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Sparta come non l’avete mai vista: 5 curiosità sulla polis greca

Sparta come non l’avete mai vista: 5 curiosità sulla polis greca

Sparta è una delle più famose poleis greche. Il suo nome rievoca subito alla mente immagini di uno stile di vita austero e improntato sul militarismo. Tuttavia, la celeberrima avversaria di Atene fu molto più di questo semplice stereotipo. 

Sparta viene spesso associata al militarismo, quasi fosse una realtà grigia e monotona. In realtà, la polis greca presentò, in particolare nel periodo arcaico, tratti culturali e sociali che la resero unica nel panorama greco. Per questo motivo, sarebbe meglio tenere conto anche degli aspetti più interessanti e specifici di questo contesto. La lista seguente ne offre un breve esempio.

Sparta come polis della cultura

Sparta non è soltanto da associare alla forza e alla disciplina, ma anche alla cultura. Non fu, dunque, estranea all’arte, poiché è testimoniata una produzione e cultura di grande valore in età arcaica, quando Atene doveva ancora formarsi.

Un esempio può essere rintracciato nella figura di Tirteo, famoso poeta lirico, vissuto (e forse anche nato) a Sparta, che riuscì a dare coraggio agli spartani in guerra grazie ai suoi componimenti. Famoso è anche, tra i lirici, Alcmane, che secondo la tradizione era nato a Sardi, si trasferisce a Sparta, dove era già arrivato anche un altro poeta, scarsamente attestato: Terpandro. Fu non solo poeta, ma anche – e soprattutto – compositore di nomos musicali: a lui sono attribuite due innovazioni musicali, l’introduzione dell’eptacordo e il perfezionamento del nomos citarodico.

La donna spartana

La donna spartana viveva in una condizione “anomala” rispetto a tutte le altre donne greche. Sebbene non si possa – ovviamente – parlare ancora di parità di genere, la donna spartana godeva di una condizione abbastanza invidiabile per l’epoca. Per esempio, dato che il marito era, quasi sempre, impegnato nella carriera militare, la donna aveva molta più autonomia nella gestione della casa. Al contrario delle ateniesi, quelle spartane non erano soggette nemmeno alla reclusione domestica.

Era anche incoraggiata a unirsi con più uomini (poliandria) per aumentare le nascite. Ciò che importava era che ci fosse la nascita di nuovi futuri guerrieri. Al fine di generare bambini sani, destinati a diventare uomini veri,  era necessario che le donne avessero un corpo ben allenato.

Per questo motivo le donne a Sparta venivano anche spinte a svolgere attività fisiche come la lotta, il disco e il giavellotto. Esattamente come gli uomini, anche le donne ricevevano un’educazione molto rigida.

 

Licurgo: tra mito e storia

Sparta ebbe una mentalità conservatrice e tradizionalista, molto stabile sul piano istituzionale. Questo lo si può evincere dal personaggio di Licurgo, che oscilla tra storia e mito. A lui è attribuita l’elaborazione della legislazione, dettata dalla Pizia, sacerdotessa di Apollo a Delfi, con l’obbligo di lasciarla immutata nei secoli a venire.

Dopo aver stabilito l’ordinamento politico e sociale, Licurgo – si dice – fece un lungo viaggio, dal quale non ritornò più. Morì a Creta suicida.

La (semi) schiavitù degli iloti

Quando parliamo di società antica, bisogna sottolineare che la distinzione principale è tra liberi e non-liberi. Il fenomeno della “non-libertà” è ampio e variegato, ma spesso viene associato al fenomeno della schiavitù. Nella realtà spartana la schiavitù corrispondeva ai cosiddetti iloti. Questi ultimi occupavano il fondo della scala sociale ed erano privi di ogni diritto. Erano in gran parte discendenti dalle popolazioni messeniche assoggettate.

Non a caso, il loro nome è legato al verbo αἱρέω, “prendere, catturare”. Costretti a lavorare la terra degli spartiati, conservavano comunque abbastanza libertà: appartenevano allo stato, non a uno specifico padrone, di conseguenza non potevano né essere comprati, né venduti). La loro condizione era ereditaria.

Le istituzioni politiche

Le istituzioni politiche spartane erano particoli e articolate. L’ipotesi più probabile è che si siano definite nel corso della prima guerra messinica. Ad ogni modo esse riguardavano: i due re, appartenenti a due famiglie (gli Agiadi e gli Euripontidi), che sostenevano di discendere da Eracle. Svolgevano funzioni militari e religiose; la gherusia, un consiglio composto di 28 spartiati sopra i 60 anni e i due re e avevano il compito di approvare le leggi in assemblea e giudicare i reati più gravi; l’apella, assemblea che poteva solo approvare o meno le proposte di legge.

Il fatto che ci fosse una diarchia (due re) e non una monarchia è facilmente comprensibile: si voleva impedire eccessive concentrazioni di potere. Sempre per questa ragione fu istituita la magistratura degli efori (“custodi, sorveglianti”). Erano cinque, la loro carica durava un anno e avevano compiti importanti, tra cui quello di giudicare la condotta dei re, in primis.

 

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