Ecco perché “Jesus of Suburbia” è l’inno degli oppressi: ripercorriamo le orme della “beat generation”

Se c’è una band che ha segnato una generazione, sono sicuramente i Green Day. Sin dalla fine degli anni ’80 hanno creato brani indelebili anche per le orecchie dei non-fan.

Da destra: Tre Cool, Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt.

Gli album generazionali dei Green Day sono tanti, ma due in particolare hanno lasciato un segno nel cuore dei fan: “Dookie” e “American Idiot”. Proprio in onore dei 30 anni di “Dookie” e i 20 di “American Idiot”, la band ha annunciato la data a Milano per i prossimi iDays; ma l’incontro con i fans c’è stato anche ai Magazzini Generali, sempre a Milano, il 07 novembre, con una scaletta punk-rock molto nostalgica.

In particolare è una canzone dall’album “American Idiot” che determina molto l’avvicinamento dei fan, che si riconoscono nei testi di Billie Joe: “Jesus of Suburbia”. Certamente tutto l’album ha sonorità e testi molto vicini, tant’è che lo si può definire come un album che racconta una storia (da qui anche il musical di Broadway ispirato all’album).

Gesù della periferia

Il brano, della durata di 9 minuti e 8 secondi, è una ballata raccontata in prima persona. Il video musicale racconta di un ragazzo, Jimmy, personaggio ricorrente nell’album e simbolo di uno stile di vita punk, che si lascia andare alla vita e ai vizi. Tra alcol, sigarette, droghe e sesso, il significato della sua vita si annulla. Preferisce una vita più spensierata, ricorrendo alle droghe elencate sopra, perché altrimenti i pensieri sarebbero troppi. Tra problemi della vita quotidiana, problemi di cuore e problemi familiari, Jimmy è talmente sopraffatto che la sua unica reazione è quella di non reagire.

Nulla cambierà e non si fa nulla per provare a cambiare le cose. Non è solo Jimmy così, ma anche sua madre e tutti coloro che abitano nella sua città, una “città di morti alla fine di un’altra autostrada perduta”.
Poi Jimmy avrà un’epifania. Si erge come martire di quelli come lui, autodefinendosi “Saint Jimmy” (titolo di una canzone dello stesso album) e decidendo di andare via di casa. Scappare via dal dolore, dai problemi mai detti ad alta voce. Scappare ma non sapere dove andare, ma sapendo che non deve chiedere scusa a nessuno, perché:

“Non c’è nulla di sbagliato in me.

Così è come dovrei essere,

in una terra che fa credere

ma che non crede in me.”

Ritratto di una generazione

Sia il testo del brano, sia il video musicale, vogliono raccontare quello che alcuni ragazzi provano. Portato all’estremo, più nel video che nella canzone, fa capire come è difficile far uscire i problemi che ci portiamo dentro e a volte è anche difficile capire di averne. La canzone è una lunga lamentela e auto-giustificazione, ma che non porta a nessuna soluzione. Grazie a questo brano, però, in tantissimi hanno trovato qualcuno che ha dato loro voce e si rispecchiano, anche se non interamente, nelle parole di Billie Joe Armstrong.

La storia lascia un amaro in bocca, come qualcosa di non risolto. Qualcosa che poteva essere bello, ma che non si sa come si conclude. Una vita al limite che si riempie di intenso vuoto, lontano dalle responsabilità, in perenne fuga da esse.
In un certo senso è la trasposizione musicale e più moderna del romanzo “Sulla strada” di Kerouac.
In realtà, le due opere si incontrano a metà strada. Da un lato abbiamo Saint Jimmy, che nasce in una città fantasma, di morti, dove nulla sembra mai cambiare e decide di scappare. Dall’altro lato abbiamo Sal Paradise, che inizialmente decide di seguire l’amico Dean Moriarty, molto più vicino a Jimmy, ma che poi realizza di voler tornare nella società.

Quello che prima affascinava Sal era lo stile di vita totalmente lontano dalla concezione “normale” e borghese di Dean. Lui sperimentava tutto e viveva la sua vita con enorme intensità, riempiendola di esperienze e scaricando le responsabilità. Uno stile di vita che rifiuta le norme imposte dalla società, che si avvicina allo spiritualismo e si allontana dal materialismo. Nel tempo, però, Sal si rende conto che tutto questo era dovuto ad un problema del suo amico, incapace di inserirsi nella società e ad adattarsi.
Questo è lo stesso problema di Jimmy. Incolpa la società, che probabilmente non lo aiuta abbastanza, ma scarica le proprie responsabilità e scappa da essa, non essendo in grado di affrontare i propri problemi.

Altre somiglianze nelle opere

Anche a livello tecnico le due opere si somigliano. “Jesus of suburbia” è una lunga ballad composta in 5 atti: Jesus of SuburbiaCity of the DamnedI Don’t CareDearly Beloved e Tales from Another Broken Home.
Anche il romanzo “Sulla strada” si compone in 5 parti, ma non intitolati.
Nel dire che le due opere si incontrano a metà strada si intende che proprio nel mezzo i protagonisti intrecciano i propri percorsi. Nella terza parte della ballad, Jimmy si rende conto della sua situazione e di quella della città in cui vive. Da qui deciderà poi di lasciare tutto e scappare. Nella terza parte del romanzo, invece, Sal Paradise che aveva seguito il suo amico in uno stile di vita da nomade, starà sempre peggio e realizza che vuole avere uno stile di vita diverso. Vuole tornare ad essere sedentario, ad avere una vita stabile e quindi inizia a capire che vuole tornare a New York, dove riprenderà gli studi e condurrà una vita “normale e borghese”. Lascerà il suo amico Dean a quello stile di vita. I due si allontaneranno, ma senza che Sal continui a pensare a lui.

Jimmy è diverso. Jimmy non sa ancora nulla di tutto questo, ma lascia la sua vita per andare ovunque. Non lo sa neanche lui. Scappare dai problemi è al momento la sua non-soluzione. È l’inizio di un percorso che lo porterà ad essere o Dean Moriarty o Sal Paradise. È simbolo di una generazione, che potrà scegliere di continuare a scappare dai problemi, oppure capirli ed affrontarli. In ogni caso è il simbolo di una “sacralità degli oppressi”, per questo è Saint.

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