Edonismo ed estetica del fumo: perchè la sigaretta uccide nonostante la sensibilizzazione

I fumatori nel mondo stentano a diminuire, nonostante la sensibilizzazione mediatica. L’edonismo e l’estetica del fumo, il senso del gruppo e il conformismo sembrano avere la meglio sulla salute.

 

 

Il 31 Maggio si è svolto il World No Tobacco Day, un momento per continuare la campagna di sensibilizzazione del pubblico sugli effetti del tabagismo. Il fulcro della discussione verte sullo stato di salute dei polmoni. I problemi respiratori sono tra le principali cause di decesso nel mondo; secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno le morti dovute al fumo si attestano a circa 8 milioni, mentre per il fumo passivo ammontano a circa 1 milione. Vi sono mille motivi per i quali fumare rimane una tendenza: moda, senso del gruppo, stress, problemi psicologici. Rimane in ogni caso una cifra abbastanza elevata e non trascurabile, soprattutto tenendo conto del fatto che molti individui iniziano a fumare sigarette durante l’età dello sviluppo. Nel mondo fumano circa 24 milioni di giovani tra i 13 e i 15 anni, dei quali 17 ragazzi e 7 ragazze. L’80% dei fumatori si concentra in paesi dove il reddito è di fascia media o bassa. Nella fase adolescenziale il fumo determina una maggiore probabilità per i figli dei fumatori di soffrire di problemi polmonari in età adulta, per non parlare del fumo durante l’allattamento materno, in grado di generare cambiamenti neurologici dannosi nei bambini.

 

Perchè nonostante la sensibilizzazione sul tema la gente continua a fumare?

La sigaretta ha sempre rappresentato un simbolo dell’emancipazione culturale di origine occidentale, oltre che un simbolo “visivo” di trasgressione. In molti gruppi adolescenziali e non, la sigaretta è considerata uno strumento di socializzazione e riconoscimento reciproco, al punto che in molti casi chi non è avvezzo al fumo può essere oggetto di emarginazione consapevole o inconsapevole. Talvolta, l’inter-relazione tra fumatori e non fumatori può risultare difficile, in quanto sulla base del famigerato vizio si creano abitudini sociali e salutari diverse. Ad esempio, al non fumatore può risultare insopportabile la presenza costante di una nuvola di fumo attorno a sé e al gruppo, o la costrizione a restare all’aperto per poter parlare con i fumatori. Tornando al fattore estetico, la sigaretta viene spesso inclusa nelle foto profilo sui social, trovando l’approvazione ricercata e il consenso per essere stati “abbastanza trasgressivi”. Da qui fumare è diventato motivo di bellezza estetica. Di fatto, pur di apparire belli e fighi, si può volentieri fare a meno della campagna anti-fumo, che anzi viene vista come qualcosa di noioso. Il numero dei fumatori nel mondo lascia ben intuire quanto il più delle volte la lotta e la propaganda contro il fumo si rivelino inefficaci.

Esiste un vero “vizio” legato alla dipendenza da nicotina o semplicemente diviene un irrinunciabile corredo di identità e “figaggine”?

Abbiamo già dimostrato quanto il fattore “figaggine” abbia la meglio sulla salute individuale, a dispetto di quanto alcuni dati statistici parlino di un rinnovato salutismo e di una maggiore informazione nelle nuove generazioni. Tuttavia, esiste realmente un fattore di dipendenza in non poche persone. A dimostrarlo è uno studio dell’Università della Florida del Sud – Moffit Cancer Center, di Tampa (Usa). E’ stato sottoposto all’esperimento un campione di 132 soggetti fumatori. il gruppo è stato poi suddiviso in due: a entrambi i sottogruppi è stato mostrato un video con immagini di degrado ambientale ed emotivamente coinvolgenti. Al primo gruppo è stato permesso di esprimere le proprie reazioni senza perdere il controllo, mentre al secondo è stato concesso di esprimerle con la possibilità di perdere il controllo. In seguito, a metà di ciascuno dei due gruppi è stato permesso di fumare una sigaretta, mentre all’altra no, e entrambi i gruppi per intero sono stati poi sottoposti a un compito arduo che richiedeva una buona dose di autocontrollo. L’esito finale dell’esperimento ha provato che i soggetti che avevano avuto la possibilità di fumare la sigaretta avevano anche recuperato più velocemente il controllo di sè e il buon umore. Dunque fumare, portare la sigaretta alla bocca e la relativa gestualità implicano una maggiore sicurezza, infondono la percezione soggettiva di poter avere il controllo di sé e degli eventi. Questo spiegherebbe anche i forti effetti ansiolitici che ne conseguono. Probabilmente la sigaretta funge da “psicologo” momentaneo per il fumatore.

 

Il fumo da sigaretta produce conseguenze paragonabili a quelle della cannabis, maggiori o inferiori?

Gli effetti negativi si equivalgono, dal momento che la sigaretta e la cannabis producono conseguenze ugualmente nocive se pur sotto diversi aspetti. Per quanto concerne la sigaretta, la nicotina contiene sostanze irritanti come l’ acido cianidrico, l’acroleina, la formaldeide e l’ammoniaca. Le conseguenze immediate sono danni rilevanti alla mucosa delle vie respiratorie, generando tossi, bronchiti ed enfisema. Il catrame all’interno della sigaretta presenta sostanze come gli idrocarburi, notoriamente cancerogene. Inoltre, il fumo fa aumentare la pressione arteriosa e accelera l’arteriosclerosi, con il conseguente aumento di possibilità di avere infarti o ictus. Le problematiche legate alla circolazione possono inoltre causare impotenza maschile e invecchiamento precoce della pelle.
Per quanto concerne, invece, la cannabis, i danni possono essere soprattutto neurologici e mentali. Numerosi studi (tra i quali il report pubblicato sulla rivista Journal of the American Osteopathic Association) hanno evidenziato una forte correlazione tra l’abuso di marijuana e lo sviluppo di psicosi, schizofrenie e disturbo bipolare, che causano disagio e compromissione nella sfera delle relazioni sociali (mancanza della capacità di ascolto degli altri, interruzione del senso di realtà, irritabilità e instabilità caratteriale). Tra gli altri effetti figurano ansia e panico, accentuazione delle paranoie, diminuzione della velocità e della prontezza di riflessi, difficoltà per la memoria. E’ stato comunque dimostrato che l’uso continuativo ed eccessivo della cannabis porta a questa sintomatologia, a differenza dell’utilizzo occasionale, dove le conseguenze dipendono molto dalla sensibilità individuale.

                                               

                                                                                                                                                                            Francesco Colaci      

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