Eracle e Gesù Cristo sono due figure divine ma allo stesso tempo umane, salvifiche e benefiche nei confronti dell’umanità e vincitrici della morte. Vediamone i momenti fondamentali della vita

La nostra riflessione parte da un commento agli idilli di Teocrito. In particolare, uno dei monaci incaricati di trascrivere il testo degli Idilli avrebbe ravvisato una certa somiglianza tra la figura di Eracle e la figura di Gesù Cristo.
La nascita di Eracle

Eracle nasce da Zeus e Alcmena, eroina di Midea e moglie di Anfitrione. Quando quest’ultimo è in guerra, Zeus decide di approfittarne per unirsi alla bella Alcmena. La storia è narrata comicamente da Plauto, che la riprende dai diffusi racconti di mitologia greca. Fin da prima della nascita, Eracle era odiato dalla regina degli dei, Era, gelosa dell’ennesimo tradimento del marito. Una delle prime azioni che la dea compie contro Eracle è ritardarne la nascita, in modo che Euristeo, figlio dello zio di Alcmena nascesse per primo. Questo ritardo si rivelerà determinante per il futuro.
Le imprese di Eracle

Fin dalla giovinezza, Eracle, spinto da Dovere, si prodigò per il bene altrui. Inizialmente sconfisse ladri e banditi delle pianure. Per primo, Eracle restituì le spoglie dei nemici uccisi ai loro concittadini, permettendone la sepoltura. Passiamo oltre la storia di Eracle argonauta, che, per quanto interessante, esula un po’ dalla nostra trattazione. Arriviamo dunque alle dodici fatiche, che gli furono imposte proprio da Euristeo, re di Argo. La prima impresa fu l’uccisione del leone nemeo, da cui gli deriverà la leonté, simbolo caratterizzante dell’eroe. Ciò diede beneficio tanto ai cittadini di Micene, quanto a quelli di Nemea, terrorizzati dal leone. La seconda impresa liberò gli abitanti dell’Argolide dall’Idra di Lerna, terribile mostro a sette teste, che divorava tutti coloro che le capitavano a tiro. La cerva di Cerinea fu la terza creatura a cadere per mano di Eracle, cessando di trascinare chiunque la seguisse in un paese dal quale non avrebbe fatto ritorno. Con l’uccisione del cinghiale (quinta fatica), Eracle liberò le devastate alture dell’Erimanto. Anche le altre fatiche compiute da Eracle portarono beneficio a singoli individui o a intere popolazioni.
La risurrezione di Eracle
La morte di Eracle fu causata, involontariamente da Deianira, giovane fanciulla invaghitasi dell’eroe. Ella, vinta dall’amore, inviò a Eracle una veste cosparsa di sangue del centauro Nesso: quest’ultimo, ucciso da Eracle, in punto di morte, aveva ingannato la donna, dandole un finto filtro d’amore. In realtà il suo sangue era velenoso e Eracle, indossata la veste, morì tra atroci dolori. Mentre il corpo di Eracle bruciava sulla pira, Zeus lo salvò e, portatolo sull’Olimpo lo rese immortale.
Riflessione sulla figura di Eracle
Tutte le imprese di Eracle furono volte alla salvaguardia e al benessere di popolazioni. La sua nascita da Zeus e la sua ascesa nei cieli, sommate alla benevolenza e alla volontà di risanare le piaghe della terra, giustificherebbero un parallelismo tra Eracle e Gesù Cristo. D’altronde nell’antica Grecia e anche a Roma Eracle era venerato come una divinità e aveva numerosi templi.
La storia di Gesù Cristo

Anche Gesù, come Eracle, è detto dalle fonti che ne raccontano le vicende essere figlio di Dio, nato per mezzo di Maria, vergine e madre. Sebbene le sue azioni fossero molto meno violente di quelle di Eracle, con la sua predicazione e con i suoi miracoli, Gesù Cristo ebbe l’intento di purificare il mondo e di salvarlo dal male. Le sue azioni andarono sempre a beneficio dell’umanità. Le sue predicazioni salvarono molte vite e le sue parole guarirono molti malati: un esempio lampante sia l’episodio dell’adultera, dove Gesù, affidandosi solo alla parola, salva la vita della donna, già condannata alla lapidazione. I suoi miracoli migliorarono la vita delle folle, togliendole dalla miseria e dalla privazione. Sicuramente l’atto più grande di amore di Gesù Cristo è la sua scelta di morire in croce per vincere la morte, pur morendo e soffrendo da uomo. La sua ascesa ai cieli è il momento finale della sua vita, l’atto che più di ogni altro mostra la verità, la via e che per l’uomo c’è una speranza.
Conclusione
Per concludere dunque, possiamo ammettere che il parallelismo tra Eracle e Gesù identificato dal monaco trascrittore è del tutto plausibile e pertinente: entrambe figure divine, che agiscono per il bene degli uomini e vincono la morte, pur nella sofferenza di essere uomini in carne ed ossa. Peccato solo che il pensiero filosofico non sia riuscito a fare quel salto verso l’immortalità umana.
1 commento su “Eracle e Gesù Cristo sono due figure accostabili? Ecco la risposta dalla loro storia”