Il lamento di Giobbe al capitolo 21 ci ricorda che sovente i malvagi prosperano.

Le persone possono non conoscere i dettagli della vita di Giobbe, ma quasi tutti sanno che soffrì terribili pene. L’uomo di Uz che visse in un tempo non definito, il cui nome significa “egli grida”, ci insegna che gli innocenti e il probo soffrono senza alcuna motivazione o colpa, mentre i malvagi godono di ampie ricchezze, invecchiano, sono al sicuro nelle loro casi, non temono per le loro vita, ma anzi hanno nelle loro mani il potere e il favore dei popoli.
Il caso Almasri Habish, l’egiziano e il suo ritorno in Libia su un aereo di stato italiano.
Nel panorama contemporaneo, alcuni leader accusati di crimini contro l’umanità non solo sfuggono alla giustizia, ma prosperano indisturbati, rafforzando il proprio potere attraverso la sofferenza altrui. Prendiamo il caso di Almasri: liberato dall’Italia e trasferito in Libia senza alcuna reale opposizione, un esempio emblematico di come il sistema internazionale spesso fallisca nell’assicurare alla giustizia chi è accusato di atrocità. Il caso di Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica e responsabile del centro di detenzione di Mitiga a Tripoli, ha suscitato notevole attenzione internazionale. Almasri è accusato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, tortura e stupro, perpetrati nel carcere di Mitiga dal 2015. Recentemente, Almasri è stato arrestato a Torino, in Italia, in seguito a un mandato della CPI. Tuttavia, a causa di un errore procedurale, la Corte d’Appello di Roma ha disposto la sua scarcerazione. Successivamente, il governo italiano ha deciso di espellerlo per motivi di sicurezza, rimpatriandolo immediatamente in Libia. Al suo ritorno a Tripoli, Almasri è stato accolto come un eroe, suscitando critiche da parte dell’opposizione italiana e di organizzazioni internazionali. La CPI ha espresso rammarico per la mancata consegna di Almasri al tribunale e ha richiesto spiegazioni al governo italiano. Inoltre, il caso ha messo in luce le tensioni interne al governo italiano e le critiche dell’opposizione riguardo alla gestione della situazione. Alcuni esponenti politici hanno accusato l’esecutivo di non aver rispettato gli obblighi internazionali e di aver compromesso la credibilità dell’Italia sulla scena internazionale.
Allo stesso modo, leader come Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, nonostante le accuse mosse dalla Corte Penale Internazionale e da relatori indipendenti come Francesca Albanese, continuano a governare senza alcuna conseguenza concreta. Questi individui non solo evitano la punizione, ma sfruttano la distruzione e il controllo sistematico per consolidare il proprio potere. Uccidendo innocenti, reprimendo il dissenso e devastando intere comunità, si nascondono dietro la protezione della geopolitica, del potere economico e della propaganda.

Giobbe, il gigante sofferente.
Il libro di Giobbe, uno dei testi sapienziali più profondi della Bibbia, affronta il mistero del dolore e dell’ingiustizia. La figura di Giobbe emerge come un uomo giusto e pio, benedetto da Dio con prosperità e abbondanza, ma improvvisamente colpito da una serie di calamità devastanti. Privato dei suoi beni, della sua famiglia e della sua salute, Giobbe grida il suo dolore e la sua protesta contro l’apparente assenza di giustizia divina. Il suo nome, che significa “Egli grida”, richiama la forza della sua invocazione verso un Dio che sembra rimanere silente di fronte alla sofferenza.
Il libro, composto da 42 capitoli, si apre con un prologo in prosa (capitoli 1-2) che introduce le prove a cui Giobbe è sottoposto, permesso da Dio per rispondere alla sfida di Satana. La sezione centrale (capitoli 3-37), in poesia, vede Giobbe dialogare con i suoi amici, che lo accusano di aver peccato per meritare tali sofferenze, mentre lui difende la propria innocenza e si interroga sul senso del dolore. Nei capitoli 38-41, Dio interviene, non fornendo risposte dirette ma rivelando la grandezza e il mistero della creazione, dimostrando che l’ordine divino è al di là della comprensione umana. Infine, l’epilogo in prosa (capitolo 42) narra il riscatto di Giobbe: Dio ripristina le sue fortune, raddoppiando tutto ciò che aveva perso, e lo rende un simbolo di fede e resilienza.
Il libro di Giobbe non fornisce risposte semplici, ma diventa una riflessione universale sulla condizione umana, sul rapporto tra il bene e il male e sulla fiducia in un Dio che opera al di là della comprensione umana.

Il grido degli innocenti e il loro sangue che chiede vendetta.
La giustizia, sia divina che terrena, è sempre stata al centro della riflessione umana. Nei millenni, filosofi, scrittori e profeti si sono interrogati sul perché i malvagi sembrano prosperare, mentre gli innocenti soffrono. Questo tema, trattato con forza nel libro di Giobbe, trova un’inquietante eco nella nostra epoca, in cui molti accusati di crimini contro l’umanità vivono liberi e, in alcuni casi, persino osannati. Oggi, il discorso di Giobbe trova un inquietante riflesso nella realtà internazionale. Leader accusati di crimini contro l’umanità, genocidio o guerre brutali continuano a governare nazioni, a partecipare a incontri internazionali e, in alcuni casi, persino a ricevere riconoscimenti diplomatici. Si tratta di una giustizia selettiva, che amplifica l’angoscia di Giobbe: davvero non esiste una punizione per il male?
La loro capacità di prosperare dipende da sistemi che privilegiano l’interesse politico rispetto alla giustizia. In questo contesto, i civili non sono solo vittime collaterali, ma strumenti utilizzati per mantenere l’oppressione e alimentare la narrazione di potenza di questi leader. Questo paradosso di un mondo dove il male non solo esiste ma viene premiato, richiama riflessioni profonde sulla fragilità della giustizia e sull’abisso morale in cui la comunità internazionale sembra talvolta sprofondare. Se Giobbe viveva il suo tormento in un’epoca di domande rivolte a Dio, noi viviamo in un’epoca in cui quelle domande devono essere rivolte a noi stessi e alle nostre istituzioni. È possibile, in un mondo così complesso, immaginare una giustizia che non sia selettiva? O il destino del malvagio, come scriveva Giobbe, è davvero quello di prosperare indisturbato?
Il libro di Giobbe al capitolo 24 è chiaro: Dio sembra ignorare le malvagità commesse dagli empi.
2 Alcuni spostano i confini, prendono a forza le greggi e le portano al pascolo; 3 portano via l’asino degli orfani e prendono in pegno il bue della vedova: 4 spingono fuori strada i bisognosi, così tutti i poveri del paese sono costretti a nascondersi. 5 Eccoli, come onagri nel deserto escono al loro lavoro di buon mattino in cerca di cibo; il deserto fornisce cibo per loro e per i loro figli. 6 Raccolgono il loro foraggio nei campi e racimolano nella vigna dell’empio. 7 Passano la notte nudi, senza vestiti, e non hanno di che coprirsi dal freddo. 8 Bagnati dagli acquazzoni dei monti, per mancanza di riparo si stringono alle rocce. 9 Altri strappano dalla mammella l’orfano e prendono pegni dai poveri. 10 Costringono il povero ad andare senza vestiti e portano via i covoni dell’affamato. 11 Fanno l’olio fra le mura degli empi, pigiano l’uva nei torchi, ma hanno sete. 12 Il gemito dei morenti sale dalla città; l’anima dei feriti implora aiuto, ma Dio non presta attenzione al male loro fatto.
Gli empi possono macchiare le proprie mani di tutte le nefandezze peggiore conosciute all’uomo e dormire sogni tranquilli la notte; possono derubare il povero e la vedova, e godere delle ricchezze migliori che la terra può offrire. Tuttavia, alla fine del capitolo il patriarca ci tranquillizza, dicendo:
22 Ma Dio con la sua forza trascina via i potenti e, anche se sorgono di nuovo, nessuno può essere sicuro della vita. 23 Dà loro sicurezza, ed essi fanno affidamento su di essa; tuttavia i suoi occhi osservano le loro vie. 24 Sono innalzati per breve tempo, ma poi non sono più; sono abbattuti e sono portati via come tutti gli altri; sono falciati come le teste delle spighe di grano.
La punizione contro gli iniqui arriverà pronto, il tempo della mietitura è vicino, il sangue degli innocenti grida, perchè lo Sceol consuma chi ha peccato e il male non sarà più.
