Nell’ambiente fantasy occorre ogni tanto adottare anche delle lingue di fantasia, ma non sempre sono del tutto finte.

Generare dei mondi fantasy non è semplice. Bisogna tenere tracce di molti aspetti storici e motivare certe scelte. Inventare una lingua di sana pianta, allo stesso modo, non è semplice, poiché l’origine delle lingue rimane sempre un mistero, ma è necessario almeno spiegare in che modo la lingua parlata in un certo momento si sia costituita. A riuscire in queste imprese sono sicuramente gli inventori dell’alto Valyriano, facente parte dell’universo di Game of Thrones, ma anche i creatori dell’universo di Star Trek con il Klingon. Il maestro di tutti è inevitabilmente Tolkien, colui che ha gettato le basi per quello che è la concezione del fantasy moderno. Egli infatti non solo ha inventato una lingua, ma ne ha create diverse varietà. Le lingue inventate, però, non necessariamente provengono da fantasia pura: hanno delle regole simili alle lingue naturali.
L’elfico de “Il signore degli anelli”
Conosciuto principalmente come l’autore di una delle saghe fantasy più celebri della storia, Tolkien nasce come filologo. La sua creatività è dovuta alle sue esperienze personali, sia accademiche, sia di vita vissuta (per esempio in guerra). L’invenzione della lingua elfica e delle sue varietà ha un fondamento di studi accademici. La lingua elfica è ispirata al latino e al finnico, con alcune regole molto simili a delle lingue esistenti o esistite. Secondo la grammatica generativa, tutte le lingue hanno una struttura profonda simile, ma poi adottano delle regole per poter generare frasi sempre nuove. Dal punto di vista tipologico, le diverse varietà di elfico, ad esempio Quenya e Sindarin differiscono anche per l’ordine non marcato dei costituenti. Nella prima varietà citata l’ordine è SVO (Soggetto, Verbo, Oggetto), mentre per la seconda varietà, l’ordine è SOV. Questo succede anche nelle lingue naturali.

Il Klingon in Star Trek
Per lo sviluppo della lingua Klingon nella celebre saga televisiva sci-fi, gli autori si sono avvalsi di un supporto esterno. Ad inventare la lingua, infatti, è stato il glottoteta Mark Okrand. A differenza delle lingue create da Tolkien, la particolarità del Klingon è l’adozione dell’ordine VOS. Si tratta di un ordine molto raro tra le lingue naturali, ma che viene comunque accettato dalla grammatica generativa. L’adozione di questo ordine è stato intenzionale: in questo modo era più chiara l’idea di una lingua aliena, non terrestre. Secondo quest’ultima, infatti, le varie strutture superficiali della lingua possono essere accettate sempre se le regole che le generano rimangono sempre costanti. La parte della lingua che avvicina molto il Klingon ad una lingua artificiale risiede nella tipologia linguistica. Infatti essa è una lingua agglutinante, ovvero adotta degli affissi che uniti alla radice della parola possono esprimere delle funzioni grammaticali. Un esempio di lingua naturale di questo tipo è la lingua turca.
Anche il fatto che alcune informazioni vengano veicolate tramite gesti fa parte del processo di comunicazione naturale. Le lingue dei segni non sono solamente degli stratagemmi di comunicazione, ma adottano regole grammaticali, sintattiche parallele a quelle delle lingue vocali.
L’alto Valyriano in Game of Thrones
A creare l’alto Valyriano, invece, è stato David J. Peterson. Anche questa volta gli autori della serie TV fantasy hanno richiesto un aiuto esterno, sempre ad un glottoteta. Peterson è noto anche per aver creato le lingue artificiali utilizzate nella saga cinematografica di Dune. L’alto Valyriano è una lingua molto simile, strutturalmente, all’elfico creato da Tolkien. Come caratteristiche tipologiche, questa lingua è flessiva e agglutinante al contempo. Una lingua flessiva naturale è per esempio l’italiano. Una lingua che in parte adotta entrambe le caratteristiche è per esempio l’inglese, che flette le proprie parole, ma utilizza anche affissi. Nell’uso dell’alto Valyriano, si creano flessioni anche per indicare i vari casi delle parole (un po’ come succede nella lingua latina). L’ordine non marcato di questa lingua è SOV, ma con la possibilità di spostamenti sintattici, concesso dalla grammatica generativa. Il fatto che le strutture superficiali cambino in base alla struttura profonda governata da regole linguistiche universali si sposa con le teorie Chomskiane.