Come funziona la fecondazione in vitro?

Alla donna vengono somministrate gonadotropine al fine di iperstimolare le ovaie a produrre molteplici cellule uovo potenzialmente fecondabili. Successivamente, mediante aspirazione, tali cellule sono prelevate.
Vengono eseguiti studi qualitativi sulla salute del follicolo aspirato e della cellula uovo, nonché degli spermatozoi del partner. In questa fase si verifica la vera e propria fecondazione, eseguita in piastra e spesso adiuvata da particolari tecniche quali l’ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoo) atta a facilitare il superamento delle barriere naturali imposte dal gamete femminile.
Entro 72 ore dalla fecondazione, lo zigote viene di nuovo innestato nel corpo materno, a livello uterino tramite l’orifizio vaginale. Qui deve verificarsi l’impianto embrionale nell’endometrio della donna, fenomeno che nell’embriologia umana si verifica nel corso della prima settimana dopo la fecondazione. Siccome tale processo spesso è fallimentare con la fecondazione in vitro, si impiantano comunemente più di uno zigote funzionale, al fine di aumentare le probabilità di successo della terapia. Le linee guida dell’ESHRE (European Society for Human Reproduction and Embryology) suggeriscono comunque di non superare 2-3 embrioni impiantati contemporaneamente.

fasi fivet
Schema che riassume le principali fasi che caratterizzano un generico protocollo di fecondazione in vitro.

Roberto Parisi

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