Scopriamo la teoria delle anime gemelle, la ritroviamo in varie culture e vari tempi, nella Grecia, nell’Islam ed oggi.

Partiamo dall’antica Grecia Platone, che ci racconta di anime predestinate a stare insieme, poi passiamo alla religione dell’Islam che sostiene qualcosa di simile; oggi troviamo queste idee, ad esempio nel film “Sliding Doors” o in una poesia di Francesco Sole.
“Sliding Doors”
“Sliding Doors” è un film del 1998 diretto da Peter Howitt, in cui la protagonista è Gwyneth Paltrow. La storia comincia con il licenziamento di Helen, la protagonista, dopo il quale lei si dirige verso la metropolitana e lì la sua vita si sdoppia; si formano due linee temporali parallele, una in cui lei riesce a prendere la metropolitana e l’altra in cui lei non arriva in tempo e prende un taxi. Nel primo caso la vediamo arrivare nella sua casa e trovare il fidanzato mentre la tradisce, nel secondo caso invece non arriva in tempo e non scopre il tradimento. Dopo il licenziamento e prima di uscire dall’edificio Helen prende l’ascensore, perde un orecchino ed un uomo si china per raccoglierlo, il suo nome è James. Durante le due realtà che vediamo scorrere sotto i nostri occhi simultaneamente vediamo una Helen che lascia il fidanzato a causa del tradimento, si trasferisce a casa di un’amica e approfondisce una conoscenza che nasce proprio sulla metropolitana che è riuscita a prendere, proprio con quel James che le ha raccolto l’orecchino; le cose vanno bene tra i due fin quando lui non vede l’ex della donna che la bacia, e reagisce allontanandosi. Dopo un chiarimento però lei scopre che lui è sposato, ma anche stavolta riescono a chiarire la situazione, infatti lui era già separato ma per non turbare la madre malata fingevano di essere ancora una coppia. Appena dopo questa discussione conclusa con un bacio appassionato, nell’atmosfera suggestiva di un ponte sotto la pioggia, lei viene investita e purtroppo perde la vita.
Per quanto riguarda l’altra Helen, quella che non ha mai saputo del tradimento del fidanzato, vediamo che trova un altro lavoro e il fidanzato continua a tradirla; poi quando l’amante fa in modo di incontrarli insieme le dice tutta la verità e lei scappando dal fidanzato che voleva darle una spiegazione cade dalle scale e viene portata in ospedale. Helen però sopravvive questa volta, lascia il suo fidanzato e uscendo dall’ospedale, nell’ascensore, incontra James. Helen perde un orecchino e lui lo raccoglie, come era successo il giorno del suo licenziamento, quello in cui queste due realtà sovrapposte si sono create; dopodiché James dice “Sa i Monty Python cosa dicono?” Ed Helen risponde “Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola” e i due si guardano. Questo dialogo era già avvenuto, ma nell’altra realtà; lui le aveva fatto la stessa domanda ma lei non sapeva la risposta prima, adesso invece si.
Come possiamo vedere questo film ci mostra che nonostante tutto, due persone destinate ad incontrarsi lo faranno comunque, prima o dopo. Adesso vediamo qualche altro esempio di testo che ripropone un’idea molto simile.
Mito dell’androgino di Platone
Il mito dell’androgino, o anche mito di Aristofane, si trova nel “Simposio”; il “Simposio” è un dialogo socratico di Platone risalente ad un periodo che va dal 385 a.C. al 370 a.C. circa. L’opera è ambientata durante un banchetto in onore di Agatone; durante questo banchetto ognuno degli invitati racconta una storia sull’amore. Uno dei racconti più conosciuti è quello di Aristofane; lui ci racconta che un tempo esistevano esseri di sesso femminile, maschile e androgino (con caratteristiche sia maschili che femminili). Gli esseri umani avevano una testa con due facce, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali. Gli umani erano superbi e credevano di poter colpire gli dei, allora Zeus intervenne e li separò con le sue saette. Gli esseri umani da allora cercano la loro perduta metà per ripristinare l’unità; però le due metà morivano perché volevano solo stare insieme. In seguito si aggiunse il desiderio, in modo che dopo la ritrovata unità gli esseri umani potessero dedicarsi ad altri compiti.
Adesso passiamo a vedere come anche l’Islam ci parla di anime destinate ad incontrarsi già prima di nascere.
L’Islam e l’Hadith delle anime che si legano nel cielo
Vediamo il commento dell’Hadith, riportato da Sahīh al-Bukhārī 3336 e Sahīh Muslim 2638a. Partiamo con il dire che gli Hadith sono i detti, fatti e silenzi del profeta; non sono parte del Corano ma sono una parte importante che insieme alla Sunna costituisce una fonte di grande importanza per i musulmani. Gli Hadith sono composti da due parti: la prima (Isnad) in cui vediamo il nome delle persone che hanno tramandato quell’Hadith, in modo da dimostrare la sua attendibilità; la seconda (Matn) che costituisce il vero e proprio corpo del testo. Nel tempo svariati autori si sono dedicati a commentare questi scritti, alcuni nomi più famosi sono al-Tabari, al-Razi, Ibn Kathir.
Tornando all’Hadith a cui abbiamo fatto riferimento, lo ritroviamo commentato da An Nawawi nel suo “Sharh Muslim”; dice “Le anime sono truppe radunate insieme e quelle che familiarizzano tra loro (nel cielo da cui provengono) avranno affinità tra loro (nel mondo) e quelle tra loro che si oppongono a vicenda (nel cielo) saranno anche divergenti (nel mondo)”. Quindi vediamo che si sostiene che le anime che hanno affinità nel cielo avranno affinità anche sulla terra.
Adesso torniamo alla realtà più a noi contemporanea e vediamo una poesia di Francesco Sole che parla del legame tra le anime.
“Il mio filo rosso porta a te”, Francesco Sole
Francesco Sole è un poeta e la poesia che vedremo oggi è quella che si intitola “Il mio filo rosso porta a te”; possiamo trovare anche un video in cui l’autore ne legge alcuni passaggi. Questa poesia parla di un filo rosso invisibile legato al mignolo della mano sinistra, che lega le anime predestinate, o come dice la poesia “la nostra metà, la nostra anima gemella”. Questo filo non si può rompere in nessun modo, non importa quello che passano le due anime, gli eventi che vivono o le persone che incontrano, infatti leggiamo “questo significa che potrai conoscere decine, centinaia, migliaia di persone senza che nessuna ti colpisca veramente, poi ne incontri una e la tua vita cambia”. Continuando leggiamo “Questo significa che prima o poi mi chiederanno di te, significa che prima o poi ti chiederanno di me, ed entrambi daremo un sorriso come risposta. A volte sarà un sorriso di gioia, altre volte un sorriso malinconico, ma pronunciare il nostro nome ci farà sentire un colpo al cuore. A volte amare qualcuno basta perché le cose funzionino, altre volte per amare qualcuno si distruggono equilibri. A volte amare aggiusta, altre volte con l’amore le cose vanno a pezzi. Ma tra queste montagne russe di alti e bassi, il nostro filo rosso non si romperà mai”. Non importa cosa le due anime in questione passano, non importa se nel loro cammino incontrano ostacoli, perché nonostante tutto se è destino allora succederà. Negli ultimi versi leggiamo “il destino è questo: due persone che si trovano senza mai essersi cercate”.
Quando vale la pena lottare per qualcuno allora è giusto farlo, ma se un incontro è destinato a durare e diventare una relazione allora succederà a causa del destino; o almeno questo sostengono il film “Sliding Doors”, la poesia che abbiamo appena visto, la storia di Aristofane nel “Simposio” di Platone e l’Hadith che abbiamo visto nel paragrafo precedente. Solo il tempo può dirci se quella lotta ne è valsa la pena o se quella relazione a cui abbiamo messo un punto era davvero sbagliata.